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Il giocatore di dadi

Scritto da Massimo Palazzo il 1 dicembre 2012
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Il giocatore di dadi si chiama Mario, abita in un paesino sul lago vicino al confine svizzero che valica ogni giorno per andare a lavorare come  idraulico. Inizia  molto presto la mattina e termina il servizio a metà pomeriggio, una volta rientrato in Italia continua a lavorare in proprio. Lo stipendio oltreconfine in franchi svizzeri e’  più alto di  quello di un suo collega italiano,  permette un buon  tenore di vita  per se stesso e  la famiglia, gli extra servono a lui  per  il poker, per la roulette  al casinò di   Campione d’ Italia  e  i  dadi a Monte Carlo all’ hotel Loewe, la sua grande passione. Per soddisfarla un fine settimana ogni mese da  anni si traferisce nella sopracitata località,  arrivato a destinazione  non si muove più dal tavolo, prende delle incazzature epiche lasciando la maggior parte dei  soldi  guadagnati. Non è ne  fortunato ne  bravo,  a mio parere è più portato per le carte purtroppo per lui visti i risultati , da quando ha scoperto questo gioco se ne è innamorato ed è diventata una droga.  I suoi passatempi  sono sempre stati completamente dedicati al gioco d’azzardo  in qualsiasi luogo. D ‘estate alla chiusura del Bar Sport in un altro paesino poco distante da dove abita, notte fonda per intenderci, in compagnia di quelli malati come lui, giocano a mazzetto sui cofani delle macchine per chiudere in bellezza. E’ un gioco  facile e veloce anche per quanto riguarda vincite e perdite, il  mazzo di carte  viene diviso in molti mucchietti dal croupier di turno. Le puntate  partivano dalle vecchie 500 lire e oltre che si depositavano su una carta a scelta, una restava vuota,  quella del banco.  Finite le puntate il banco controllava il numero della  propria  dopodichè  iniziava il controllo delle altre. Pagava la vincita alla carta con un numero superiore al suo mentre  per quello inferiore incassava. In quel paesino la malattia del gioco era molto alta si puntavano soldi su ogni cosa, se tre amici andavano a pescare scommettevano anche su chi avrebbe pescato prima,   per noi ragazzini era divertente vedere le puntate,  le vincite, le discussioni. Mario era attore   e regista, impossibile superarlo in simpatia, il tono di voce sempre molto alto, la battuta pronta, lo sguardo furbo, rosso di capelli e di carnagione un attore fatto e finito, sigaretta in bocca storta che dal nervoso  masticava e che non aspirava , risultava immediatamente simpatico al primo contatto .Il suo modo di fare trovava la massima vena artistica al tavolo dei dadi soprattutto in presenza di americani che amano questo gioco. D’abitudine gli stessi usano chiamare il numero ad alta voce e chi gioca allo stesso tavolo punta affinchè chi li tira  vinca. Tutti puntano e urlano per la vincita, in sua presenza si scatenava la bagarre, i croupier mettevano i paletti con le cordicelle per isolare il tavolo,  i turisti e  i giocatori degli altri tavoli richiamati dalle urla correvano ad assistere ed a ridere per lo spettacolo offerto. Se capitava, purtroppo raramente, che indovinasse due o tre numeri  di seguito diventava cabaret puro e questo suo comportamento oltre ai soldi che lasciava nei tre giorni di permanenza lo avevano reso ospite gradito, riceveva a volte l’invito personale , il casinò pagava vitto e alloggio , per far si che non si allontanasse mai dal tavolo gli offrivano ogni cosa. Era capitato che  la mia presenza  aveva portato fortuna,  ero  improvvisamente diventato come il ragionier Ugo Fantozzi con il suo capo, ben presto  ritornammo alla  normalità e  diventai un porta sfiga ma non ci facevo caso perchè la colpa delle sue perdite era  sempre di qualcun altro. Oltre ai fine settimana passava poco distante dal casinò anche le vacanze estive e natalizie con la famiglia,  lui, la figlia piccola, la moglie e il cane Briciola. Moglie e figlia erano di carattere opposto , tranquille, educate tono di voce basso, il cane somigliava in tutto  a lui, esplosivo, aveva sempre voglia di cagnoline, di andare in giro come il padrone identici anche nell’ aspetto ,  se Mario  urlava lui abbaiava se rideva ululava .Un anno arrivarono a Nizza per le  ferie  estive cenammo tutti insieme poi, come d’ abitudine parti ‘ per andare a fare una giocata ai dadi. Niente di strano, il piano vacanze era già concordato prima della partenza ,di giorno con la famiglia  alcune sere al casinò, la moglie per non vederlo troppo nervoso lo lasciava andare. La mattina seguente venne presto a svegliarmi, ero meravigliato di vederlo perchè gli accordi erano che ci saremmo visti in giornata. Compresi presto  il motivo della sua visita, era stata una serata molto storta, aveva perso tutto, aveva bisogno di un prestito per la benzina, per
l’ autostrada e ritornare a casa, le sue vacanze erano già terminate. Nonostante tutto non perdeva mai il suo buon umore non era litigioso per fortuna, perchè aveva una forza disumana. Tornando dal casinò una sera si fermò a bere un caffè , alcune persone  cominciarono a litigare e a darsele di santa ragione nessuno muoveva un dito per  calmare la situazione,  allora intervenne  cercando  di mettere pace e di dividerli. La situazione non prese la piega voluta, i litiganti ebbero  la scellerata idea di prendersela anche con lui, poco dopo  dovettero chiamare l’ambulanza  e portarli tutti all’ospedale.  Viste le continue frequentazioni a Monte Carlo e a Nizza aveva conosciuto molte persone ma non poteva comunicare, non parlava francese, dopo molte insistenze riuscimmo  a convincerlo a prendere qualche lezione da una maestrina del paese, tutto naufragò tra molte risate dopo  solo due lezioni. Non aveva avuto un buon impatto con i verbi, sosteneva di non essere  portato per le lingue, di avere  poco tempo, il lavoro in Svizzera , il suo, il bar sport, la famiglia e Monte Carlo dove contribuiva al mantenimento del casinò. Scherzando, ma non troppo, era convinto che una parte del Loewe con i soldi che negli anni aveva portato doveva essere suo. Il paradosso più assoluto era che anche  il  fratello  giocava a carte, a biliardo, a mazzetto ,  naturalmente a soldi. Rispetto a Mario era  tranquillo, non frequentava i Casinò, nessuno  voleva mai giocarci contro  perchè, oltre ad essere abile  era molto fortunato. Tra fratelli era   motivo di discussione perchè Mario sosteneva che se solo ne avesse avuto metà della sua sarebbe stato ricco.
Forse se non fosse andato tutti i mesi e per anni a Montecarlo lo sarebbe diventato.