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Zio Aldo

Scritto da Massimo Palazzo il 1 novembre 2012
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Il terzo fratello di nonna Angela era Aldo , bravo e discreta persona come tutti i componenti della famiglia Belli. Ultimo dei fratelli  rispetto ai quali si era completamente disinteressato della carriera, non perchè non ne avesse le capacità ma, per avere più tempo per  i suoi sport preferiti. Il principale era lo sci, camminava  in montagna, nuotava, andava in bicicletta,  fumava le nazionali senza filtro al ritmo di minimo due pacchetti al giorno,  passatempi che grazie ad un fisico forte  praticò  fino agli ultimi giorni di vita. Una  delle sue più grandi soddisfazioni fu quando  da giovane, curioso di vedere  Roma, partì da Varese con la bicicletta nera con i freni a bacchetta senza cambio e andò a visitarla, non contento  ci ritornò una seconda volta. Sposato con Gina, una donna piccola e fragile che lo accompagnava con infinita pazienza in ogni luogo e lo aspettava, casalinga completamente a lui dedicata, non praticava sport, non ebbero figli.
Aldo lavorò fino alla pensione per la ditta Aermacchi di Varese fabbrica che costruiva aerei, non avevano come coppia  se non per le trasferte e  per le sue frequentazioni sportive particolari esigenze, vissero  in totale accordo e amore  fino alla morte di lei che lo lasciò solo poco prima della pensione. Non era il tipo d’uomo che lasciava trasparire particolari emozioni  perchè  parlava poco, oltre che alla moglie, era  affezionato alla sorella, mia nonna che passava spesso a trovare. Se non fosse stato per lei non l’avremmo mai visto preso com’era a organizzare le sue trasferte. Quando era per casa  la maggior parte del tempo lo passava in giardino a fumare, fumava e pensava, accendeva a ripetizione anche tre sigarette di seguito poi rientrava in casa seguiva la nonna indaffarata nei suoi lavori poi ritornava sotto il pino e ricominciava a fumare, se arrivava il buio si faceva fatica a vederlo perché era sempre abbronzatissimo.
Con il passare degli anni le sue abitudini non cambiarono, da pensionato durante il periodo estivo  usufruiva di un circolo privato in riva al lago di Varese riservato  ai lavoratori della fabbrica per la quale aveva lavorato. Quando andai a trovarlo mi mostrò la piccola imbarcazione a motore che possedeva. Mi portò a fare un giro, arrivati in mezzo al lago si tuffò poi si avvicinò a me disteso a pelo d’acqua nello stile del morto invitandomi a godere del fresco e del paesaggio. Non essendo mai stato  io un buon nuotatore e considerando la brutta fama di tale lago  feci presente che se fosse successo qualcosa avrei fatto fatica ad aiutarlo, ridendo continuò imperterrito a divertirsi. Quando morì sua sorella incassò male il colpo, era sempre stata il suo punto di riferimento, la sua seconda mamma  e questo dolore lo avvertì molto, veniva lo stesso a trovarci  ma era diventato ancora più silenzioso. Intanto gli ottanta erano passati, era  diventato un po’ sordo, quando partiva con la sua  Fiat 127 se ne accorgevano tutti per via delle accelerate  degne di una formula uno. Nonostante l’età  continuava a frequentare la montagna in  estate e in  inverno fintanto che, i medici  cominciarono a sconsigliarlo ad andare a sciare con la consueta costanza poiché, se si fosse rotto qualcosa sarebbe stato un problema per la guarigione e per il fatto che viveva solo. Non la prese molto bene, disquisiva spesso con noi  di questo quasi a cercare sostegno per le sue teorie, per fortuna prevalse  fino ad un certo punto la ragione perchè secondo lui il fisico era ancora in grado di sostenerlo. Eliminò  lo sci, intensificò le camminate in montagna,  e  l’uso della bicicletta nonostante avesse sempre in bocca quelle puzzolenti sigarette.  Alle visite mediche per il rinnovo della patente lo trovarono sempre in forma e lui continuò  a guidare.  All’improvviso arrivò  il crollo che lo rese immediatamente non autosufficiente. Lo portammo in un albergo sul lago trasformato in casa di riposo per persone con questo genere di patologie e passavamo più volte al giorno a controllare la situazione. I momenti di lucidità erano sempre meno, ne combinò di tutti i colori ma per sua fortuna il calvario durò solo una settimana poi  partì  per un viaggio senza ritorno e smise di soffrire. Francamente fu un bene perché  era un’enorme tristezza vederlo ridotto cosi.