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Un… omaggio alla… Rima

Scritto da Don Giuseppe Oliva il 1 aprile 2012
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Dopo Confidenziali autobiografiche sulla…poesia (ottobre 2011) ho avuto  tempo e modo di ripensare i vari momenti di…produzione poetica e di rivivere le diverse ispirazioni ed espressioni.  E così, tra… rima e non rima…, poesia alla Thomas Eliot e alla Pablo Neruda, poesia impegnata e non…,è venuto fuori questo…Omaggio alla Rima.

La Rima
La rima e il ritmo sono le ben note caratteristiche armoniche della poesia. Almeno di una certa poesia.  La rima consiste nella identità terminale di due o più parole, cioè  nella loro perfetta consonanza dopo l’ultima vocale accentata. Il ritmo è l’effetto di una particolare disposizione  degli accenti su un determinato numero di sillabe, detti accenti ritmici; quindi  è un movimento e una cadenza  di lettura musicalmente gradita. Studiando o leggendo la Metrica della poesia italiana è facile rendersi conto dei vari versi e delle aggregazioni di versi (strofe) proprio a partire dal numero degli accenti ritmici e delle sillabe.
Conviene dire subito che se la rima e il ritmo conferiscono una certa musicalità alla poesia…la poesia in sé può anche farne a meno…perchè la poesia in sé è prima…come la persona è prima dell’abito che indossa. Ciononostante se queste pagine sono un omaggio alla rima (perchè di essa sola qui si  tratta), vuol dire che essa vanta qualche merito e non è priva di un certo prestigio.
Mi torna in mente, a questo punto, Giosuè Carducci per la poesia intitolata proprio Alla rima.  La scrisse nel 1877 e la collocò al primo posto nella sua raccolta Rime nuove. In essa il poeta rende onore alla rima, lui che ne farà a meno tante volte e che, sopratutto in Odi Barbare, decisamente se la metterà alle spalle.

Ave, o bella imperatrice,
o felice
del latin metro reina!

Un ribelle ti saluta,
combattuta,
e a te libero s’inchina.

Ma il poeta è ancor più generoso con la rima e ne rileva il valore…ricordando Dante e la sua Commedia.

Torna, torna; ad altri liti,
altri inviti
di fa Dante austero e pio
e con te scende a l’inferno
e l’eterno
monte gira e sale a Dio.

Difatti è inimmaginabile la Commedia senza la terzina e senza le sue rime.

Lo stornello
Le poesie in rima che pubblico sono stornelli, nei quali la rima e il ritmo sono componenti necessarie, oltre che valide, attesa la natura popolare dello stornello e la sua struttura metrica di tre versi, il primo dei quali è un quinario che fa rima col terzo che è un endecasillabo, e la rima che scocca è resa più intensa dall’assonanza che c’è col secondo verso, anch’esso un endecasillabo. Il Carducci in merito scriveva nella poesia citata:

O scoccata tra due baci
ne i rapaci
volgimenti di una danza,
come accordi nei due giri
ue sospiri
di  memoria e di speranza.

Quando lo stornello è ben riuscito pare che dall’insieme dei tre versi sprizzi una brillantezza di intelligenza e di fantasia che colpisce subito, ora per l’arguzia, ora per il sentimento, ora per la provocazione scherzosa e ironica…è come un frullo d’ali che simpaticamente ti raggiunge, ti sorprende…e che può aprirti anche a serena ammirazione e a…commozione.
La ragione del mio apprezzamento dello stornello è dovuta alla considerazione che esso è in grado di interpretare  diversi momenti della vita in un modo semplice ma anche relativamente completo, perchè ai suoi tre versi si possono affidare anche grandi pensieri e sentimenti.
A questa convinzione ha concorso lo stesso Giosuè Carducci, non per la poesia riportata, ma perchè, a chiusura della raccolta completa delle sue poesie, non trovò o non volle di meglio che uno stornello, composto , nientemeno, nel 1877 e che ora intitolava “Congedo”.

Fior tricolore,
ramontano le stelle in mezzo al mare
e si spengono i canti entro il mio cuore.

Ho confrontato tante volte questo stornello con le altre…grandi e smaglianti poesie carducciane…e ho constatato come nella malinconica riflessione sulla vita – espressa appunto in questo stornello -  il grande Nobel 1906 avesse esattamente descritto la propria umanità in quel che oggi chiamiamo  “finitudine” dell’esperienza poetica e della stessa esistenza umana.
A questo punto ho l’obbligo di dire che durante gli studi liceali e teologici mi toccava sempre, nelle varie circostanze celebrative d’istituto  o di classi scolastiche, di dover comporre gli stornelli, che altri avrebbero cantato…e la stornellata,  che concludeva la festa, era il momento più atteso, perchè conteneva riferimenti a persone, a cose e ad avvenimenti nel modo più vivace e brioso possibile…ed era il momento più intensamente partecipato  e…applaudito: ricordo bene il grande effetto di quegli stornelli  cantati sul motivo dello stornello della Cavalleria Rusticana o dello stornello toscano per il quale avevo anche parodiato “Colgo la rosa e lascio star la foglia…”.

Il tentativo della scelta
Da questi anni fino ad oggi di stornelli ne ho scritti a centinaia. Sono stati una specie  di gioco  mai stancante, anche quando trovare la parola in rima e assonanza con nome del fiore richiedeva una certa fatica, ma in materia sono in grado di dire che il poeta…sa il fatto suo ed è in grado di concludere bene…per cui, alla fine lo stornello che ti trovi di fronte, definitivamente elaborato, è…trasparente…quando riesce bene…E posso aggiungere che non è affatto difficile scrivere nello stesso tempo stornelli con la rima e poesie senza la rima, perchè si vivono due attrazioni diverse, ma non contrarie. E per quanto riguarda i nomi dei fiori posso assicurare che non si tratta di alcuna cultura straordinaria di botanica, ma di semplici conoscenze col gusto della finalizzazione allo stornello.
Rivisitando i vari scritti accantonati e quasi abbandonati, ho messo insieme questi stornelli, dopo averli rintracciati, selezionati e rispolverati. E’ stata un’operazione per certi versi anche gratificante, perchè mi hanno riportato alla memoria le circostanze nelle quali o per le quali essi presero forma.
Nel presentarli cercherò di illustrare il motivo ispiratore e il contenuto, per così dire, tematico

1)     Un po’ sentenziosi
Ci sono modi di dire sentenziosi che colpiscono per la loro brevità e per la densità di pensiero. Così sono gli effati giuridici e gli aforismi morali. Con questi il piccolo stornello non può competere. Ciò però non toglie che possa produrre un certo effetto per la sua estemporaneità, per il tono familiare, per la semplicità delle parole, e concorrere così a che si guardi alla vita e alle cose con una certa intelligenza e una certa saggezza.

Fiore di noce
bene, se aspiri ad essere felice,
ma sottintendi sempre un po’ di croce.

Fiore di melo,
se per compagno non hai sempre il sole,
ricorda  almeno che sei sotto il cielo.

Fiore di cocco,
sì, può accader che sotto un dir bislacco
scoprì alla fine che non c’è un allocco.

Fiore di serra,
vera è la voce  in cuor che ti sussurra:
“vuoi volar alto? Guarda ben la terra”.

Fior d’elicriso,
non ritener che la scaltrezza d’uso
basti per fare autentico un sorriso.

Fior gelsomino,
spesso la vita impone di andar piano
e di ascoltar qualcuno a capo chino.

Fior di foresta,
è a tutti noto che ogni cosa costa
e che la vita non è sempre festa.

Giglio di campo,
nella vita c’è il bello e il brutto tempo
e quel da cui a Dio si chiede scampo.

Fiore del santo,
dentro un amore che ti fa contento
il più piccolo gesto vuol dir tanto.

Fior di pervinca,
non nasconderti mai quel che ti manca,
può concorrere tanto a che tu vinca.

Fior margherita,
non ritenerti mai terra bruciata,
anche le stoppie odorano di vita.

Fiore di cece,
certo, chi tace,  sì, dice e non dice,
ma qualche volta dice tanto, invece.

Fiore di cardo,
alcune volte non è affatto assurdo
che la salvezza arrivi in un ritardo.

Fior di lattuga,
non tutto e sempre nella vita lega,
talvolta la vittoria è nella fuga.

Fior di gramigna,
la vita umana è come una campagna
quel che non vuoi c’è anche, o che t’indigna.

Fiore di loglio,
sbagli se tu ritieni che il bersaglio
raggiungi sempre con l’astuto imbroglio.

Fior biancospino,
per non finir, sorpreso, in un pantano
segui la traccia esatta del cammino.

Fior di patata
se scialba o sorda sembra la tua vita,
verifica in quale orbita è lanciata.

Fiore d’avena,
diversi sono i tocchi di campana,
e un campo ora è di gioco, ora è un’arena.

Fiore d’acanto,
falso è la vita definir tormento,
ma è anche ingenuo ritenerla un canto.

Fior stella alpina
se corri a un bene in zona alta e montana.
non basta il cuore; attento alla slavina!

Fior girasole
si cerca e insegue sempre ciò che vale,
ma attenti al senso dato alle parole.

Fior di lenticchia
non ben si vive quando si vivacchia
né si può dir che canti chi canticchia .

2)     Descrivendo la volontà umana
La volontà è una componente essenziale della nostra personalità. Essa può essere descritta, lodata, censurata, condannata…perchè è legata alla nostra intelligenza e alla moralità….Lo stornello, in questo campo, dispone di molto spazio, avendo di mira la varietà tipologica delle persone e i fatti. Non meraviglia perciò che dia qualche buffetto o pizzicotto o si lasci andare ad enunciazioni…di alto profilo morale…Non lo fa apposta …

Fior d’albicocco,
batti sul tempo chi vuol farti secco,
se tendi l’arco per l’esatto scocco.

Fiore di ruta,
non ritenerti escluso dalla vita
se ai primi tocchi la tastiera è muta.

Fior di cipolla,
certo che può sorriderti una stella
anche in un grigio e stanco tira-e-molla.

Fiore di spina,
nella sconfitta c’è una voce arcana:
“sù, non mollar, riprenditi e
cammina”.

Fiore di riso,
anche da un io sommerso o un po’ confuso
può scaturire l’onda di un sorriso.

Fiore d’arancio
se il tempo non hai più di dir “comincio”
allora hai tempo solo a dir “mi lancio”.

Fior di castagno,
per certe imprese ci vuol chiaro un segno,
certi percorsi sono chiusi al ragno.

Fiore d’autunno,
può ben capir come le cose stanno
chi, pur esperto, si fa un poco alcuno.

Fior di mortella,
se corri in gara sii come una molla
scatta sul tempo, la volata è bella.

Fiore di  maggio
non poche volte, ad evitare il peggio,
ci vuol soltanto un poco di coraggio.

Fiore di soia,
vigile e svelta la tua mente sia,
non chiuder gli occhi se qualcosa annoia.

Fiore di giunco
guardati ben dal ritenerti stanco
quando ci vuol destrezza e becco adunco.

Fiore d’ulivo,
ciascuno aspiri a dimostrarsi bravo
però del necessario non sia privo.

3)      Giocando ad insegnar qualcosa
Qualche volta anche lo stornello sale in cattedra, però con molta umiltà, perchè si limita a ricordare qualcosa di facilmente accettabile, qualcosa che l’ascoltatore già condivide. Perchè,  realmente, si tratta di verità semplici, ovvie, di buon senso. Se qualche volta eleva un po’ il tono, non c’è il rischio che provochi il dissenso o il rifiuto: riesce ad essere affabile e persuasivo per quel soffio di levità e di amabilità che attraversa le parole.

Fior di limone,
se in conversar  la logica non tiene,
logica stessa di troncare impone.

Fior di finocchio
se  per bersaglio intendi solo il mucchio,
diresti  meglio che…non hai buon occhio.

Fior di sambuco,
fatichi tanto ma raccogli poco,
perchè non vedi che hai nel sacco un buco.

Fior di cocuzza,
se intorno vedi che la vita impazza,
allor  la mente per capire aguzza.

Fiore di leccio,
non aspettarti gloria da un capriccio,
né conferir saggezza al cicaleggio.

Fiore di bosso,
se la fortuna insegui da gradasso
rischi di non leccar neppure l’osso.

Fior di cannuccia,
attento, amico! Se ti dan la caccia,
non t’ingannar, non è una scaramuccia.

Fiore di gelso,
attento al luccichio dell’oro falso
e quel che è basso non chiamarlo “eccelso”.

Fior di pisello,
non far la parte mai del dotto grullo,
diventeresti presto uno zimbello.

Fior di veccia,
sbagli se tieni a lungo in man la miccia,
non saresti chi cade sulla breccia.

Fiore di ortica,
fra tante cose che l’amore reca,
c’è anche quel che è ben che non si dica.

Fior di verbena,
spesso sul fondo di una vita vana
scopri il valore di una vita piena.

4)      Un po’ per divertimento…
Il modo scherzoso e scanzonato spesso è il migliore, quando si vuol dire qualcosa di molto evidente, di logica elementare. E’ sottinteso, ovviamente, che il tuo ascoltatore è ben disposto verso di te e che il modo scherzoso gli piace…Insomma tra un po’ di…esercizio della parola e quel che alla fine deve un po’ sorprendere…il momento può risultare interessante.

Fiore di pesco,
è bello andar per fragole nel bosco
e aprirsi e aprirsi un poco al conversar burlesco.

Fiore di rucola,
gioia può darti una giornata agricola
e lo stridio sentir di una carrucola.

Fior di pompelmo,
si brinda sempre col bicchiere colmo,
si sta in cantiere con in testa l’elmo.

Fior pastinaca,
spesso c’è il canto ma la voce è roca,
e un ampio spazio è offerto a una lumaca.

Fiore di fico,
sta su una foglia a suo bell’agio il bruco
e tra le zolle il timido lombrico.

Fiore di rapa,
attento amico, al fiume che straripa
e a chi ti parla quasi fosse il Papa.

Edera avvinta
il rampicante a lungo andar la spunta
ben grato sempre a chi gli dà la spinta.

Fior d’oleandro,
tempo è di stare in frac ed in cilindro
è tempo anche di metter lo scafandro.

Fior cinnamomo
canta come un uccello sopra il ramo,
non invidiare il fischio del nostromo.

Fiore di china,
quel che concorre ad una vita sana
sia noto insieme a ciò che la rovina.

Fiore di cedro,
sei collocato, certo, in un buon quadro§
quando ti definiscono un “poliedro”.

Fior di mellone,
fan grande effetto certe cose amene
dette da un viso tondo e pacioccone.

Fior rosolaccio,
c’è una bravura, si, nel fare spiccio,
ed altrettanto nel parlare a braccio.

5)      Tra umorismo e ironia…
E’ noto a tutti che le due parole ora si distinguono e ora si integrano.  Qui significano semplicemente un modo bonariamente arguto di osservare e di giudicare. Perciò nessuna presunzione, ma il solo intendo – questo sì- di provocare confidenzialmente alla condivisione. Confesso che qualche volta c’è anche il gusto della scoperta e della originalità in quel che dici… e non è esclusa neanche una certa soddisfazione quando ti accorgi che…insomma… le parole corrispondono al pensiero…

Fior di ciliegio,
gradito è sempre il meritato elogio
e sulla busta il consueto “egregio”.

Fior di basilico,
per le cose è importante il tasso “eolico”
ma per la vita umana anche “l’etilico”.

Fior di prezzemolo,
mostra il pregio dell’uva anche un racimolo
e della luce uno stoppino tremolo.

Fiorellin d’aglio,
sii molto attento quando c’è scompiglio,
specie se tra il vociar c’è qualche raglio.

Fiore di faggio,
puoi certo dir che stai andando in peggio
quando ti scopri in cerca di foraggio.

Fiore di tiglio,
tanta fatica nel passare al vaglio
…e non  distinse il pardo da un consiglio.

Fiore di pioppo,
se insegui non gridar “presto t’acchiappo”
a chi il vantaggio ha di aver lo schioppo.

Fiore di dalia
puoi incontrar l’inetto che ti umilia
e il vanitoso pronto a far da balia.

6)      Un po’ di ..sentimento…
Ci sono situazioni che devono essere ritratte, descritte on un po’ di sentimento, cioè con un po’ di cuore, con un po’ di simpatia.  Il che non intacca la verità, perchè in questi casi  il sentimento equivale a vicinanza, stima, affezione, attenzione al bello e al buono.  Sai bene che in quel che descrivi non c’è tutta la vita, ma quel po di vita che tu  guardi  con un po’ di sentimento è…vera vita. Ti appartiene.

Fiore di prato,
di tutto quel che hai visto e conosciuto
conservi in cuore quel che hai tanto amato.

Fior di giaggiolo,
quando ti senti un fiore sullo stelo
sei, sì, di tutti, ma sei sempre solo.

Fior di cipresso
triste è vedere menar la vita a spasso
e condannarsi senza aver commesso.

Fior rosmarino
nel viver nostro un certo senso pieno
spesso è affidato ad un fattor piccino.

Fior di carota,
ingenuo è il sogno di una vita lieta
se non si è attenti al giro della ruota.

Fiore di palma,
sia lode a chi di bene gli altri colma
e a quel che rende a Dio la sua bell’alma.

Fior di narciso,
si soffre molto quando un malinteso
spegne sul volto un limpido sorriso.

Bel fiordaliso,
dolce è pensare quando un bene atteso
sarà realtà evidente sul tuo viso.

Mandorlo in fiore,
quando ti scopri intendo a tutto-fare
forse ti giova un poco di stupore.

Fior di cicerchia
sii sempre grato a quel che ti rimorchia
quando una forza ostile ti soverchia.

Fior di cicoria
la nostra vita complicata e varia
comunque sia, si chiama ed è una storia.

7)      Io e..tu…in istantanee…
Ci sta bene, qualche volta, una specie di istantanea dell’io e del tu.  Ne può seguire un piccolo album di istanti ritratti per il gusto dell’originalità.  Può anche accadere che in quel particolare che ti ha colpito e che hai fatto oggetto di uno stornello…tu colga un po’ di umanità comune a tutti o a tanti, e che non è roba da nulla…

Fior di mirtillo,
non ti stupir se sulla corda io ballo,
non ti ricordi?…Io salto come un grillo.

Fiore di cerro,
so che faccio il tuo ben se ti soccorro,
ma qualche volta anche se ti atterro.

Fior di gardenia,
se ti ho turbato non è stata  insania
ad ogni modo ora ti chiedo venia.

Fior di radicchio
è vero, sì, che se un bersaglio adocchio
mi sento spinto ad imitare il picchio.

Fiore di pepe
so che non assomigli affatto a un’ape
e che non hai la faccia da presepe.

Fior di pistacchio,
quando dal pozzo tirar devo il secchio
non sto a pensar se l’abito mi macchio.

Fiore di timo,
è certo,sì… che contro te mai remo
anche quando il dissenso da te esprimo.

Fior di geranio,
sì, qualche volta la parola io minio,
ma ti posso giurar che non t’impanio.

Fior di garofano
guardo con simpatia quelli che tifano
e a chi di frizzi e lazzi ha pieno un cofano.

8) Tra varie circostanze
E’ quel genere di stornelli che su una circostanza particolare  tende a dire qualcosa di sorprendente  e di divertente.
E’ il genere più noto… e posso dire che ne potrei riportare tanti…ma bastano  questi quattro:
1)      Nella festa familiare di un 50°

Fior sulla neve,
siamo al mattino ancor, lontana è l’Ave,
un altro cinquantennio è troppo breve.

Il liceale non ha risposto bene alla interrogazione sulla Commedia e si sfoga:

Fior ciclamino,
dico per dir…ma soffriremmo meno
se Dante fosse morto a Campaldino.

3)      Ammirando il ragazzo studioso e scherzando un po’ seriamente…

Fior bergamotto,
non legger molto chè diventi matto,
non conviene pagar si duro scotto.

4) Tra amici, apprezzando l’intelligenza di chi l’ha veramente, ma invitandolo anche alla modestia….

Fiore tra i flutti,
i nostri, amici, son discorsi piatti,
arriva quello che zittisce tutti.

Congedo
E’ mio dovere salutare lo stornello…in stornelli…, come prova di una affezione che non viene meno neanche…nel distacco.

Fiore vivace,
tu mi hai attratto e io ti ho dato voce,
caro stornello, ora ti lascio in pace.

Fior vellutato,
in poche note e con intento ardito…
di molte cose insieme a te ho cantato.

Fiore all’occhiello,
so che ritornerai, dirai “non mollo,
non ti scordar di me, son lo stornello”.

 

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