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Ignazio e Rosa

Scritto da Massimo Palazzo il 1 luglio 2015
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Ignazio e Rosa erano una coppia di  italiani residenti a Nizza in Francia, provenivano lui  dalla Val Brembana lei da Marcianise, si erano fidanzati  da giovani, forse amati e avevano tra molti bassi e pochi alti passato una vita insieme. Ignazio si era perfettamente integrato nella nuova città e nel  nuovo paese, parlava seppur con accento italiano molto bene francese, aveva tanti amici, si divertiva, lavorava, lei usciva pochissimo non aveva imparato bene la lingua e questo la isolava dalla realtà e dalle amicizie. Erano due persone stupende, Ignazio di una simpatia straordinaria impossibile non divertirsi  con lui, aveva superato i cinquanta quando lo incontrai ma apprezzavo molto come tanti altri la sua compagnia. Casa loro era sempre aperta a tutti, pranzi e cene erano un abitudine e una festa. Ignazio era un gran lavoratore ma, aveva due vizi molto forti che hanno segnato la sua vita, il gioco al casinò e le donne. Con il gioco era fortunato ma non sapeva far tesoro di questa sua fortuna. La sua carriera di giocatore incominciò  al casinò di Venezia. Passò una serata memorabile sbancando il tavolo, uscì e passò la notte nel più bell’albergo della città in dolce compagnia, il giorno successivo comperò una  macchina che solo i ricchi potevano permettersi  quando fu pronta ritornò al paesello dove, l’unico ad averne una era un famoso medico proprietario di una grande clinica. Il resto dei soldi avanzati li diede alla mamma Carolina che li mise nel materasso. La somma avrebbe permesso una vita diversa con meno problemi a lui e ai suoi famigliari  invece, poco per volta tutta la fortuna ritornò da dove era venuta. Dopo qualche anno lui  e Rosa si  trasferirono a Nizza per lavoro, la  città  piacque ad entrambi e si fermarono. Dopo pochi anni di residenza Ignazio, mentre stava ritornando dal lavoro in macchina con altri suoi quattro colleghi, venne investito da un auto. L’incidente fu terribile, gli altri quattro morirono sul colpo lui venne estratto con parecchi problemi. La ripresa fu lenta e dolorosa, il problema maggiore si rivelò   l’ assicurazione che non voleva pagare. Ogni tanto gli versavano una somma e facevano un’ offerta per chiudere la pratica a loro vantaggio,  lui rifiutò sempre fino ad ottenere quasi per intero la richiesta dopo molti molti anni … Nonostante parecchie rotture, qualche segno e cicatrice, il fisico molto forte gli consentì di uscirne abbastanza bene. Con il piccolo  vitalizio che l’assicurazione gli versava e il proprio lavoro  avrebbe potuto vivere dignitosamente. Purtroppo il vizio del gioco non l’abbandonò mai, allora dovette continuare a fare il muratore e,  arredare  i bagni  con specchi rotti. Li comperava, li rompeva e  incollava a forma di mosaico, non era superstizioso perché altrimenti con tutti quelli che aveva rotto avrebbe dovuto avere tutta la sfortuna del mondo. I lavori erano logicamente intervallati dalle trasferte al casinò e dalle conquiste. Non era bello ma a detta della donne affascinante, le faceva divertire era infaticabile, sapeva ballare, conosceva tutti i locali più belli, quando ne trovava una che le interessava molto si dimenticava del lavoro, di Rosa, del gioco. Viveva per le donne, per conquistarne, era   ossessionato. Il risultato di una vita condotta in questo modo non poteva che portare all’ annullamento del  suo rapporto con Rosa che, si limitava ai pochi   rientri a casa. I dialoghi e le litigate  erano da cabaret, non si sopportavano più, quando il litigio superava i limiti lei parlava il dialetto incomprensibile della sua  città, lui rispondeva in un italiano misto francese bergamasco della Val Brembana. Considerando  l’età‘ e l’incidente Ignazio era in perfetta forma, forte, attraente, simpatico, lei  aveva avuto un decadimento molto accentuato che lui non accettava, ma questa era una scusa, non era uomo da matrimonio.  Non restava mai in casa, non la portava in nessun posto, non che a lei interessasse, lei  adorava la tranquillità, cucinare, tenere in ordine  usciva solo per fare la spesa. Erano praticamente agli antipodi e nessuno riusciva a capire come potevano aver avuto una relazione due persone così diverse. Non condividevano più niente dormivano in camere separate, però lei gli faceva il bucato, gli stirava tutto e quando rientrava pur borbottando gli preparava da mangiare. A volte  facevo da autista a Ignazio  per andare a Monte Carlo a giocare al casinò. I dadi erano la sua passione, qualche volta stavo a guardarlo altrimenti me ne andavo in giro tanto sapevo che l’attesa sarebbe stata lunga. Se decideva di tornare a casa vincitore era una festa per tutti perché era generoso. A volte vinceva delle belle somme, me ne dava una parte e mi raccomandava di non ridargliele per nessun motivo. Finiva  che mi veniva a cercare e che glieli dovevo ridare, e la maggior parte delle volte  non avanzava nemmeno un franco per bere un caffè. Era questo il suo punto debole,  gran giocatore, fortunato ma senza la forza di abbandonare la scena al momento giusto.

Quando l’Italia vinse il mondiale nell’ 82 Ignazio fini sul giornale locale perché fece il bagno nudo con la bandiera nella fontana della piazza. Io non lo vidi, mi fu raccontato e mi mostrarono anche l’ articolo e le foto. Con il passare degli anni i nostri contatti si ridussero, andai qualche volta a trovarlo, aveva preso un cane  che era diventato la sua ombra, i vizi nonostante l’età non  li aveva persi, fisicamente lo vedevo sempre in forma. Lei se ne andò colpita da un infarto mentre si trovava a casa sola, Ignazio nonostante i litigi e tutto quello che oramai comportava un legame quasi nullo soffrì.  Aveva passato una vita con la sua  Rosa e sapeva che lei lo aveva veramente amato.