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Il dottor Vincenzo Caporale: lo Schweitzer della Lucania

Scritto da Flavio Perrone il 1 marzo 2013
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Al racconto “E’  mezzanotte dott. Schweitzer della Lucania”, contenuto nel pregevole volume “Le opere incompiute del dio creatore” del prof. Gennaro Cavaliere (28 racconti di interessante lettura, pagine 192, UniversItalia, Roma, 2012, E7) avverto il desiderio di aggiungere quanto segue:

1)   negli anni trenta del secolo scorso il dott. Vincenzo Caporale di Viggianello (PZ), nello studio medico di mio padre, dott. Luigi Perrone, che lo assistette, operò di cataratta Michele Bloise, padre di Anna che dal matrimonio con Pasquale Russo ebbe dieci figli, prima cinque maschi uno dopo l’altro e poi cinque femmine una dopo l’altra, come se Anna e Pasquale, miei indimenticati mezzadri nel fondo Palombaia, lo avessero programmato. L’intervento riuscì perfettamente, come mi diceva mia madre. Si badi bene: operazione di cataratta praticamente a casa del paziente ottanta anni fa!;

2)  verso la fine degli anni quaranta il dott. Caporale amputò un braccio incancrenito, nel domicilio di lei , a donna Peppina Paternostro, una gentildonna che abitava nella casa attualmente di proprietà  degli eredi di Luigi Cavaliere fu Alessio;

3)  l’ulcera gastrica (o duodenale) di Mussolini, che sarebbe stata curata anche dal dott. Caporale, non risultò all’autopsia eseguita sul corpo del Duce. Diagnosticata dal medico personale di Hitler, l’ulcera era stata invece esclusa dal prof. Aldo Castellani, senatore del Regno, illustre specialista in malattie tropicali, scopritore della causa della malattia del sonno (un parassita, il tripanosoma, gambiense e rhodiense, inoculato nell’uomo con la puntura della mosca tze-tze);

4)   il dott. Caporale non solo non chiedeva l’onorario per le sue prestazioni, ma ai poveri dava anche i soldi per comprarsi le medicine prescritte. Di fronte a quest’uomo, a questo benefattore dell’umanità c’era da inchinarsi ed è doveroso perpetuarne la memoria