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La ragione tra…filosofia, scienza e…teologia

Scritto da Don Giuseppe Oliva il 5 dicembre 2011
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Prendo lo spunto dall’ultimo scritto del prof. Luigi Paternostro (novembre 2011) “Donde veniamo?” per alcune riflessioni, che, ovviamente, non hanno lo scopo di esaurire il tema o il problema, ma, al massimo, possono risultare modeste illustrazioni.

L’uomo vivente
Riflettendo sulla vita e sulla  morte quell’interrogativo è automatico, si faccia o non filosofia o semplice antropologia. Le origini sono un fatto da identificare, un oggetto da esaminare anche logicamente. Però occorre dire subito che l’interrogativo se lo pone l’uomo vivente, cioè l’uomo di oggi il quale si trova fra le origini e la fine, nel mezzo, nel divenire, quindi, insieme al “Donde veniamo?”, l’uomo avverte anche il “Dove andiamo?”e prima ancora “Ma chi o che siamo?”: ciò perchè la triplice dimensione del tempo non è una nozione puramente logica, è anche esistenziale, è dentro di noi, noi ci stiamo dentro. Ma questo è possibile perchè noi viviamo il presente.

Il presente
Ritengo importante sottolineare la realtà o la dimensione del presente, perchè solo il presente è coscienza ed esperienza di pensiero e di tempo. Nella ricerca del Donde? è impegnato il mio io che è un già, cioè è il presente, che però è in grado di tentare il percorso ascendente (Donde?) e di domandarsi anche sulla fine, cioè sul futuro (Dove?). Ma in questo tentare …e…domandarsi bisogna affidarsi a una scelta, seguire un principio logico. Si chiami o non filosofia, ma è filosofia, e se è filosofia si è tenuti a un metodo. E le filosofie sono tante, a cominciare, per noi occidentali, dai presocratici ad oggi. Sono 2500 anni di pensiero abbastanza robusti e sonanti. Ultimamente si è aggiunta anche la scienza che ha voce in capitolo, indubbiamente, ma là dove è stata assunta come vicaria o sostitutiva o legittima versione dalla filosofia…le cose non sono andate in meglio, anzi…in peggio….quando le hanno fatto indossare l’abito, cioè la funzione e la capacità di dirci le cose che stanno proprio al di là della sua potenza di lettura.

Tra sì e no
Se tante sono le filosofie e il rifiuto di ogni filosofia è anch’esso una filosofia, anche quando il rifiuto è capriccio, o ribellione, o rifiuto della fatica del pensare, le tante risposte sono la logica conseguenza. La domanda ora è: soddisfano le tante risposte? Si dirà Si se si ritiene che la risposta unica è impossibile, si dirà No se si ritiene il contrario. Ma la risposta vera verrà da una nuova filosofia o verrà dalla scienza? E se questa risposta vera non venisse mai? Drammaticamente o umoristicamente qualcuno potrebbe concludere: non è il caso di prendersela troppo: ignoramus et ignorabimus (ignoriamo e ignoreremo). Ma perchè almeno alcuni vogliono sapere? E’ intellettualismo o esigenza umana, anche se bisognosa di essere formulata intelligentemente? Checchè si dica, i tre interrogativi, anche quando sono un po’ tacitati, ritornano comunque, tanto è che anche le varie filosofie non si ritraggono affatto dal dare le risposte. Quali? Sommariamente sono: (l’uomo è) un prodotto raffinato della materia, una espressione dello spirito, un risultato della storia, un effetto del caso, una assurdità tra le altre, una incognita da decifrare…una forza ambigua imprevedibile, un balocco in mano al destino, un misto di angelo e di bestia…e con la letteratura si potrebbe dire ancora di più…ma, in conclusione, si constaterebbe l’approssimazione  di ogni definizione, la evidente inadeguatezza a descrivere la totalità dell’essere umano come persona, come collettività e come umanità.

La coscienza e l’io…
Non ricevendo risposte soddisfacenti dai sistemi filosofici, non mi resta che tentare altre vie e seguire altro metodo: quest’altra via è la mia coscienza, la mia capacità razionale in grado di riflettere sul mio io, che chiamerei fenomenologico (= la totalità delle mie esperienze), più che sul mio io ontologico, (in sé, che ancora non conosco bene). In questo atto o esercizio di riflessione io mi scopro una realtà complessa ma pensante, una personalità capace di logica induttiva e deduttiva, una personalità dotata anche di un’attitudine alla trascendenza e aperta al mistero. Constato, insomma, che la mia totalità è più del sensibile , del corporeo, dell’istintuale, del razionale; constato che mi autotrascendo dentro l’immanente fisico, spaziale, temporale.
In questo mio esercizio della intelligenza vedo che il legittimo interrogativo Donde veniamo? devo inglobarlo nell’altro Dunque chi sono io? Si verifica quel che ho detto prima: si parte sempre dal presente per conoscere le origini e ipotizzare, almeno, la fine. Mi è capitato di illustrare questa mia convinzione con un paragone: se osservo un fiume a metà del suo corso non mi interrogo subito sulla sua sorgente (Donde?), ma sono attratto dal come è, e come si presenta qui e ora. Nel voler farmi una idea della sua totalità non trovo fatica ad ammettere e ad ipotizzare altri fattori oltre e più della sorgente, che pur c’è, ci deve essere. Voglio dire che per descrivere e definire il fiume io trovo materia di predicabilità (=ciò che si può dire) più a metà corso del fiume che non alle sue sole origini. E’ un esempio, una immagine ovviamente discutibile….ma mi permetto ritenere che l’identità di un soggetto non è reperibile solo nella sua origine ma anche, e talvolta  soltanto, nel suo essere attuale: infatti la totalità è potenziale ed effettiva, la razionalità e l’affettività, potenziali e reali nel neonato, sono reali ed effettive solo nel giovane. Ma…forse il discorso diventa molto scolastico e pasticciato….perciò…lasciando a ciascuno il proprio metodo di approccio al problema, è lecito aggiungere qualcos’altro.

Solo del pastore…leopardiano?…
So bene che questo mio insistere sull’uomo capace di autotrascendersi ripugna a gran parte della cultura corrente e anche l’interrogativo  “Donde veniemo?” è ritenuto una sopravvivenza di sensibilità che ha fatto il suo tempo. Oso dire che ciò non ha alcuna importanza….perchè è ordinario fenomeno del variare della cultura; cosicchè sentirsi dire che  i tre interrogativi esistenziali Donde…Chi…Dove? oggi risultano sterili, inutili, impropri, perchè…la metafisica e le religioni sono state liquidate dalla scienza, quindi anche dalla filosofia…non fa tanta impressione.
Oso anche aggiungere che …non fa tanta impressione neanche quando, come riferimento letterario, si aggiunge che insistere su questi interrogativi può risultare soltanto poetico e patetico, come nel leopardiano Canto notturno di un pastore errante dell’Asia….;quelle domande, senza dubbio, sono cariche di pessimismo e inducono al nichilismo ante litteram, ma costituiscono la costante umana ricerca di qualcosa che desideriamo e non possediamo, almeno in modo pieno, e interpretano l’uomo in sé, quindi anche l’uomo di oggi e di domani.

Nessuna certezza?
Capisco che le risposte dovrebbero venire dalla nostra intelligenza al termine di un processo conoscitivo, o per intuizione, o per illuminazione…ma i 2500 anni di filosofia e gli ultimi secoli di scienza non ci sono riusciti, o non sono riusciti completamente. Perciò c’è da riproporre una domanda che, spesso e volentieri, anzi oggi quasi sempre viene driblata, come oggi si dice sportisticamente, ed è questa: l’uomo è solo immanenza o è anche trascendenza? E’ un dilemma che non può essere modificato. Se è solo immanenza (materia-tempo) ogni risposta è su misura di quanto tempo, materia e storia possono contenere. Se è anche trascendenza (creatura di Dio, anima immortale- esperienza soprannaturale) bisogna accettare alcune regole ai fini delle risposte alle tre domande. E’ ovvio che qui la religione entra d’autorità ed è anche ovvio che al guazzabuglio razionale delle filosofie (per usare un termine confidenziale) succeda il guazzabuglio delle religioni, che in fatto di serietà e di amenità, possono essere non meno delle filosofie.

E se Dio si rivelasse?...
Con questo biglietto di presentazione delle filosofie e delle religioni-non certo brillante e lusinghiero- la fiducia nell’uomo può venir meno completamente. Voglio dire che non si ha  più a chi appellarsi per cercare la verità o una verità autorevole. Verità su chi? Sull’uomo e su Dio, o su Dio e sull’uomo. Se qui per alcuni la questione finisce, per altri, invece, qui ricomincia. Se per i primi scatta il “dunque non c’è niente da fare, se non affidarsi a se stessi, cercando nelle risorse umane quanto può giovare all’esistenza e alla convivenza, per i secondi si fa strada un dunque dobbiamo ammettere la possibilità che Dio (non un dio)  si riveli all’uomo per comunicargli la verità (non una verità) sul suo essere e sul suo divenire. E’ l’ipotesi della fede, della Rivelazione Cristiana, di Gesù di Nazareth, uomo-Dio. Se la fede in lui è realtà storica, attualità…conviene porsi la domanda: è una ipotesi ragionevole? E’ una domanda che non può essere driblata.. E sono anch’io curioso su come mi confronterò con essa nel prossimo scritto.

Perchè....
1)      Capisco che ogni sistema di pensiero interpreta i vari fenomeni storici secondo i suoi principi. Il fenomeno Cristo non sfugge a questa logica: negare la storicità e la divinità di Cristo è nella logica elementare di ogni sistema che nega Dio e la realtà del male o che Dio e il male lo intende diversamente. Personalmente ritengo che un uomo che si fa Dio – tale è Gesù di Nazareth – si stacchi chiaramente da ogni altro fondatore di religione, che si dichiara mandato da Dio, o inviato da Dio, e quindi Cristo meriti una attenzione particolare, e quel che si dice sul cosiddetto messianismo ebraico vada studiato seriamente, e quanto, dopo, nella riflessione biblica e teologica si è scritto non sia ritenuto efflorescenza di stagione…insomma il fatto-Cristo non può essere ridotto a un mito, o a un effetto culturale, o a un incidente o accidente storico.

2)      Capisco anche che ammettere la verità di Cristo uomo-Dio comporta l’accettazione della suo dottrina e, sopratutto, della sua morale, molto difficile, e, in questo senso, si distacca radicalmente da pensatori  e da altri fondatori di religione. Non si può negare l’unicità del fenomeno-Cristo, quindi la pazienza necessaria a seguire tutto ciò che di lui si può dire entro uno schema di rivelazione assai delicato e complesso…per cui c’è da confrontarsi continuamente con la Chiesa…. a meno che non si pretenda di privatizzare Cristo come un qualsiasi pensatore commettendo l’errore di produrre ancora un guazzabuglio…il terzo…dopo quello dei filosofi e delle religioni, con cose serie e amene di vario genere…ma sempre deludenti…

3)      Capisco ancora che anche con Cristo e con la sua Chiesa non sono stati affatto eliminati i grandi problemi del male, del dolore, dell’uomo stesso, e che anche dal credente in lui, ordinariamente, non c’è da attendersi quella testimonianza che si presumerebbe….Sì…tutte cose vere e note…Ma all’interno del pensiero e della verità di Cristo…questi grandi problemi non sono mai tacitati, anzi…se oggetto del pensiero e dell’azione di Cristo è l’uomo…vuol dire che a quest’uomo sa dire e sa offrire qualcosa.