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Il negozio di alimentari

Scritto da Massimo Palazzo il 1 settembre 2013
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Il negozio di alimentari, la posteria come la chiamavano i vecchi, luogo da dove presi lo spunto da bambino per la mia attivita’ di oliatore di saracinesche per comperarmi il motorino, era  dei signori Parola che alle soglie della pensione la cedettero ai coniugi Comolli. Marito e moglie,  attiravano l’attenzione di chi li incontrava la prima volta per la loro bassa statura , gestivano un negozio  semplice come la maggior parte a quei tempi. Il banco dei salumi e dei formaggi con il pane,  occupava lo spazio piu’ grande sulla destra appena entrati , dalla parte opposta  una scaffalatura con  il resto dei  prodotti,  mai numerosi. Ad esclusione del pane,  che per la vendita condivideva con un altro negozio poco  distante dal loro, nel quartiere non aveva concorrenza  fino a quando non aprirono i supermercati.
I coniugi si suddividevano i compiti, lui si occupava degli affettati e dei piatti pronti ,  lei  del pane e del latte, delle consegne, della tenuta dei libretti con la copertina nera e la rilegatura rossa con il nome del cliente , tenuti in una cassettiera in un angolo del banco, dove giornalmente veniva indicato l’importo della spesa . Li teneva aggiornati con la calcolatrice Olivetti a manovella bianca e azzurra, erano pochi quelli che pagavano giornalmente,  alcuni lo facevano  a settimana, piu’ numerosi quelli   alla fine del mese , usanza molto diffusa in quegli anni.
Il Signor Sergio fumava moltissimo, frequentava spesso il bar di fianco al negozio, non era molto socievole , era  sempre  serio e pensieroso ma molto  preparato nel suo lavoro.
Il meglio di se lo dava per le feste di Natale e Capodanno  preparando un ampia scelta  di prelibatezze  che,  rendevano il negozio  profumato e gustoso.  I suoi piatti pronti avevano molto successo con i clienti del quartiere e delle zone vicine che molto felicemente si appoggiavano a lui. La signora Olga era piu’  simpatica, a parte alcuni giorni di luna storta,  organizzava le consegne, dava ascolto ai rappresentanti seguiva i due figli. Restarono molti anni,  lavorarono  bene e lo gestirono con soddisfazione , in seguito con l’apertura dei primi supermercati comincio’ a calare il lavoro e loro andarono in crisi. Al posto di combattere ampliando i servizi, tolsero i piu’ importanti, resero  il loro esercizio povero di prodotti, triste,  sembrava un negozio di un paese comunista ,  loro stessi non provando piu’ piacere a lavorarci  erano diventati tristi , demotivati, nervosi . Non riaprirono piu’ la saracinesca, lei resto’ a casa, lui grazie alla sua riconosciuta bravura,  trovo’ lavoro in centro citta’ in una rosticceria salumeria molto affermata. In questo nuovo posto di lavoro non doveva attendere le feste  per preparare piatti particolari, lo poteva fare giornalmente, secondo il parere di  clienti che lo seguirono, il  non avere il problema della gestione lo aveva reso  sereno e libero di lavorare con ancora piu’ passione. Un altro negozio che aveva resistito tanti anni se ne era andato, un altro punto d’incontro perso, ne vennero al suo posto aperti altri con lenta successione che trattavano differenti articoli poi, con l ‘ultimo la chiusura definitiva e la totale dimenticanza di quello che fu’ e quello che accadde in Viale dei Mille angolo Via Rene’ Vanetti a Varese.