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Un terremoto, un sogno

Scritto da Giorgio Rinaldi il 1 dicembre 2012
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Doveva arrivare ed è arrivato.

Non potentissimo, di quelli che radono al suolo le case.

Ma, sufficiente per dare una buona spallata ad un agglomerato di case vetuste e logorate dal tempo.

Già dissanguato da una lenta ma costante emorragia di braccia e cervelli.

Già depauperato di attività produttive e frustrato nelle iniziative imprenditoriali.

Oggi si assiste allo scempio di mattoni e rapporti sociali : chi è scappato, chi sta per scappare, chi pensa di scappare.

Il Pio Borgo era già alla deriva per conto suo, il sisma ha dato il suo non piccolo contributo.

La storia dei terremoti in Italia insegna che la fase successiva ai disastri è lunga e dolorosa e nel Pio Borgo già ci si sta preparando a ciò che appare come ineluttabile.

Ma, forse, qualcosa si può fare, o forse è solo un sogno: non è vero, comunque, che i sogni aiutano a vivere meglio?

Proviamo, allora, a sognare ad occhi aperti, tanto che male ci può fare?

Scartata l’opzione di un lento ripristino dell’esistente, imbullonato, incatenato, rinforzato, ristrutturato che offrirebbe  alla vista un paese ancora più brutto di quello “ante”, resta l’immaginazione di un “nuovo mondo”, di quello che c’è oltre le “colonne d’Ercole”.

Nel sogno appaiono grandi architetti affiancati da grandi esperti di sismologia, ingegneria, sociologia, urbanistica…invitati a presentare il più pazzesco dei progetti, che ripensa dalle fondamenta il Pio Borgo e lo proietta nel futuro.

Che so, una grande piazza al posto dei gravemente palazzi esistenti, enormi strutture mobili terra-cielo per rendere il nucleo urbano una grande casa coperta, con giardini pensili, piscine panoramiche, un unico impianto di riscaldamento e strutture interamente cablate, immobili in vetro-cemento-acciaio, uso di nuovi materiali e nuove tecnologie.

Un borgo che non si è mai visto prima, che diventa un attrazione permanente.

Un borgo che rinasce e rifiorisce.

In un sogno, come si sa, tutto è possibile e realizzabile.

La realtà è tutt’altra cosa.

Ma, se i sognatori dovessero essere tanti?

Se ogni sognatore ne contagiasse  altri e altri?

Pensate che le risorse non si troverebbero?

Forse si farebbe gara per partecipare al progetto-pazzesco, per dire: anch’io c’ero.

Non dimentichiamo che il Pio Borgo ha avuto la corrente elettrica prima che a Napoli; campi da tennis, biblioteche, banche, industrie di tessile vegetale e alimentari…quando in buona parte dei paesi e cittadine d’Italia ancora si attingeva con il secchio l’acqua dai pozzi.

Al Louvre di Parigi non sono state inserite in un contesto del 1200 delle avveniristiche piramidi di cristallo?

E che dire della Torre Eiffel e del Beaubourg ?

A Dubai, in pieno deserto, non è stata forse costruita una pista da sci?

Noi non siamo eccentrici e raffinati come i parigini, nè danarosi come gli sceicchi, ma -forse- qualcosa si può fare.

Un giorno Garibaldi sbarcò in Sicilia con mille uomini sognanti, con l’idea di unire l’Italia: di riffa o di raffa il sogno è divenuto realtà.

C’è da dire, però, che di quegli uomini si è perso lo stampo, ma non disperiamo, la caccia al tesoro è aperta.

Se qualcuno leggendo questo articolo ha sognato per qualche secondo ad occhi aperti e non  ha pensato al terremoto ed ai suoi guai, non possiamo che esserne lieti, perchè questo era il nostro intento.