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Dal Piemonte a Firenze – Un “dolce” itinerario -

Scritto da Ines Roscio Pavia il 1 settembre 2012
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“I dolci della memoria”. Non intendo i dolci delle nostre nonne, ma quelle rare bontà il cui delizioso gusto resta impresso nella nostra memoria.

Il Piemonte, si sa, è una regione “golosa”. Le pasticcerie o meglio ancora le confetterie sono tante, ognuna con la propria specialità. Regione ricca di botteghe incantate, silenziose, con boiserie e specchi alle pareti dove, all’ingresso, si è inondati da profumi inebrianti e si percepisce il calore del forno in retrobottega; sugli scaffali una profusione di vasi di cristallo stracolmi di caramelle e cioccolatini dai mille sapori che avvincono ed attirano. A richiesta sono pesati con garbo ed attenzione, togliendo o aggiungendo quel pezzo che fa il peso giusto. Sul bancone vassoi di meringhe, paste alla crema, torte e tartufate di cioccolato nero. Alle pareti vetrinette con dolciumi d’altri tempi, esposti e venduti, si direbbe, con parsimonia.

A Castellazzo Bormida (AL) località Micarella ecco la “Giraudi Srl.” (tel. 0131 278472 – fax 0131 293947 – www.giraudi.it ). Il “cioccolato artigianale Giraudi” ci presenta l’ultima novità: una confezione dove sono collocate nove lettere in cioccolato con cui si possono comporre, a proprio gradimento, semplici frasi augurali. Insuperabili le “Dragées” piccoli gioielli che racchiudono nel fondente gocce piene di mistero. I “cucchiaini” al cioccolato in bella confezione. Cioccolatini ripieni dal gusto intrigante: all’olio extra vergine d’oliva, all’aceto balsamico di Modena, al peperoncino.

Transitando per Genova una sosta è dovuta alla “Pietro Romanengo fu Stefano” – confiteur-chocolatier in via Soziglia 74 rosso. Già dalla soglia si è attratti dal profumo di canditi, confetteria, cioccolato, demisucres, bomboli, fili di cannella, gocce di rosolio, che, dalle guerre napoleoniche, vengono incartati nella tradizionale carta blù con la colomba e il ramoscello di ulivo simbolo della pace. L’azienda è stata fondata nel 1780 e dopo un percorso di sette generazioni, tre anni fa, in occasione dei 225 anni di attività, la città di Genova ha loro dedicato l’ambitissimo riconoscimento del “Grifo d’Oro”.

Ci regaliamo una piccola sosta a Pietrasanta per acquistare i biscotti in tiratura limitata “I Fortini”, biscotti inimitabili, come si pensava non esistessero più, prodotti da Barbara e Giuseppe Massimini (Pietrasanta (Lucca) – tel. 0584 792711 – www.ifortini.it ). Il segreto della bontà è dato da una produzione limitata, rigorosamente artigianale la cui lavorazione inizia all’arrivo dell’ordine, evitando stoccaggio in magazzino.

Il continuo serpeggiare delle strade tra un colle e l’altro ci avverte dell’avvicinarsi della nostra meta: Firenze. I cipressi, nel loro cupore, portano pensieri malinconici, ma sono così svettanti in cielo da accrescerne la luminosità, rendendolo più azzurro e terso.

Camminando in collina lungo le strade ed i muretti, da dove occhieggiano ulivi e vite, si intravedono giardini segreti che profumano l’aria. Al tramonto il sole illumina le case e i monumenti, avvolgendoli in un tenue colore rosato che, man mano che cala il sole, si fa più rosso e vivace. Ma dove si può ritrovare uno splendore di paesaggio come quello che si gode da piazzale Michelangelo? Davanti a noi l’incanto della città col cupolone, i campanili svettanti, il rosso dei tetti; alle nostre spalle il verde trasparente dei colli splende cangiante secondo il modellarsi del terreno incupito dalle ombre.

Le botteghe di Firenze mostrano un’innata qualità ed eleganza, ma sono proprio i caffè tradizionali a farci rivivere la recente storia fiorentina affermatasi attraverso riviste letterarie e movimenti artistici. Gli intellettuali del ‘900 hanno proprio vissuto ed alimentato in questi caffè, ispirazione, condivisione di idee, polemica intellettuale, aiutando a crescere la città.

Ne citiamo alcuni. Il più antico è “Gilli”. La sua storia iniziò nel 1733 quando la famiglia elvetica Gilli aprì in via dei Calzaiuoli “La Bottega dei Pani Dolci”. Nel 1890 il locale passò ad un’altra famiglia svizzera, i Frizzoni. L’attuale sede in piazza della Repubblica 36-39r (telefono 055 213896 – fax 055 2396310) risale al 1920, diventando uno dei caffè letterari dove, all’epoca, si incontravano artisti fra cui Boccioni, Carrà, Gadda, Marinetti, Palazzeschi, Soffici, Pratolini, Montale. Gli arredi risalgono proprio a quell’epoca e sono l’unico esempio di caffetteria Belle-Epoque in Firenze.

Il “Caffè Concerto Paszkowski” (piazza della Repubblica 31-35/r (tel. 055 210236 fax 055 2398968) ebbe origine nel 1840 come Caffè Centrale; nel 1904 passò alla famiglia polacca Paszkowski di cui porta il nome, che dapprima ne fece una birreria. All’inizio del secolo scorso fu luogo d’incontro di letterati ed artisti. Alla sua riapertura dopo la guerra, continuò questa tradizione con la presenza di intellettuali e dei poeti dell’ermetismo. Grazie anche alle sue serate musicali, il Paszkowski è conosciuto in tutto il mondo. Nelle sue sale vengono ospitati convegni ed anche sfilate di moda. Nel 1991 è stato dichiarato Museo Nazionale.

Enrico Rivoire, torinese e cioccolatiere reale, nel 1872 aprì il suo locale come fabbrica di cioccolata, invogliando i fiorentini a gustare la “cioccolata in tazza” . Il bar ora è di proprietà dei fratelli Bardelli. Il “Rivoire” si trova nella splendida cornice di piazza della Signoria proprio di fronte all’omonimo palazzo (tel 055 214412 – fax 287437).

L’atmosfera di questa città si contraddistingue proprio da questi scorci, dallo stile e dallo charme che essi sprigionano, da questo patrimonio di storia e di esperienza, dalle peculiari attività commerciali dei suoi negozi, o meglio botteghe, che ne caratterizzano il vivere, creando punti di riferimento e luoghi d’incontro, dove gustare teneri budini di riso, pasticceria freschissima, intriganti gelati.