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Viaggio attraverso i personaggi del teatro di Mario Fratti

Scritto da Emanuela Medoro il 1 agosto 2012
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La lettura delle opere di Mario Fratti in Teatro dell’Imprevedibile, drammi e satire ( EnricoBernard Entertainment 2007) porta a riflettere sull’uso delle parole drammi e satire messe a completamento del titolo. E’ stata l’origine di un breve scambio di messaggi con M. Fratti, che riporto integralmente.

26 maggio 2012 09:58:
Buongiorno, Mario,
riflettendo sulla tua opera ed i vari personaggi, maschili e femminili, ho scoperto una mia lacuna/differenza culturale con gli americani. Hanno chiamato satire Sorella e Amanti , e molte altre. Secondo me la satira è quella che castiga i costumi con la risata es.: Roberto Benigni. Sorella e Amanti etc. mettono in scena drammi e relazioni umane che si svolgono entro o fuori l’istituzione famiglia e castigano i costumi in un implicito intento etico, ma non riesco a vedere come si possa ridere. E’ un mio blocco culturale? è la cultura americana che è molto diversa dalla nostra? Non sono in grado di capire un testo teatrale solo scritto? Se non chiarisco questo punto non vado avanti. Cari saluti, Emanuela.

6 giugno 2012
Cara Emanuela,
ho trovato la tua e-mail, non ti scoraggiare, scrivi quel che pensi , scrivi la tua opinione non quella degli altri, non bisogna mai arrendersi.

Cari saluti Mario.

Mi sono chiesta, dunque, quando e perché ride il pubblico americano dei teatri off Broadway nelle opere di M. Fratti definite satire ed ho tentato di trovare una risposta. Secondo me il pubblico americano di cultura protestante, mentre vede le opere di M. Fratti, ride per la rappresentazione di situazioni difficili, sgradevoli, cariche di odio e di violenza vissute all’interno di famiglie i cui personaggi femminili riflettono la tradizione cattolica sia della donna fedele, ubbidiente e sottomessa giunta vergine al matrimonio che dell’ uomo portatore di un’idea proprietaria della donna e della famiglia.

E’ vero che le situazioni dei drammi e satire di M Fratti si possono collocare in tutto il mondo (qualcuno ha detto che Fratti ha un senso internazionale del teatro per i soggetti scelti e per il modo di metterli in scena), ma è altresì vero che nell’opera scritta da un autore con un nome e cognome italiano i pubblici a maggioranza protestante trovano una bella spinta alla risata quando vedono in scena situazioni che forniscono legna al fuoco della loro forte identità cristiana- anticattolica. Accade che quello che per un lettore/spettatore italiano, non necessariamente bigotto, ma comunque cresciuto ed educato in una società a forte tradizione cattolica, è solo una triste constatazione di fatto, può causare una bella risata di pubblici di cultura diversa.

I drammi e le commedie di M. Fratti mettono in scena una visione della società contemporanea che si svolge intorno a sesso, politica e religione, mescolati in proporzioni variabili, rielaborati e rappresentati con personaggi ispirati da esperienze di vita o fatti di cronaca. Descrivere alcuni dei suoi tanti personaggi è un tentativo di mettere in luce i fili conduttori che collegano le sue opere, in un percorso creativo fortemente radicato nella cultura italiana, ma che si realizza principalmente oltreoceano.

Una prima informazione sulle caratteristiche generali dei personaggi maschili e femminili di M. Fratti si trova nell’intervista da lui rilasciata a Roma, marzo 2005, a Mino Sferra, attore e regista che ha studiato dramma e lavorato a New York e che ora vive ed opera a Roma.

Domanda: Nei tuoi drammi quasi sempre l’uomo è forte, virile, arrogante, mentre la donna è completamente succube . E’ ancora così?

Risposta: Le cose stanno cambiando completamente, l’uomo diviene sempre più debole e timoroso, e la donna è sempre più forte e determinata. E’ interessante che in tutte le mie opere (quando vedrai i paralleli nelle mie diverse opere te ne accorgerai), alla fine l’uomo diviene debole e la donna vince. Vince sempre la donna perché lo merita, perché è sensibile e perché storicamente è stata una vittima per dei secoli e in questi ultimi venti anni si sta riscattando… Non c’è dubbio. Comandano loro, sono il simbolo della terra, sono più sagge e più pazienti.

Tra le sue opere più rappresentate del periodo di produzione in Italia ci sono La Gabbia e L’Accademia, scritte negli anni ’50, epoca in cui gli italiani, divisi fra le opposte tifoserie De Gasperi/Togliatti, Bartali/Coppi ritrovavano la loro unità nel culto della Madonna pellegrina.

Il dramma in tre atti La Gabbia, messo in scena per la prima volta a Milano nel 1959, si svolge all’interno di un appartamentino di città dove vive una famiglia modesta e numerosa. Protagonista Cristiano, chiuso nella gabbia della sua sensibilità ed iper reattivo al male, privo della necessaria energia per esprimersi e confrontarsi con il mondo esterno, orgoglioso della sua cultura libresca e mnemonica, vede il mondo con gli occhi del suo autore preferito che cita a memoria per esibizionismo. Si limita a desiderare Chiara, la cognata bella e disinvolta che odia Pietro, il rozzo marito/padrone, a sua volta odiata da lui che dovette piegarsi ad un banale matrimonio riparatore. Contrapposta a Chiara, Nella, sorella di Cristiano e Pietro, umile, dolce e sottomessa all’uomo. Cristiano, nel difendere Chiara dai rozzi attacchi del marito, lo strozza con le sue mani attraverso le sbarre della gabbia, e così Chiara compie il suo processo di liberazione dal marito/padrone per mano di Cristiano. Lui trova in quel crimine la forza di chiedere a Chiara la chiave per uscire dalla gabbia, ma si sente tradito da lei e sperimenta su sé stesso “la feroce crudeltà che intuiva negli umani”.

Dello stesso periodo L’Accademia. In quest’opera la crudeltà degli umani si manifesta come piacere nella fantasiosa elaborazione dell’inganno dell’uomo contro la donna. Protagonista un turpe individuo che trasforma il mito del latin lover in prostituzione maschile organizzando una specie di scuola, l’accademia, i cui allievi, a pagamento, vengono istruiti su scelta delle vittime e tecniche di approccio. Questi “professionisti”, secondo uno schema precostituito, inventano trappole di seduzione e manipolazione psicologica delle donne in modo da trarne i maggiori vantaggi possibili e profitti immediati e futuri. Negli USA questa opera è diventata il musical Seducers.

Successivamente, negli USA, M. Fratti ha ripreso il tema del piacere nell’invenzione dell’inganno e della manipolazione psicologica della donna, e colloca a New York la storiella de L’Ungherese, macchinazione di raggiro e seduzione messa in atto dal protagonista, un losco individuo, americano questa volta, che raggira un’ emigrata recente, facile preda. La seduzione termina con un aborto liberatorio: “Odio questo americano che mi cresce dentro”, dice la donna sedotta ed abbandonata.

Ne La Quarta, solo donne compaiono in scena, unite da un uomo, invisibile protagonista della commedia, presente nelle loro menti. Le prime tre compagne di quest’uomo, d’accordo fra di loro, rompono le uova nel paniere del loro ex mettendolo in cattiva luce agli occhi della quarta prossima futura moglie, innamorata e succube di lui. Indimenticabile l’accusa definitiva: “E’ comunista”. Il gioco è fatto. Un pizzico di politica in questa spietata guerra dei sessi non guasta.

Ed ecco Guido Contini, il protagonista di Nine, il personaggio più famoso di tutti per il musical che ha avuto migliaia di repliche a Broadway. Una sequenza di canzoni bellissime in una costosissima, grandiosa messa in scena. Pure lui, come Cristiano, si fida solo della mamma, seppure solo nel ricordo. Psicologicamente fermo all’età di nove anni, dotato di ondivago ed altalenante genio artistico, Guido percepisce le donne come femmine ossessive assatanate di sesso. Tutto lo spettacolo consiste nell’esibizione di questa percezione. Alla fine la moglie lo abbandona.

In Amanti, recentemente messo in scena a Roma, una donna tenta di liberarsi dalla sottomissione all’uomo esplorando nuovi tipi di relazioni umane, ma finisce in un infernale intreccio di rapporti che conducono ad un omicidio.

Accanto all’idea dell’inganno ci sono altri fili conduttori che con essa si mescolano, quello della presenza della religione e della libertà, meglio di “ un processo di liberazione da”. Es.: l’idea guida di libertà/liberazione è presente nel dramma Cecità, rappresentato e nel mondo della grande storia ed in quello della piccola storia di una famiglia. Un giovane uomo torna cieco dalla guerra in Iraq, il padre patriottico parteggia per l’esercito americano liberatore dell’Iraq dall’oppressione del tiranno, ma la moglie e la figlia fra le pareti domestiche si liberano di lui, padrone e padre oppressore, nello stesso modo in cui l’esercito americano voleva esportare la democrazia in l’Iraq, uccidendo.

Sesso e politica anche nelle opere più recenti. Garibaldi si s volge nella camera da letto dell’Eroe dei Due Mondi e lì lui, abilmente e allegramente, usa e manipola a suo piacimento l’ospite del momento. In Obama 44, c’è un delitto a conclusione del thriller che inizia come una commedia rosa, cambia subito tono però e questa volta la protagonista donna è strozzata dalla mano di un amante geloso armata, anche per motivi ideologici, di una calza di nylon che lui le stringe intorno al collo.

Le donne vincono sempre? Le scene finali dei drammi di M. Fratti con un rapido guizzo ribaltano le situazioni di manipolazione psicologica ed inganno, e le donne infine si liberano dalla sottomissione. Si può dire che vincono sì, ma non sono le protagoniste dei drammi, protagonisti restano gli uomini e la loro cultura della prepotenza e della sopraffazione. Le situazioni di inganno/sottomissione, a lungo rappresentate, restano chiare e dominanti nella mente del lettore/spettatore, nonostante le rapide e scaltre finali, generando l’impressione di una sorta di ambiguità o non voluta chiarezza del messaggio principale del testo. Forse proprio questa caratteristica del teatro di M . Fratti è la sua ricchezza, la ragione che ne spiega il successo fra pubblici diversi poiché lascia ampio spazio di interpretazione a registi ed attori.

La sola protagonista indiscussa, osservata nell’ambito dell’esercizio dell’arte del teatro, prevalente su fatti personali inclusa la relazione con Gabriele D’ Annunzio, è Eleonora Duse, “la Regina” del teatro di M Fratti. Per lei ha scritto un dramma in due atti in cui una maestra di dramma, in un teatro in attesa di vedere uno spettacolo con Eleonora Duse protagonista, cerca di spiegare ad un gruppo di allievi tutti gli aspetti dell’arte sublime di lei, di coglierne i segreti e trasmetterli a chi non l’ha conosciuta. Per Eleonora Duse il finale è ricco di fantasia, niente vincitori e vinti, ma una scena, sorprendente anche questa, indimenticabile e suggestiva. Da grande teatro.

In conclusione possiamo anche credere che sia la donna a vincere, ma non è la protagonista, protagonisti restano gli uomini che si divertono a macchinare inganni e commettere violenze e soprusi, da cui le donne si liberano con i mezzi a loro disposizione, con un guizzo finale di energia vitale. I personaggi dei drammi di Mario Fratti documentano l’epoca del movimento di liberazione delle donne mettendo in scena gli inevitabili conflitti, largamente diffusi nel XX secolo, nel mondo occidentale di cultura di origine europea, quello che vuole essere democratico e civile.