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Inghilterra, il college, la famiglia e…

Scritto da Massimo Palazzo il 1 luglio 2013
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All’inizio  di un’estate  di molti anni fa cominciai a pensare che sarebbe stato meglio rinunciare ad un viaggio  e cercare una  soluzione per  migliorare il mio inglese.  Ero insoddisfatto del mio livello e pur avendo parecchie idee in proposito  non avevo fino a quel momento dedicato il tempo necessario  per organizzare  qualcosa di utile. Fu una serata passata con un’ amica a farmi prendere la decisione definitiva,  le manifestai questo mio desiderio chiedendole se poteva darmi dei consigli. Mi descrisse in modo molto convincente  l’esperienza  sua e della sorella a Salysbury,   un paesino distante cinquanta km da Londra presso una famiglia, frequentando un college. Rimasi  affascinato dal suo racconto, ci pensai qualche giorno poi  telefonai  al college per farmi mandare  i moduli  per

l’ iscrizione. Decisi di iscrivermi, pagai e ricevetti  tutte le informazioni riguardo le lezioni, l’ indirizzo  della  famiglia che mi avrebbe ospitato, descrizione dei componenti, orari dei treni, dei bus, tutto con assoluta precisione e chiarezza,  bastava solo aspettare il giorno per partire e arrivare a destinazione. Con  l’aereo arrivai a Londra,  presi il treno per la città dove avrei soggiornato, studiato e conosciuto la mia nuova famiglia. Ero contento e curioso, un inconveniente al treno ritardò il mio arrivo, telefonai alla famiglia per informarli, gentilmente mi dissero di non preoccuparmi, sarebbero venuti a prendermi alla stazione a qualsiasi ora. Arrivai a destinazione  alle ventitre, ad aspettarmi un signore alto, distinto,  capelli bianchi, viso e sorriso  che fanno simpatia, due figli  ad accompagnarlo. Mi accolsero molto calorosamente,  ebbi l’impressione  di conoscerli da tempo, educati, gentili, spontanei.

Poco dopo feci conoscenza con la moglie e una gatta bellissima, alla fine di una veloce visita alla casa molto bella  ci fermammo in sala da pranzo dove, c’era la cena che aveva preparato e mantenuto in caldo per me. Trovai zuppa di cavolfiori, secondo la sua descrizione deliziosa, io la  odio con tutte le mie forze e  non la  mangerei mai e poi mai, carne con piselli, pane nemmeno la fotografia.
La famiglia era al completo schierata di fronte a me, ero affamato, non volevo offendere chi aveva cucinato e presentarmi da maleducato, mangiai  e dissi da vero giuda che era tutto buonissimo. Nonostante la zuppa poco gradita compresi subito di essere capitato bene, una villa immersa nel verde, un giardino molto curato con una buona varietà di fiori, una cameretta  bianca e azzurrina solo per me, due studentesse tedesche che dormivano in un altra camera. Le conobbi a  colazione, erano alla loro terza settimana, mi spiegarono alcuni dettagli riguardo le abitudini della casa, dato che dovevamo condividere un bagno, con assoluta precisione stabilirono gli orari di utilizzo dello stesso la mattina. Io scelsi il terzo turno, peccato non aver optato per quello di mezzo per sballare di qualche minuto la loro assoluta precisione poichè secondo me ci andavano con il cronometro. Finita la colazione che al contrario della cena era ben fornita,  la signora che lavorava nell’ospedale cittadino come biologa, ci accompagnò a scuola con la Fiat cinquecento rossa. Le mie due compagne mi salutarono e mi diedero appuntamento all’intervallo, io feci il test di ammissione  poi venni assegnato alla classe idonea al mio livello. Ci andai con   una ragazza cinese che viveva in Giappone,  già presenti in classe c’erano una russa, tre ragazzi turchi, una ragazza di Taiwan e una giapponese. Mi presentai, risposi ad alcune domande loro e dell’insegnante e iniziammo. La lezione finì alle 16,30 ero sfinito, le ragazze tedesche molto gentilmente mi aspettarono, mi portarono in centro, mi mostrarono la cittadina, con precisione germanica mi diedero tutte le indicazioni utili, andammo a bere un aperitivo poi con il bus tornammo a casa. Ad aspettarci come quasi tutte le sere seguenti, c’erano i padroni di casa che volevano sapere com’era andata la giornata, cosa avevo fatto, le impressioni, era  un loro compito farmi parlare e correggere gli errori. Sinceramente  ero talmente stanco che sarei stato contento di  trovare solo la gatta che si era affezionata a me e viceversa, andare in camera e riposarmi. Cenavamo alle 18,30  a volte anche prima, i primi piatti nel primo periodo non li vidi mai, il menu era buono  le quantità non erano come le mie abituali, pane nemmeno l’ombra e allora la maggior parte delle sere  cenavo di nuovo in città. Quando le tedesche se ne andarono  arrivarono due ragazze spagnole che accettarono il menu e le porzioni per poche sere, poi chiesero maggior abbondanza, il pane e, la possibilità di fare delle serate a cucina spagnola.  Apprezzai molto queste novità, beninteso se lo  avessi chiesto  prima la signora mi avrebbe accontentato ma le cose andarono cosi e non ce ne fu bisogno. Mi trovavo sempre meglio in casa, la stessa cosa a scuola con i compagni,  la ragazza  cinese era simpaticissima,  i ragazzi turchi uno spasso.

Al contrario di tutti gli altri studenti  non abitavano in  famiglia, ognuno  di loro aveva un proprio appartamento, auto a noleggio, risiedevano in Inghilterra da parecchio tempo pagati dal governo del loro paese, ogni tre mesi cambiavano città ed istituto, il loro livello linguistico  faceva  lentamente progressi la pronuncia non  migliorava. Mi dicevano, noi capiamo quasi tutto, andiamo anche al cinema, leggiamo i giornali il problema è che gli altri non capiscono noi .

Io me la cavavo abbastanza bene per quello che era il mio livello, cercavo di applicarmi e di sfruttare le lezioni ed il contorno il più possibile nonostante la giornata fosse impegnativa.  Le lezioni iniziavano alle 9,00 e terminavano alle 16,30 uscivo stanco, prendevo l’ autobus e rientravo a casa verso le 17,00, colloquio in salotto con la gatta sulle ginocchia, doccia, cena e compiti sempre in compagnia della gatta che dopo pochi giorni dal mio arrivo in casa, aveva preso l’abitudine di  aspettare  in camera il mio rientro tra lo stupore dei padroni poichè non l’aveva mai fatto con nessuno. Considerato che si sarebbe cenato presto non avevo tanto tempo per riposarmi e per i compiti, dopo una tale  giornata  sentivo il bisogno di andare in un pub e allora, una parte di essi  li facevo prima di cena il rimanente  la mattina presto. Mi abituai a questi ritmi, prendevo forza dal fatto che miglioravo, conoscevo molta gente e con loro per la maggiore provenienti da altri paesi, dovevo per forza parlare in inglese e l’esercizio era continuo. Il sabato e la domenica erano liberi, la scuola organizzava delle gite, bastava iscriversi e pagare al resto pensavano tutto loro. Preferivo organizzare i tour da solo, in treno o in autobus e le compagnie me le sceglievo io. Ne abbiamo fatti di molto belli e divertenti,  durante  uno di questi  la cinesina voleva imparare un po’ di italiano,  le insegnai i saluti, le parole affettuose, poi la misi in  difficoltà con il, lo, la, il, gli, le  e riguardo a questi che non riusciva a pronunciare, credo di non aver mai riso cosi tanto e di aver contagiato l’intero bus che pur non capendo perchè ci accompagnò nelle risate. Tutto procedeva a meraviglia durante il giorno si studiava, la sera cena in famiglia, gradevole per lo standard inglese,  ottima l’ atmosfera familiare. Il capofamiglia  era in pensione,  giocava a golf, camminava, leggeva, aveva  una camera insonorizzata completamente piena di cd di musica jazz dove si ritirava ad ascoltarli. Gli dissi che piaceva  anche a me quel genere di musica disquisendone ci trovammo d’accordo riguardo alcuni autori, rimase soddisfatto  e  mi raccontò che era socio di un club di amici con la medesima passione, in quel periodo una delle più famose band di New Orleans era presente in Inghilterra  una sera  avrebbero suonato nel loro circolo, pertanto avrebbe avuto molto piacere  avermi  suo ospite. Rimasi meravigliato e allo stesso tempo felicissimo dell’invito che logicamente accettai. Passammo una splendida serata, musica  molto bella sembrava di essere sul set di “New York   New York” con Robert De Niro e Liza Minelli . Al rientro a casa trovammo  la moglie che ci aspettava , mi chiese se mi ero divertito bevemmo qualcosa insieme poi, prima di augurarci la buona notte, John mi ringraziò per la serata e per la compagnia. Provavo dispiacere a non poter dialogare in modo completo per la non perfetta conoscenza da parte mia della lingua con loro, lui  mi incoraggiava sempre,   diceva, almeno tu puoi parlare con me, io nella tua lingua e con tutti gli studenti che vengono in casa mia non posso dire niente, quando vado in ferie in un altro paese tutti parlano la mia a volte anche meglio di me pertanto, non ne imparerò mai una nuova. Una chiara dimostrazione  l’ebbi una mattina, tolse la  Fiat 500 dal garage,  la preparò per la moglie e per noi davanti a casa, mentre stavamo aspettando di partire mi chiese,  Max, guardando la scritta sul cofano posteriore ( c’era scritto cinquecento) cosa vuol dire? Five hundred John, mi rispose che idiota che sono.

I giorni passavano, io e lui  entravamo sempre più in confidenza, era veramente una persona piacevole, i figli mi raccontarono che la sua felicità era avere sempre studenti per casa, di conoscerne cosi tanti provenienti da ogni parte del mondo,  che durante le vacanze di natale quando la scuola era chiusa lui era triste. Una sera dopo che parlammo di birra, decise che era arrivato il momento di portarmi a conoscere i pub e le vere birre inglesi. Per fortuna me ne mostrò solo quattro,  tornai a casa leggermente brillo ma ne gustai di fantastiche. Oltre  alla passione per il jazz suonava il pianoforte, un sabato sera vennero a cena una coppia di amici loro, la signora cucinò perfettamente, lui e l’amico suonarono il piano molto  bene e fino a notte fonda, passammo una serata indimenticabile.
Questa era la mia famiglia e la casa, come potevo non essere felice, sentivo i compagni parlare bene delle loro sistemazioni, pochissimi ne erano scontenti ma io penso di essere stato più che fortunato. Anche in classe l’atmosfera era buona i ragazzi turchi erano simpaticissimi, altri compagni  restavano una settimana chi due c’era un  ricambio continuo. Gli insegnanti erano molto cordiali, disponibili e bravi,  quelli della mattina  erano fissi al pomeriggio  cambiavano. Arrivò una nuova insegnante con i capelli rossi lunghi, non mi piaceva come si era presentata, come si era  proposta, era un po’ sull’antipatico durante  le prime lezioni  però faceva bene il suo lavoro. Un giorno non andai ad una lezione pomeridiana,  lo feci per  accompagnare la ragazza cinese  a fare gli ultimi acquisti, a prendere il bus per Londra perchè aveva finito il corso e sarebbe  rientrata definitivamente a casa. Restammo tutto il pomeriggio insieme io, lei,  una ragazza giapponese,  un ragazzo di un’altra classe, ci divertimmo molto ma provammo anche molto dispiacere per la separazione. Il giorno seguente,  incontrai l’insegnante con i capelli rossi che mi fermò e mi chiese se avrei seguito la sua lezione quel giorno, come mai avevo saltato quella del giorno prima e cosa avevo fatto. Rimasi veramente stupito da queste sue richieste e dal modo che aveva usato per chiedermelo, non me l’ aspettavo. Le lezioni dei giorni seguenti continuarono normalmente, nell’ora a sua disposizione ci faceva sempre parlare , insisteva con le presentazioni, la sopravvivenza, descrizioni, dialoghi tra di noi, questo esercizio era molto utile, poteva correggere i nostri errori e permetterci di essere  più sciolti e sicuri poi,  verso la fine delle  lezioni  usavamo argomenti vari. Una volta prese spunto dal fatto che sarebbe stata intenzionata a tagliarsi i capelli, secondo lei oramai troppo lunghi e voleva un nostro parere. Le feci notare che  sarebbe stato un peccato, erano molto belli,  le stavano veramente bene. Era la verità, arrivavano a metà schiena, il colore e i ricci erano naturali come era stata sincera e naturale la mia obiezione condivisa da tutta la classe. Finimmo la lezione, ci salutammo ma prima di uscire lei mi chiamò e  mi ringraziò del complimento. Andai a casa, tutto andò come da routine  poi uscii e andai al pub solo che non entrai, restai all’esterno a parlare con ragazzi di  altre classi,
all’ improvviso mi sentii chiamare dal lato opposto. Era lei che mi salutava, mi faceva notare toccandosi i capelli,  che aveva seguito il mio consiglio, li aveva solo spuntati e mi chiedeva se andavano bene? Altro che bene, talmente bene che le avrei offerto una birra  per lo scampato pericolo, lei rise molto compiaciuta della mia affermazione e accettò. Una volta arrivati al banco guardandola le manifestai la  preoccupazione  di doverla vedere alla lezione del giorno dopo con i capelli corti, probabilmente sarebbe stata bene lo stesso ma sarebbe stato un delitto rovinare un tale capolavoro. Capolavoro, non sapevo come si diceva in inglese era la prima volta che lo usavo, arrivato a casa dopo la lezione avevo sfogliato il dizionario che avevo finalmente comperato e per pura coincidenza lo avevo aperto alla pagina giusta ed era entrato nelle mie conoscenze.  Queste frasi mi erano uscite spontaneamente ed avevano a mio parere fatto effetto, dopo quella disquisizione a scuola avevo pensato al cibo e a tutt’ altro però, era veramente bella, i capelli lunghi ornavano un viso che non capisco come non avevo fatto ad apprezzare prima. Mi invitò al tavolo a bere con delle amiche, non mi trovavo completamente a mio agio perchè parlavano molto stretto e veloce, facevo fatica a seguire i loro discorsi, lei era come al solito molto gentile e premurosa nei miei confronti. Non posso dire di aver passato una bella serata e nemmeno feci nessun pensiero alla situazione che si era creata. Nei giorni seguenti dagli  abituali incontri in classe o nelle pause caffè, ci incontrammo alla sera nei  pub,  andammo anche ad una festa,  ballammo e ci divertimmo molto, in alcune  pause  pranzo mangiammo insieme. Ero felice e contento come lo sono sempre,  trasmettevo questo mio entusiasmo e mi gustavo questi momenti pur con una sottile  malinconia  che facevo di tutto per allontanare dai miei pensieri poichè,  mancavano pochi giorni alla fine del mio corso ed ero dispiaciuto perchè mi trovavo veramente bene. La penultima sera  alla fine della lezione mi chiese se ci saremmo visti, se avremmo passato la serata insieme. Dovetti rinunciare all’ invito, era stata organizzata una festa  dalla mia famiglia pertanto non ero libero, vidi che ci rimase male. La sera seguente ci trovammo, ci divertimmo molto, le dissi che mi spiaceva andarmene, lasciare la famiglia,  gli amici, imparare bene la lingua, vederla al di fuori delle lezioni, durante non andava bene, non la volevo più come insegnante perché  non mi concentravo e continuando cosi avrei avuto bisogno di tante ore di ripetizione, che sarei dovuto restare più tempo in Inghilterra, la prendevo in giro pur dicendo  la verità. Anche lei era dispiaciuta che tutto questo dovesse accadere, era un peccato essersi conosciuti cosi tardi, sembravano constatazioni  normali quando, improvvisamente mi consigliò  di  fare delle scelte, o tornare o restare e me lo disse con estrema convinzione, non stava scherzando, me lo feci ripetere,  mi lasciò basito, francamente non me lo sarei  aspettato.  Feci velocemente un rapido inventario della mia vita, ero libero  sentimentalmente,  in Italia  avevo un ottimo lavoro, vivevo solo,  avevo qualche anno in più ed esperienza rispetto ad una storia analoga avuta in precedenza. Tanti dubbi mi assalirono e mentre  questi cominciavano a  girare come una giostra nella testa, guardandola non potevo fare a meno di constatare che creatura avevo davanti. Non ero, fino a prima di incontrarla, stato particolarmente attratto dalle rosse ma lei era superlativa,  intelligente, furba, maliziosa, fasciata in un tubino stretto e corto, la schiena bianchissima coperta solo in parte dai lunghi capelli, scarpe con il tacco alto, traspirava sesso da ogni poro era un piacere vederla, ammirarla, tenerla per mano, abbracciarla. Me ne andai a casa con tantissimi dubbi, il suo profumo mi inebriava .

Feci molta fatica ad  addormentarmi, la tentazione ed i pensieri mi accompagnarono tutta la notte,  mi alzai  con il pensiero fisso in quella direzione, tornai a scuola a prendere il diploma, a salutare tutti, lei mi guardava, forse si aspettava e sarebbe stato logico una spiegazione, un arrivederci caloroso, affettuoso, un appuntamento invece, la salutai senza dare un seguito, una spiegazione un riscontro alla sua richiesta. Fu un comportamento irrazionale, completamente al di fuori da ogni mia logica .

Ritornai a casa, presi i bagagli, salutai la signora e i figli con molto dispiacere, John mi accompagnò a piedi al bus portandomi una valigia. Camminavo e guardavo questo uomo anziano al mio fianco padre di due figli  visibilmente emozionato come me, ero in imbarazzo. Per fortuna il bus arrivò in orario, ci abbracciammo  forte  con sincero affetto, dissi tali strafalcioni linguistici che azzerarono tutti gli sforzi del periodo passato a studiare. Rimase sul marciapiede a guardare il bus allontanarsi e quella è l’ultima immagine che conservo di lui. Arrivai all’aeroporto e andai in albergo, l’ aereo sarebbe partito la mattina seguente, ero completamente svuotato, le emozioni erano state  forti e numerose, l ‘insegnante, gli amici, la famiglia, il diploma. Quella che  maggiormente mi tormentava era  il modo con la quale avevo gestito la situazione con lei,  il comportamento, aver deluso i suoi sentimenti, era e sarebbe rimasta  per sempre impressa solo nella mia memoria, non avevo  indirizzo, numero di telefono, una foto.  Pensai, e se fosse iniziata una relazione seria, se mi fossi innamorato e viceversa cosa avrei fatto? Senza una ragione conscia, ma seguendo il flusso di chissà quali alchimie e pensieri, quando mi ponevo queste domande  sostenevo   fosse stato meglio cosi. Non sono mai stato convinto a distanza di anni  di queste mie giustificazioni, per un attimo non mi sono sentito come il Knulp di Hermann Hesse il viandante che afferra lungo la via quello che la via gli dà che ringrazia e continua ad andare.

A parte questa parentesi fu un’esperienza memorabile, la famiglia,  il college, gli amici, l’atmosfera, l’insegnante, l’ avrei dovuta provare molti anni prima. Non ritornai in Inghilterra l’anno seguente,  continuai a studiare  in un istituto della mia città e ad esercitarmi durante i viaggi fai da te, in seguito convinsi le mie nipoti a fare la stessa esperienza.

Un estate piacevole e piena di ricordi  in Inghilterra .