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Sette generazioni di canditi

Scritto da Ines Roscio Pavia il 1 settembre 2012
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Canditi, cioccolato, marron glacé, confetti e gocce al rosolio, bomboni, canestrelli, fili di cannella. Quante prelibatezze e quanti peccati di gola: ecco la dovuta presentazione della dinastia Pietro Romanengo fu Stefano”.
Nel lontano 1780 Antonio Maria Romanengo apriva a Genova in via della Maddalena un negozio di droghe e generi coloniali.
Sette generazioni dopo, Pietro Romanengo, Amministratore dell’azienda, nella splendida cornice di Palazzo Rosso, ha festeggiato i 225 anni di attività. Presenti autorità, docenti universitari, commercianti e studiosi che dopo la consegna del “Grifo d’Oro”, massimo riconoscimento della Città di Genova, hanno potuto prima ammirare e poi degustare tutte le squisitezze dell’attuale produzione. Il convegno è stato coordinato dal giornalista Paolo Lingua,  presenti  anche Carlin Petrini, di Slow Food e lo scrittore libanese Kamal Mouzawak che ha ricordato i  secolari legami commerciali  tra i paesi del Mediterraneo.

Una grossa e meritata soddisfazione per questa storica azienda, famosa nel mondo da ben oltre due secoli, soddisfazione che si leggeva sul viso commosso degli attuali conduttori:  Pietro, Paolo, Giovanni Battista e Delfina Romanengo.
Ritorniamo ora all’antica figura professionale del “confiseur-chocolatier” e al lontano 1814 quando la Romanengo si trasferì nell’attuale sede di via Soziglia 74 rosso, nel centro storico di Genova. La loro prima attività fu di  importazione e commercio di  spezie e coloniali, ma ben presto si passò alla fabbricazione dei prodotti di zucchero, alle marmellate, alla frutta candita, agli sciroppi e liquori. Tutti prodotti di confetteria di derivazione orientale, ricchi di storia. Si deve ricordare che fu proprio Cristoforo Colombo ad importare da Madeira una “spezia”, (tale era considerato allora lo zucchero); che le Crociate introdussero in Europa prodotti di confetteria esotica, fra cui lo zucchero di canna Candi che veniva importato da Hamman, ma fu l’impegno, l’acume e la bravura dei genovesi a trasformare questi ingredienti in pasticceria. Bastimenti greci, dalmati e maltesi fornivano frutta di tutti i tipi che veniva candita e poi esportata sia in Europa che in America. Fortunata fu l’intuizione fu di allargare gli orizzonti, guardare lontano verso le novità di Parigi e fu proprio studiando i prodotti  francesi, adeguandosi  alla loro raffinatezza, che la Romanengo, pur restando saldamente ancorata alla tradizione dolciaria genovese dei canditi e dei confetti, ottenne un posto di rilievo, accrescendo così la sua fama. Si fornivano dolciumi alla corte della duchessa di Parma, alla duchessa Galliera, a personaggi di rinomanza fra i quali Giuseppe Verdi. Nel 1868 il principe Umberto, in occasione delle nozze con Margherita di Savoia, ordinava “frutti canditi, demisucres, bomboni eleganti e piccole bomboniere in metallo dorato con pastiglie”. Per la visita di Vittorio Emanuele II a Savona nel 1857 vennero degustati “squisiti demizuccheri assortiti  della pregiata ditta Pietro Romanengo fu Stefano del valore di almeno dieci lire”.

Negli anni la produzione di canditi, confetteria e cioccolato ha proseguito il suo cammino mantenendo la genuinità e la dedizione iniziale, sempre porgendo la massima attenzione all’eccellenza del prodotto sulla scia  delle ricette lasciate dai fondatori. Non si cedette mai alla tentazione di una svolta industriale, tanto che la ditta è arrivata fino ad oggi in una dimensione simile a quella che aveva a fine ottocento: una dimensione caparbiamente rimasta artigianale, tesa ad esaltare e conservare la qualità e la tradizione.

Da secoli il materiale per  l’incarto è rimasto sempre uguale: la caratteristica carta blu con la quale all’epoca si rifasciavano i coni di zucchero, con ben in evidenza il marchio della colomba con il ramoscello di ulivo, che è simbolo della pace dopo le guerre napoleoniche.
Attualmente la “Pietro Romanengo fu Stefano” dà lavoro a circa 25 dipendenti fissi collocati  fra la fabbrica di viale Mojon  ed i negozi di via Soziglia e via Roma, numero raddoppiato nei periodi stagionali. Lavora in Italia tramite una rete di agenti che servono i  negozi specializzati  ed è conosciuta in tutto il mondo dai raffinati acquirenti di cose genuine,  buone e di alta qualità.