www.faronotizie.it - Anno XIV - n. 159 - Luglio

Un romanzo, una mostra, un itinerario culturale

Scritto da Maria Teresa Armentano il 1 dicembre 2012
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Nel panorama artistico del XVII secolo in Olanda  i quadri del pittore De Witte sono in mostra in questo periodo alle scuderie del Quirinale insieme con altri cinquanta e più famosi dipinti, in Italia poco conosciuti ,  di maestri olandesi del ‘600. Vissuto a Delft, contemporaneo di Johannes Vermeer, come il più conosciuto  suo conterraneo,  De Witte usa la luce  quasi sempre proveniente da un’unica fonte per illuminare gli interni che dipinge. Un quadro, purtroppo non in mostra, “Interno con donna alla spinetta” conservato al museum Boijmans  van Beuningen di Rotterdam ha ispirato il  libro “Le ore del silenzio “ prima opera della scrittrice Gaelle Josse che si è soffermata sulla figura della donna di spalle immaginandone vicende e segreti in forma autobiografica.

Il quadro  rappresentato sulla copertina del libro cattura e suggestiona per l’aria di quiete e di silenzio che vi si respira. Le stanze, in fuga prospettica, ricche di particolari sono inondate dalla luce filtrata dalle tende che lascia  in penombra gli oggetti su cui la luce gioca  e che disegna sui pavimenti riquadri geometrici fusi con i riflessi delle finestre. Il suono della spinetta non riesce a rompere l’atmosfera incantata e silenziosa della casa  che avvolge di mistero la figura femminile  parzialmente visibile nello specchio. Probabilmente De Witte  aveva in mente il quadro “Lezione di musica” del suo contemporaneo  più famoso e  vissuto a Delft  Johannes Vermeer. Nel quadro, che quest’ultimo aveva realizzato tempo prima (1662),appartenente alla collezione privata di Buckingham Palace di Londra ,non  in mostra alle scuderie del Quirinale, si ritrovano gli stessi elementi: la donna  di spalle riflessa nello specchio, i riquadri del pavimento  e la brocca quasi trasparente. La scritta sulla spinetta “ La musica è compagna della gioia e balsamo per il dolore” sembra esser stata scritta per la figura femminile rappresentata  da De Witte: la  donna  dal volto nascosto    che cela   i suoi tormenti  d’amore  e  le sue  ansie  affidandole al sollievo che la musica è capace di offrire.

La scrittrice Gaelle Josse presenta  la sua protagonista Magdalena van Beyeren come una donna  cui la solitudine è cara, pronta a confessare  la sua storia a un diario per mettere ordine nel suo cuore e ridare un po’ di pace alla sua anima.   E’ suo il desiderio di essere ritratta di spalle davanti alla spinetta  che rappresenta la sua memoria e la sua voce.  Emanuel  De Witte paragonato a Vermeer , elogiato come un grande talento dalla stessa protagonista, non ha fatto caso all’ iscrizione in latino incisa sul coperchio della spinetta “Musica laetitiae comes medicina dolorum”  ma l’omissione dell’artista non cancella il compito affidato alla musica che consola quando è possibile  ed è compagna nella gioia e nel dolore. La storia è breve ; le pagine  del piccolo diario vanno dal 12 novembre al 16 dicembre 1667. In una delle  pagine    in cui si fa cenno alla pittura di Vermeer e al suo modo di dipingere, Magdalena scrive :”Ma la vita è così, nasconde una quantità di porte segrete di cui non si  sospetta neppure l’esistenza fin tanto che qualcuno non venga a bussarvi. Scopriamo allora un volto sorprendente che a malapena accettiamo come il nostro, tanto differisce da quello che mostriamo di solito, e al quale ognuno è abituato”.

La penombra della stanza e il segreto d’amore della donna,  rivelato nel diario,fondendosi ,creano  il fascino del quadro in cui  come spettatori ci addentriamo in punta di piedi per non turbare l’aura misteriosa  che ne emana. Tema ricorrente tra i pittori olandesi del xvii secolo è la rappresentazione di strumenti musicali e di concerti o musiciste. Tali scene  sviluppano  il linguaggio metaforico dell’amore  come dimostra la tecnica del quadro nel quadro presente nei dipinti esposti al quirinale. Sia“la  mezzana”, dipinto da Dirk  van Baburen di proprietà della suocera di Vermeer, che l’amorino,   figure entrambe presenti nei quadri di Vermeer , forniscono la chiave di lettura di due dipinti  rappresentanti due giovani donne al virginale o spinetta: la riflessione sull’amore puro  rivolto ad una sola persona in contrasto con l’amore profano  o sensuale  infatti, i due dipinti di Vermeer  differiscono di poco nel soggetto e nel tema: le due giovani donne ,una in piedi  e l’altra  seduta appartenenti  a una collezione privata di new york e alla National Gallery di Londra  sono state eseguite da Vermeer  negli ultimi anni di vita(1670-1675)  al visitatore forse interessano   le notizie documentarie , al contrario  l’osservatore  non può che essere coinvolto dall’atmosfera così rarefatta,  evocante non il suono  delle note ma il silenzio che emana dai quadri. Le donne guardano   verso lo spettatore ma i loro volti non comunicano una particolare emozione. E’ la luce  cristallina che crea, insieme con il colore, i riflessi e le trasparenze,   che trasformano questi spazi intimi in pitture dense di poesia, ristoro per gli occhi di chi guarda  e vive in una società talvolta debordante di immagini violente e volgari. E’ anche vero che  nelle opere della maturità del maestro olandese  la luce, meno soffusa che nei quadri degli anni  sessanta , delinea nettamente i bordi degli oggetti   e pervade  i dipinti di un’eleganza raffinata,  anche se fredda e decorativa , ma ciò non impedisce di goderne e di rimanerne avvinti, sbalorditi dalla trasfigurazione che avviene. In fondo sono scene di vita quotidiana di una ricca borghesia mercantile ambientate in interni più o meno lussuosi ma resi così intensi  da raccontarci molto più. Lo sguardo è catturato dalle spinette uguali con decorazioni marmorizzate e coperchi in cui sono raffigurate   scene  diverse di paesaggio . Nonostante il carattere apparentemente realistico, i paesaggi riflettono gli stati d’animo dell’artista che si esprime  o in toni delicati o in colori  luminosi, in particolare l’azzurro per cui il pittore usava i costosi pigmenti ottenuti dal lapislazzulo. Al di là della rappresentazione esatta c’è qualcos’altro: una visione. E’ forse per cercare questa esile traccia che Marcel Proust uscì per l’ultima volta dal suo appartamento parigino nel 1921 per recarsi a una mostra dove erano esposti tre Vermeer,  citato nella Recherche, fra cui “la Veduta di Delft” che Proust considera  uno dei quadri più belli del mondo.

Nel 1866   da un esperto d’arte suo estimatore, ThéophileThoré- Burger,   Vermeer veniva definito la “sfinge di delft”  forse perché la sua grandezza si rivela in soggetti che per altri artisti potrebbero essere di maniera o  secondari  o anche  a causa della carenza di dati biografici . In verità  per un ammiratore dei suoi quadri la definizione giusta sarebbe  “ il pittore della  quiete”.

L’itinerario , iniziato con una domanda, lascia  aperti  molti interrogativi . Chi, spinto da curiosità intellettuale, desidera approfondire e scoprire i segreti della pittura olandese del Seicento, troverà le  risposte alle scuderie del Quirinale.