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Sella Ronda Hero

Scritto da Massimo Palazzo il 1 settembre 2015
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La Sella Ronda Hero è una maratona in Mountain bike che si svolge ogni anno  nel meraviglioso contesto dolomitico ed è considerata la più  dura al mondo. Le iscrizioni vengono aperte il 30 settembre alle ore 24  chi è fortunato riesce ad  iscriversi e presentarsi al nastro di partenza il 27/06 dell’ anno successivo. Ho deciso di provarci era nei miei programmi da tempo e come diceva Seneca,  inutile continuare a rimandare le cose migliori , quel domani potrebbe non arrivare mai. Mi sono preparato davanti al pc aperto sul sito della manifestazione, alla velocità della luce  ho compilato tutti i dati richiesti  e  sono andato a dormire. Il giorno dopo  ho ricevuto la conferma dell’ iscrizione e  ho esultato, per prepararmi  e portare a termine questa sfida ho a disposizione nove mesi. Il mio universo emotivo è partito sulle montagne russe,  ho sentito dentro di me il fuoco della competizione e pure nuove  sensazioni in bicicletta. Il primo step sarà   convincere me stesso  di non essere  più  competitivo come qualche anno fa’, tuttavia non potrò  spegnere  i miei pensieri e le mie ambizioni  in direzione del percorso ,  tempi e medie tenute . Fatte le dovute considerazioni avevo maturato  una certa idea riguardo a quanto avrei impiegato per portarla a termine , a  riportare le mie fantasie sulla terra un amico che l’ aveva fatta due volte.  Ero  incuriosito dai suoi racconti,   dal suo tempo finale, uscendo con lui avevo notato che avevamo lo stesso passo. Quando me lo rivelò  le mie ambizioni si ridimensionarono . Nel frattempo erano  passati due mesi dall’ iscrizione,  un problema fisico mi costrinse a fermarmi. Lo stop durò per poco più di due settimane, per ovviare al problema di non poter  usare la bici ripresi a correre a piedi. Dicembre: siamo vicini alle  feste che  considero sacre per andare in viaggio.  Sono contento per la vacanza, preoccupato per il fatto di dover di nuovo abbandonare la bicicletta perché, più passano gli anni e più la ripresa diventa lenta . In valigia metto le scarpe con l’ intenzione di andare a correre tutti i giorni, cosa che avviene regolarmente. Al ritorno soffro di mal di gola, raffreddore e forte tosse, non mi capitava da tanti tanti anni, mi curo ma non con convinzione, fa molto freddo e non ancora  guarito  ritorno a correre a piedi e ad uscire in bici.  Peggioro,  mi devo fermare perché sono a rischio broncopolmonite. Cura antibiotica pesante e stop alla preparazione , siamo a febbraio il tempo corre veloce, gli altri  hanno  molti più  kilometri nelle gambe di me, io sono fermo ai box malandato e riprendere mi costerà tempo e molta più fatica , sono demoralizzato. Finita la cura e avuto l’ ok dal medico sono ritornato ad allenarmi, prima  da solo in seguito   anche  in gruppo , con quest’ ultimo probabilmente ho esagerato, gli altri  sono  più avanti di me come preparazione. Ho aperto il sito della gran fondo e sono rimasto stupito e’ già iniziato il count down,  mancano  120 giorni mio dio sembrano pochi.  Marzo è iniziato bene,  girando per i boschi comincio a vedere  primule e margherite il mio umore migliora, aumento  di intensità  gli allenamenti e avverto minor stanchezza, buon segno. Continuo con questo programma fino a quando decido  di controllare il mio stato di forma, per farlo mi  aggrego  a un gruppo di matti,  che nella pausa pranzo del martedì e giovedì si diverte  ad andare a tutta. Partono dal centro di Treviso e si trasferiscono fino al Montello, un panettone in prima periferia con salite e discese per tutti i gusti. Chi vuole si accoda e cerca di rimanerci…….finché ce la fa .
A volte il gruppo conta anche più di 50 persone , pochi si conoscono, tempo per parlare non ce n’è,  testa bassa e pedalare, sembra di essere in gara e le prestazioni migliorano. Dopo tre uscite con i pazzi,  ritorno ai miei giri normali , devo dedicarmi alle  salite  cercando di farne sempre più lunghe visto quello che dovrò affrontare. Aprile : incominciano le belle giornate, diventa più bello uscire e posso finalmente  salire in cima a qualche montagna la neve se ne sta’ andando . Salgo  in vetta ad una  montagna storica Veneta il Monte Grappa. Soddisfatto ripeto l’ esperienza altre volte cambiando versante, i km aumentano e anche la gamba gira meglio sento che sto’ entrando in una buona condizione anche se un problema  è dietro l’angolo. Ho notato che il giorno seguente un allenamento  pesante il battito del cuore e’ irregolare , la pressione rimane giusta mentre al polso noto  qualcosa di strano. Più che un extrasistole in alcuni casi sembra una  fibrillazione atriale.  Sono preoccupato, visto il perdurare della situazione  vado dalla dottoressa e le chiedo un parere. Anamnesi confermata, ricetta per controllo cardiologico immediato per togliere dubbi sia a me che a lei. Arrivo in cardiologia, mi attaccano al monitor e il tracciato conferma atriale. Il  cardiologo,   simpaticissimo e ciclista praticante, mi dice di stare tranquillo che userà un farmaco per riportare il battito alla normalità  poi deciderà il da farsi. Scherzo con l’ infermiera con  sempre più pensieri e preoccupazioni, improvvisamente  il muscolo ritorna a battere normalmente, lo sento e lo vedo sul monitor e poco dopo lo riscontrano anche loro. Il dottore mi chiede come si sono svolti i  precedenti allenamenti, cosa ho mangiato, bevuto, che sali ho preso. Essendoci delle temperature ancora basse in montagna,  ho fatto uso di abbigliamento pesante, sudato tantissimo senza integrare i sali perduti, l’alimentazione è stata la solita, ho bevuto caffè e coca cola, cosa insolita per me che  non sopporto la caffeina. Mi consiglia di prendere potassio e magnesio, sospendere bevande con caffeina, fare attenzione e ritornare in caso di bisogno. Metto in atto le sue indicazioni e il problema diminuisce, lo avverto una volta  sola dopo un  allenamento  pesante e  in due occasioni la mattina appena sveglio,  esco lo stesso  ad allenarmi e al ritorno  a casa mi sento meglio. Continuo ad analizzare il problema ma  l’ eccesso di analisi porta alla paralisi.  Una mattina scherzando con mia moglie riguardo un probabile infarto o ictus la sua solita  pragmaticità  mi da un colpo da ko. Non ti capita niente quando sei in bici poiché mentre vai  non avverti niente, non potresti salire così in alto a quei ritmi se tu avessi problemi e poi, come senti il cuore mentre vai? Bene rispondo io e allora perché ti fai tutte queste seghe mentali? perché sono un rompicoglioni rispondo. Chiudo la conversazione  rinfrancato. Continuo ad allenarmi  ma sono come San Tommaso,   voglio andare a fondo, prenoto una visita a pagamento dal cardiologo simpatico e bravo incontrato in ospedale. Arrivo in ambulatorio, l’infermiera mi prepara alla  visita facendomi un elettrocardiogramma che risulta a posto, quando entro in studio mi aspetto di fare un’ eco, che mi controlli con attrezzature particolari invece, parliamo di biciclette, di itinerari, mi chiede perché sono ritornato da lui. Dopo questa breve introduzione  mi conferma che non corro nessun pericolo a suo parere, se ho dei dubbi esiste un aggeggio da impiantare sottocute  in prossimità del cuore per monitorare i sintomi quando si manifestano, ovviamente l’installazione avverrà  in sala operatoria ma in day hospital. La visita è durata 45 minuti,  40 abbiamo parlato di biciclette percorsi e lavoro, 5 del mio problema che forse non è  un problema e lui l’ha capito. Pago 94,50 euro e torno a casa contento a spiegare tutto  alla signora pragmatica che mi sta aspettando con molta molta pazienza. Più che le sue rassicurazioni hanno fatto effetto quelle di dover  andare in ospedale, in sala operatoria, di mettere questo aggeggio. Guardo le dinamiche dell’intervento sul sito della casa produttrice e mi sento ancora meglio. Quando  sono uscito in bici il giorno  dopo sono andato come un treno, ad un certo punto mi sono accodato ad un gruppo abbiamo percorso una parte di percorso insieme dandoci i cambi regolarmente, una volta capitato il mio turno in testa dopo poco mi sono girato e non c’era più nessuno. Giugno:  i problemi sono stati superati , ora la preoccupazione deriva dal poco tempo rimasto. Ho leggermente modificato l’ alimentazione , senza entrare nei dettagli mi sento meglio ed è arrivato il caldo. Sono uscito in gruppo nella pausa pranzo ma non si è rivelata un ottima scelta sono tornato a casa sfinito c’erano più di 35 gradi . Devo anche pensare al mezzo che mi accompagnerà nell’avventura. La mia mtb va benissimo ma per la gara ha bisogno di un bel tagliando. In un sito tedesco specializzato e con ottimi prezzi ordino delle gomme adatte a questa gara,  pastiglie dei freni, catena, liquidi antiforature e alcuni ricambi.
Dall ‘organizzazione è arrivata la mail con il mio numero di gara “8153″ l’orario di partenza le 08:55 la griglia la numero 16. Ci siamo, guardo  avanti e vedo il percorso, indietro i nove mesi passati tra pensieri, problemi, sudate, ore in bici ma non bastano ancora.  La penultima settimana ho fatto una lunga e dura uscita in montagna metri di dislivello 2600, l’ultima. Sono a meno 3 giorni dalla gara, la sento, cerco di non pensarci, preparo tutto per la trasferta. La bicicletta è pronta , lavata lucidata oliata e messa a punto ora basta usarla e cercare di farla andare il più possibile. Lo zaino che porterò in gara è pronto, la borsa con tutto
l’ occorrente anche. La partenza  è per venerdì mattina alle 08:30 destinazione   Selva di Val Gardena le previsioni non dicono niente di buono . Da quando mi sono iscritto ad oggi ho fatto quasi 4000 km in bicicletta, 300 di corsa, ho guardato tanti  filmati della gara, letto innumerevoli blog, ricevuto tante mail
dall ‘organizzazione, sentito pareri di tanti che l’hanno fatta, preso del matto da altrettanti, ora manca l’ultimo capitolo il più importante. Riuscirò ad arrivare sotto il cartello ” Sei un eroe” ? . Venerdì 26/07/2015 partenza per Selva di Val Gardena  . Arrivo a destinazione  il paese è super affollato di gente proveniente da ogni parte d’ Italia e del mondo, striscioni e bandiere in ogni luogo, si respira
un’ atmosfera di festa. Deposito tutto in albergo, vado a ritirare numero e pacco gara che contiene: la tabella con il nome cognome nazionalità e cartina del percorso con microchip integrata per registrare i tempi da applicare al manubrio , identica  per la schiena, maglietta gara  solo per  i partecipanti, cuscino da riposo con truccioli di legno di cirmolo, prodotti enervit, creme x massaggi, croissant. La giornata se ne va veloce, preparo  tutto per la mattina, dopo una cena deliziosa  a nanna presto. Ho dormito poco, finita  la colazione mi preparo, le previsioni danno acqua per il primo pomeriggio, speriamo si sbaglino altrimenti farò metà gara bagnato. Alla partenza, siamo divisi per griglie e fasce d’età, quelli che partecipano al campionato del mondo sono già partiti.  È impressionante vedere il numero di partecipanti, un serpentone colorato di biciclette e persone tutti con i propri pensieri, ognuno  ha aspettato quasi un anno  questo evento, lo speaker ne intervista alcuni , c’è la musica, gli abitanti e i parenti dietro le transenne a bordo strada, i bambini con le bandierine, l’elicottero sopra le nostre teste ci sta riprendendo, sono tranquillo. In mezzo a tutte queste distrazioni quasi ti dimentichi che cosa ti aspetta fino a quando  il serpentone si muove e  il divertimento comincia. Dopo un piccolo rettilineo di 300 metri  si gira a sinistra,   salita su asfalto per circa due kilometri fino all’imbocco di una pista da sci dove,  la gara ti porge il benvenuto in modo brutale.  Sei kilometri con pendenze molto dure tanto è vero che l’ultima parte  la si farà a spinta. Scollino dopo 1 ora e tre minuti , non potevo  fare meglio, in gruppo non parla nessuno, per distrarmi leggo il numero, cognome e nome, paese di provenienza di chi sorpasso, di chi a sua volta lo fa con me. Dalla cima inizia una lunga discesa molto ripida , pratoni, strade sterrate, mulattiere, alcuni punti sono pericolosi e talmente ripidi che si  creano  ingorghi,  si fatica persino a farli a piedi. In discesa mi sento molto a mio agio, ne passo moltissimi e questo mi gasa,  potrei andare ancora  più forte ma non voglio rischiare sono troppo lontano dal traguardo. Scalo un altro passo poi ridiscendo  a valle e trovo il  primo ristoro, mi rifornisco di acqua, mangio una banana e riparto, mi aspetta il successivo  passo altrettanto duro,  raggiungo  la vetta con molta  fatica,  in alcuni punti ho spinto. Scollino con poco meno di 20  km  di gara nelle gambe, sono a oltre 2000 mt l’ aria è più fresca,  il cielo sta diventando scuro comincia a piovere. Non ci voleva, tanti si fermano e si coprono con mantelline e maglie più pesanti io decido di continuare e ci azzecco poiché dopo poco smette. In alcuni punti  ci sono parecchi spettatori che non si stancano di incitarci, è molto bello inoltre, non posso fare a meno di ammirare lo  spettacolo che mi  circonda. Mi rendo conto di andare abbastanza bene anche se  la fatica è già ad alti livelli . Ricomincia una discesa molto tecnica intervallata da corte salite spacca gambe, mi sfogo per bene recuperando parecchia gente partita molto prima di me e altri che mi avevano passato nelle salite precedenti. La bici va benissimo, la messa a punto è stata fantastica mi dico bravo da solo ma prima del secondo ristoro mi viene un crampo alla gamba sinistra, un brutto campanello d’allarme. Al ristoro mangio più cose, prendo sali e faccio stretcking sono leggermente preoccupato. Mi attendono due passi molto duri che hanno fatto la storia del ciclismo,  il Pordoi e  il Sella che  percorrendoli su asfalto non raggiungono pendenze impossibili,  mentre i sentieri che percorreremo  saranno micidiali . Appena iniziato il Pordoi i crampi si ripresentano molto dolorosi oltretutto, per peggiorare la cosa sarò costretto a fare tutta la salita a piedi, spingendo la bici su un terreno smosso con scarpe non proprio idonee per camminare poiché provviste degli attacchi ai pedali.  Si scivola e si fa doppia fatica. Le gambe diventano di marmo, se alzo gli occhi vedo la cima lontanissima,  caschi e magliette colorate all’infinito, di fianco sento solo ansimare e il rumore della ghiaia, dei sassi. Sembra di essere su un set cinematografico per un esodo biblico. A volte qualcuno risale in  sella e prova a ripartire , dopo 4/5 pedalate si rassegna e ritorna a spingere. Io ci provo in tre punti meno duri ma i crampi dopo poche pedalate si ripresentano più dolorosi. La fatica per raggiungere la vetta del Passo Pordoi  è stata terribile, vedo parecchi concorrenti alle prese con il mio stesso problema, comincio a sentire qualche imprecazione,  alcuni dispensano incitamenti,  lo faccio anch’io con altri che vedo in super crisi. Ricomincia la discesa intervallata da alcuni sentieri pianeggianti, cerco di pedalare agile per ossigenare un po’ i muscoli ma niente da fare i crampi non mi abbandonano. Ho capito che da qui in avanti sarà un calvario, un calabrese da poco conosciuto sfodera una massima interessante: all’ inizio si usano i muscoli, nella seconda parte il cuore, nella terza la testa forza ragazzi andiamo al traguardo. Dopo un altra discesa molto pericolosa e  lunga arrivo all’ultimo ristoro. Mi fermo per più tempo, mi voglio riposare, mangio,  prendo sali rifaccio esercizi per sciogliere i muscoli  che presumo  stracolmi di acido lattico, il tempo non mi interessa più,  voglio e devo solo arrivare al traguardo. Mi aspetta un altra via crucis, il Passo Sella da un sentiero mai fatto, pendenza impossibile tutto  a spinta. Non guardo  nemmeno in cima cerco di pensare ad altro, prego e chiedo alla Madonna di darmi la forza. Sembra infinita,  la termino in compagnia di un palermitano che abita a Bolzano e uno di Siracusa, sono gli unici che parlano, che incitano me e io loro,  gli altri sembrano zombie non presenti. Prendo coraggio,  da questo punto   conosco abbastanza  i posti,  a parte alcuni strappi che mi faranno tanto male  la maggior parte sarà discesa dura da fare con attenzione fino al traguardo . Richiamo i residui di energie e mi concentro per evitare guai , ci sono concorrenti che camminano, altri sdraiati sul prato, alcuni ritornano indietro e rinunciano, qualcuno  prosegue  per inerzia. A 2 kilometri dall’ arrivo mi viene un crampo con un dolore così forte che penso di impazzire e, non se ne vuole andare. Mi sdraio sul prato porto pazienza e soffro, aspetto che si attenui, risalgo, vedo poco lontano Selva di Val Gardena, non posso e non devo  assolutamente fermarmi, ci devo arrivare  in qualsiasi modo anche strisciando.  Completo questi ultimi benedetti 2 km  con estrema attenzione fino all’ultima curva,  passo sotto il traguardo lo speaker grida a squarciagola ecco un altro eroe. Sono veramente contento come lo sono quelli arrivati prima di me o che stanno arrivando, qualcuno piange, non so dove guardare,  le immagini sono molte, mi offrono una birra, brindo con il mio vicino e quel gesto innesta una catena con molti altri che di colpo ritornano dai loro pensieri. Mi chiedono di uscire dal traguardo perché lo spazio non è grande prima però ritorno indietro e faccio la foto con la mia mtb in braccio devo immortalare questo momento. Mi trasferisco al tendone del pasta party . Non faccio a tempo ad entrare e si scatena un nubifragio. Inutile dire quanto sono contento per averla terminata e per avere evitato di poco l’acqua, telefono al mio amore per condividere questa gioia, non sono stanco, endorfine e adrenalina sono ai massimi livelli, mangerei un bisonte. Mangio tutto quello che mi danno, la porzione di pasta e’ stratosferica, il resto anche, risalgo in bici e faccio come se niente fosse sotto una leggera pioggerellina quasi quattro kilometri e ritorno in albergo. Ritrovo le persone conosciute la sera e la mattina, anche loro sono contenti ci scambiamo complimenti e impressioni, uno mi domanda se la prossima avventura potrebbe essere l’iron man? declino l’ idea con dispiacere  non so nuotare bene per potermi cimentare. Carico tutto e prendo la via di casa. Il film della giornata comincia a passarmi davanti, avrò tempo per analizzare e gustarmi questi bellissimi ricordi .