www.faronotizie.it - Anno XIV - n. 162 - Ottobre

Semplicita’ ed entusiasmo

Scritto da Giorgio Rinaldi il 1 febbraio 2013
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Chi non ricorda il grande capolavoro manzoniano I Promessi Sposi ?

O perché costretto a scuola, o per amore della letteratura, chi più, chi meno, tutti ne abbiamo in memoria un qualche frammento.

Tra questi, forse, quello che accomuna un po’ tutti è la descrizione dell’incontro di Renzo con Don Abbondio.

Due personalità, che rappresentavano dei mondi diversi e contrapposti, si misuravano e si scontravano.

Alla disarmante semplicità di sentimenti e desideri, il potere, rappresentato dal curato, custode di regole terrene e leggi divine, opponeva sottili argomentazioni, dotte citazioni, antichi e perpetui brocardi.

La frustrazione di Renzo, che vedeva soccombere le sue naturali certezze davanti ad un’accozzaglia di parole incomprensibili, si estrinsecava in una rabbia verbale che colpiva nel segno, senza –però- conseguire alcun risultato: “Che vuoi ch’io faccia del suo latinorum ?”.

Il latinorum è in mostro con il quale abbiamo a che fare ogni giorno, e ogni giorno sempre di più.

La matassa legislativa si aggroviglia continuamente senza sosta.

Una società, per funzionare bene, ha bisogno di poche e semplici regole, chiare e precise.

Quando la produzione legislativa supera il livello di tollerabilità (in Italia leggi, leggine, regolamenti, circolari…sono oltre il milione…), le basi stesse della società rischiano di saltare.

Nessuno è più in grado di sapere ciò che è bene e ciò che è male, ciò che è lecito e ciò che non lo è, quanto è permesso fare e quanto no…

Uno dei principi del diritto penale è che l’ignoranza della legge non scusa.

Ed è ovvio che sia così, altrimenti chiunque invocherebbe la sua non conoscenza di una qualsiasi legge per sottrarsi ad una giusta punizione.

Ebbene, qualche anno fa un giudice fu costretto ad assolvere un imputato di un reato in materia edilizia perché neanche quel giudice era riuscito a capire, nell’intricata selva delle leggi in materia, se il fatto costituisse ancora reato o meno.

Ed è tutto dire.

Leggi scritte con gli arti inferiori che abrogano il comma x del capo y del decreto k ed in contrasto con il comma z nella sola parte in cui….

E’ necessario che il nostro legislatore cambi indirizzo e subito, altrimenti quel tanto vituperato “spread” non finirà mai di crescere, perché nessuno si sognerebbe mai di investire in un  Paese governato da un groviglio di leggi da far paura.

E’ assolutamente necessario che venga tutto riscritto in modo semplice e senza tante regole e regolette, evitando il ricorso a ministeri per la semplificazione di non si sa bene cosa.

E’ assolutamente necessario alleggerire le nostre Istituzioni da quegli eserciti di consulenti i cui consigli hanno contribuito solo a complicare la vita ad ogni cittadino in modo aberrante: di questo passo anche per comprare un litro di latte sarà necessario esibire il certificato penale ed il codice fiscale!

La sensazione che hanno gli italiani è quella di essere stati messi in una gabbia virtuale o, se vogliamo, abbandonati su un terreno minato, dove devi muoverti con circospezione.

L’entusiasmo, che era stata la molla che aveva consentito al Paese di uscire dal buio della guerra e della dittatura fascista, che avevano reso tristi anche le pietre, ad entrare in un periodo di “boom economico”, oggi non esiste quasi più.

Il carico fiscale ha assunto proporzioni bibliche.

Conti alla mano, chi ha una libera attività deve lavorare da gennaio a settembre per pagare tasse e contributi, e solo da ottobre a dicembre per sé.

Chi lavora come dipendente percepisce in “busta” meno della metà di quanto l’impresa paga.

Il denaro è sonoramente tassato alla fonte e ritassato alla spesa, qualunque impiego ne venga fatto.

Non c’è chi non veda che senza entusiasmo alcuno non è possibile vivere e lavorare in un Paese che sembra essere divenuto un ricettacolo di manutengoli di uno Stato pronto solo ad ingrassare alcuni e ad affamare tutti gli altri.

L’Italia è un Paese stanco di essere preso in giro.

E’ così difficile essere, non dico più bravi, ma solo uguali ai tedeschi?

La Germania uscì da una guerra catastrofica distrutta e smembrata.

L’Italia aveva le ossa rotte ma pronta a rialzarsi.

Da anni i tedeschi sono i primi della classe e noi ci nascondiamo  tra gli ultimi banchi.

Qualcuno lassù, o quaggiù, che sale o che scende, si è mai chiesto perché?