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I liquori al caffè

Scritto da Piero Valdiserra il 1 gennaio 2014
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Che l’Italia sia un Paese di fini intenditori, di grandi consumatori e di ancor più grandi commentatori di caffè, è ormai un luogo comune. Una prova? Quando siete all’estero, per turismo o per affari, prestate attenzione ai discorsi dei nostri connazionali: in gran parte verteranno sulla richiesta e sulla conseguente, minuziosa valutazione dei caffè serviti sul posto.

Non altrettanto noto è il fatto che all’ombra del tricolore si produca un gran numero di liquori al caffè. Scorrendone le marche, si scoprono diversi nomi illustri. A partire dal primo e probabilmente più famoso, lo storico Caffè Sport Borghetti, che recentemente ha cambiato look diventando Borghetti Liquore di vero caffè espresso. Messo a punto nel 1860, il Borghetti deriva da un’equilibrata miscela di caffè arabica del Sudamerica e di caffè robusta di origine africana. I chicchi macinati sono versati in caffettiere giganti, e producono così un caffè dal gusto morbido e profumato, al quale si aggiungono alcool e cristalli di zucchero.

Un secondo brand storico della categoria è il Gala Caffè della Stock, ricavato interamente da caffè arabica del Sudamerica; non meno carichi di nobiltà alcolica sono i liquori al caffè di altre celebri Case produttrici, come Luxardo, Lucano e Pallini.

Il logo Illy campeggia su un liquore molto esclusivo, ottenuto utilizzando la miscela di Illycaffè: vale a dire 9 tipi di caffè arabica provenienti dalle migliori piantagioni di Brasile, America Centrale, India e Africa. L’aggiunta di alcool porta la gradazione a 28°, in modo da esaltare, senza sopraffarlo, l’aroma del caffè.

La bruna bevanda coloniale serve infine da ingrediente di pregio per ottenere interessanti variazioni sul tema sambuca (Molinari) e brandy (Villa Zarri, quest’ultimo ricavato con l’aggiunta di una selezione di caffè arabica a bassissima acidità, di provenienza indiana).

Come potete vedere, il panorama nazionale è molto ricco e variegato. E nel resto del mondo?

A livello internazionale due sono le marche che la fanno da padrone. La più importante è senz’altro quella di Kahlúa, liquore al caffè di origine messicana prodotto su licenza anche in altri Paesi del mondo. Importato negli Stati Uniti nella prima metà del secolo scorso, Kahlúa divenne negli anni Cinquanta una celebre base da miscelazione: il cocktail di latte e Kahlúa, cioè il Sombrero, diffuse la conoscenza del liquore messicano in tutto il Nordamerica, e gli fece da trampolino di lancio per la sua diffusione negli altri continenti. Caratterizzato da un aroma intenso e da un corpo pieno ed energico, Kahlúa è prodotto dall’unione di acquavite di canna da zucchero, caffè messicano e vaniglia.

La seconda marca globale di liquore al caffè è Tia Maria, un prodotto giamaicano a base di estratti di caffè della varietà “Blue Mountain”, spezie locali e rum. La sua composizione, tenuta rigorosamente segreta, fu sviluppata da un certo Kenneth Evans, che pare l’avesse ricavata da un’antica ricetta indigena (l’eroina, in questo caso, fu una donna giamaicana che riuscì a preservarne la formula prima dell’arrivo degli inglesi sull’isola caraibica, nel 1655).

Come si degustano i liquori al caffè? Naturalmente lisci o, d’estate, con l’aggiunta di qualche cubetto di ghiaccio. Potete inoltre usarli per la preparazione di granite, oppure aggiungerli in piccola quantità sul gelato alla crema. Interessante è l’impiego che ne viene fatto nei cocktail. Il repertorio ufficiale AIBES ne annovera un paio, entrambi della categoria after dinner: il Driver (brandy, crema al whisky, liquore Galliano, liquore al caffè, panna liquida) e l’Armon (vodka, liquore al caffè, liquore alla menta).

Ma non si può parlare di cocktail senza menzionare il più famoso fra i mix a base di liquore al caffè: ci riferiamo al Black Russian, una ricetta firmata dal barman belga Gustave Tops, che la creò nel 1949 presso l’Hotel Metropole di Bruxelles, in onore dell’ambasciatore USA in Lussemburgo. Preparato direttamente in un bicchiere old fashioned, il Black Russian prevede un 70% di vodka bianca e un 30% di liquore al caffè, versato successivamente; a completare la preparazione, si aggiungono soltanto alcuni cubetti di ghiaccio. Anche in questo caso, considerati gli ingredienti, il Black Russian va servito preferibilmente a fine pasto.