www.faronotizie.it - Anno XVI - n. 181 - Maggio

In ascolto… tra storia… e tempo…

Scritto da Don Giuseppe Oliva il 1 dicembre 2012
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In questi giorni del dopo-terremoto il mio pensiero è andato, tra l’altro, a S.Agostino (354-430) per il suo celebre libro De Civitate Dei (La Città di Dio), scritto in seguito al saccheggio di Roma da parte di Alarico, re dei Goti, nel 410. Il fatto aveva segnato la fine dell’impero romano e di questa ingloriosa fine veniva data la colpa al cristianesimo per aver esso provocato l’abbandono del politeismo tradizionale. Con questa opera composta negli anni 410-426, ben sedici, S. Agostino interveniva in difesa del cristianesimo e…da par suo andava oltre, teorizzando su tanti aspetti della Chiesa e della storia. Questo è per dire semplicemente che, spesso , da un avvenimento, quale è appunto un terremoto,  si può essere mossi verso considerazioni in apparenza generiche, ma che hanno, o possono avere, significativi riferimenti logici e morali. Intendo dire che oltre a vivere ciò che ci tocca personalmente, possiamo essere spinti a riflettere sul più vasto scenario  della vita e della storia: insomma ciascuno si muove sui propri passi e sulla propria strada , ma accanto a noi e nella stessa direzione camminano altri, dei quali è impossibile non accorgersi e coi quali automaticamente si interloquisce,  perchè natura e storia sono comuni a noi e a loro.

Tra attenzione e disorientamento

-Vanità delle vanità, Tutto è vanità

-Ciò che è stato sarà,
ciò che si è fatto si farà,
non c’è niente di nuovo sotto il sole.

-Non resta più ricordo degli antichi,
ma neppure di quelli che verranno
si conserverà memoria….

Ho visto tutte le cose che si fanno sotto il sole,
ed ecco che tutto è vanità e un inseguire il vento.

Ho trascritto alcune affermazioni che si trovano all’inizio di quel libro  sapienziale della Bibbia intitolato Qoèlet. Scritto molto probabilmente nel III secolo a.C. Composto di dodici capitoli. La sua originalità  è nei ragionamenti , che fanno pensare a un autore ora rassegnato, ora cinico,  ora inquieto, ora rinunciatario, ora evasivo…Chiaramente è un credente in difficoltà, ma che non rinuncia a confrontarsi coi grandi temi della vita, visti nel loro rapporto con Dio. E resta credente anche se si scopre incapace di darsi risposte adeguate. Le frasi riportate sembrano frasi ad effetto tra il sentenzioso moraleggiante  e il paradossale logico, ma…non sono prive di una certa cultura, di una certa intelligenza inquirente. Si direbbe che nell’autore c’è l’uomo comune, drammaticamente delineato nel tentativo di darsi ragione persuasiva di quanto riguarda la nostra esistenza.

Riflessioni …quasi elementari…ma non troppo…

Dalla lettura e dallo studio del libro ho dedotto alcune riflessioni che lascio al giudizio del lettore:

1)           Non bisognerebbe meravigliarsi troppo  per quanto accade di straordinario  e di sorprendente in opposizione a quanto  vorremmo di ordinario e di gratificante: la vita è aperta anche a ciò che può umiliare e stancare. Essa non può essere mai totalmente ipotecabile secondo le nostre  aspirazioni. La vita ci supera sempre per quel che non possiamo prevedere e prevenire.

2)           Conviene non dimenticare che ogni avvenimento è sempre nella linea  delle potenzialità e di alcune costanti  che riguardano la nostra natura umana e le condizioni nelle quali  la nostra esistenza si costruisce e si dispiega. Intelligenza, prudenza e coraggio possono aiutarci.

3)           E’ necessario interpretare e misurare le novità  rapportandole alle cause e agli effetti , perchè nulla avviene  per moto spontaneo e ogni avvenimento ha il suo senso e la sua correlazione con altro. Bisogna allenarsi a una lettura quanto più possibile esatta degli avvenimenti.

4)           Non si sbaglia se si ritiene che tutto è nuovo ogni giorno ma che tutto è già nella categoria del possibile. Il quale possibile quando diventa probabile e reale, passa nella categoria del fatto e della esperienza. e…qui  è un’altra cosa: perchè è l’essere in atto che segna la differenza tra l’essere come possibilità e l’essere come attualità: i lager nazisti e i gulag comunisti e tutti gli eccidi , i genocidi, i delitti…se ci sono stati è perchè potevano accadere, ma è nell’essere accaduti la realtà della disumanità e dell’aberrazione.

5)           Sembra evidente che il pensiero  e l’azione si muovono dentro un certo schema costante, seguono una certa ripetitività pur nelle evidenti differenze  e variazioni:  la scuola di Atene era diversa dalla nostra Università! E la battaglia di Maratona  ha poco a che vedere  con la battaglia di La Marne tra francesi e tedeschi  con i quasi 600.000 morti….ma scuola è l’una (Atene) e scuola è l’altra (Università) guerra è l’una (Maratona) e guerra è l’altra(La Marne). Niente è sempre lo stesso , ma stessi sono gli attori  (gli uomini) e stesso è il palcoscenico (la terra e la vita). Ma la storia è fatta dalle diversità.

Proprio dentro queste costanti e queste variabili, riguardanti l’uomo, le cose, e gli avvenimenti, la nostra mente può smarrirsi  sopratutto quando c’è in mezzo il problema o il tema di Dio. Nelle parole di Qoèlet c’è un esempio di quel che può essere  un atteggiamento umano che , mentre per un verso manifesta la insufficienza  della nostra intelligenza, per altro verso indica la validità della fede , che a questa nostra insufficienza  porta l’aiuto perchè non ci sia smarrimento o disperazione.

Le cosiddette…costanti e variabili nel divenire

Se nei due fattori “costanti” e “variabili”, sempre in relazione tra loro, si attua il “divenire”, cioè il nuovo  che non è mai totalmente nuovo, anche il concetto di uomo e di persona può entrare nel nuovo  e nel non nuovo da un punto di vista filosofico e religioso: la storia del pensiero pensante  e delle varie religioni documenta questo coinvolgimento , anzi ogni filosofia ha trattato l’argomento del divenire come oggetto suo proprio  con elucubrazioni inerenti al sistema. Per quanto riguarda  l’uomo  la questione è se esso sia stato creato  da Dio o sia un prodotto della natura. Nella prima ipotesi  l’uomo necessariamente sta dentro un progetto di Dio, quindi dentro una sua legge morale, il che non è affatto in contraddizione con le vicende sottintese al fatto della evoluzione, in quanto la stessa evoluzione farebbe parte del progetto. Sarebbe assurdo o patetico imporre a Dio un progetto nostro, un nostro a posteriori, contestando a lui un suo progetto contenente anche l’evoluzione, la quale, giova ricordarlo,  riguarda l’uomo solo nella sua dimensione fisica e psichica, non  nel suo principio immateriale, che è l’anima. Naturalmente qui si parla da credenti.

E…su Cristo!?

Passando alla fede che s’identifica nella verità di Cristo, Uomo-Dio, la questione non muta, anzi logicamente si semplifica. Ho detto logicamente perchè se per fede si ritiene che Dio ha creato l’uomo con un’anima immortale, ugualmente per fede si ritiene  che Gesù di Nazareth è l’Uomo-Dio, il quale è l’avvenimento  presente nel progetto di Dio per l’uomo. Ora, se il divenire è la via obbligatoria del cammino dell’uomo, vuol dire che nel progetto di Dio questo divenire è via obbligatoria  per l’uomo in quanto creato  da lui e per lo stesso uomo in quanto credente nel Cristo Uomo-Dio.  Nel divenire l’identità dell’uomo come progettato da Dio non può cambiare :  fra creazione e fine della storia col ritorno di Cristo non c’è discontinuità:  cambiano gli scenari del tempo, cambia anche il tempo in quanto spazio da vivere. I passi che risuonano per la strada  sono sempre di quel viandante che si chiama uomo, che è tale perchè è sempre quello di quel progetto. Capisco bene che la difficoltà che la mente umana può incontrare in questo riferirsi a un progetto di Dio: difatti la fede si presenta come rivelazione di questo progetto e in un modo non semplice, se si pensa alla storia della salvezza  secondo la narrazione biblica. Ma non c’è alternativa. E affinchè questa rivelazione possa essere accettata dalla creatura umana  è garantito un aiuto soprannaturale dato per certo dallo stesso Dio rivelante:  capisco che quanto detto è come la enunciazione di un tema o di una tesi…ma è quel che nel progetto  di questo scritto poteva essere programmato…forse anche… come premessa a quel che ulteriormente potrà costituire una…illustrazione…un po’…documentata.