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La tradizione del “BICERIN” a Torino

Scritto da Ines Roscio Pavia il 1 agosto 2012
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A Torino, è un rito. A zonzo nella città vecchia, col naso in aria per ammirarne la bellezza, prima o poi ci si trova di fronte alla Basilica della Consolata. Il più vecchio caffè della città, nato nel 1763, si trova proprio lì di fronte. Perché non entrare per gustare un rilassante “bicerin”? Un sapore ineguagliabile fatto di ingredienti semplici: cioccolata, caffè, crema di latte. Piccolo/grande segreto: la cioccolata è cotta all’antica, per tre ore. Ci si guarda intorno: boiseries e specchi, pochi tavolini col marmo bianco, tante vetrinette per i dolciumi e le immancabili pastiglie Leone. Sorseggiando il “bicerin” la fantasia corre e cerca di ricostruire fatti, mode e costumi. Da qui sono passati più o meno duecentocinquantanni di storia che hanno cambiato l’Italia e ne hanno fatto una nazione; ma anche frivolezze e profumi di crinoline, fruscio di sete, misteriose dame velate dagli artistici cappellini. Se queste mura potessero parlare! Pensandoci bene questa è proprio una sosta obbligata, se si transita da Torino.

La capitale sabauda è la città del cioccolato. Nel 1678 Madama Reale ne autorizzava la lavorazione e il commercio con un apposito Regio Decreto. Sul finire del ‘700, la produzione giornaliera di cioccolato era di 350 chili e Torino esportava il “cibo degli dei” in Francia, Svizzera, Austria e Germania, producendo ricchezza. Nel 1802 avvenne il salto di qualità: si riesce a lavorare la cioccolata liquida in modo da ottenere la tavoletta solida. Nel 1867 nasceva il famoso gianduiotto, presentato in carta stagnola dorata che, ancora oggi, è il simbolo della città subalpina.

Cioccolato, che passione! Se consumato con moderazione, non fa male, anzi l’acido oleico pare sia utile a tenere pulite le nostre arterie. Il fondente è privo di colesterolo, a patto che non contenga olio di palma o di cocco. Quello al latte ne contiene solo 16 mg ogni 100 grammi. E’ ricco di magnesio, potassio, ferro, ma la cosa più importante è che ci dona il buonumore!

Esposte nelle migliori pasticcerie, in invitanti confezioni, ecco le “Perle di cioccolato al liquore” che, alla degustazione, lasciano in gola un gusto al mandarinetto, al limoncello, alla sambuca, alla grappa. E’ una delle produzioni della famiglia Agostoni-Vanini, (tel. 0341 290390 – www.vaninicioccolato.it ) la ICAM di Lecco, attiva sui mercati nazionali ed internazionali. Il marchio “Vanini” porta avanti questa attività dalla metà del secolo scorso. Importa cacao dalla Repubblica Domenicana, dal Madagascar e dall’Ecuador ed attraverso una accurata lavorazione, immette sul mercato un prodotto di eccellenza. Mantiene, nella produzione, il sapore di origine del cacao attraverso la vendita di tre particolari tavolette: sapore intenso fruttato. se proveniente dalla piantagione di Buenavista nella Repubblica Domenica, leggermente acidulo, tipico della regione di Sambirano nel Madagascar, delicato ed amabile. con provenienza dalla provincia di Guayas in Ecuador. A questa già ricca produzione si aggiungono “Cremini” all’arancio ed al gianduia, “Praline” speziate dagli abbinamenti esotici, tavolette di “Cioccolato bianco” al pistacchio e l’immancabile “Cioccolato al latte”. Artista di tutte queste specialità, il Maìtre Chocolatier Luca Mannori.

A Pisa, nella magia del Lungarno si affaccia il negozio di Paul De Bondt e Cecilia Iacobelli (via Turati 22 – tel. 050 501896). Lì sono state create ben 500 varietà di “peccati di gola” al cacao. De Bondt, olandese di nascita, dalla passione per il cioccolato è passato alla passione per la moglie Cecilia e da una ventina d’anni si è stabilito in Toscana. Dal loro negozio escono ogni anno quaranta tonnellate di cioccolato. Il lavoro si è fatto così importante da indurli ad aprire, oltre al negozio, un laboratorio a Gello, a pochi chilometri da Pisa. Fare cose nuove è la provocazione del vulcanico Maìtre Chocolatier, che fra un cioccolato al sale e l’altro al miele, ci spiega con dovizia di particolari, la differenza fra le infinite varietà di cacao. Confessa di avere, per il fondente con scaglie di caramello al peperoncino, un appoggio eccellente: i frati Benedettini del monastero di Siloe. Dobbiamo pensare a “peccati di gola benedetti”?

Pare proprio che l’arte del cioccolato sia entrata anche nei chiostri. All’ Abbaye Cistercienne Notre Dame de la Paix, in Costa Azzurra, sono in vendita sfiziosi cioccolatini e piccole figure (statuine) di cioccolato. Sono simpatiche composizioni eseguite dalle suore.

A Lourdes, nei momenti liberi dalla liturgia, si possono fare acquisti presso le suore del Monastero dove, fra mille leccornie, si trova un ottimo cioccolato prodotto fra lavoro e preghiera.

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La novità dei tempi moderni è la cosmesi gastronomica, ovvero come insegnare agli uomini ed alle donne a farsi “belli” con cosmetici dalle attraenti texture che fanno pensare a sapori golosi. A parte i trattamenti termici con bagni dal gusto esotico, ecco nascere, per la cura del viso e del corpo, prodotti di grande attrattiva, dalle fragranze inusuali che appagano il desiderio di cibo, senza far ingrassare di un etto. Creme e shampoo al caffè o al tea verde, aromi al torroncino in combinazioni imprevedibili. Fra questi primeggia il cioccolato fondente in mille versioni: idratanti che rendono la pelle odorosa e morbidissima, golosi lucidalabbra, ombretti che richiamano le calde nuances delle praline, prodotti che detergono con dolcezza i capelli lasciandoli olezzanti, morbidi e luminosi. Il fondente fa parte della gamma di fragranze di maggior tendenza, che raggiungono il top se abbinate al fascino aromatico della vaniglia.

 

Tratto da “Informa cibo” Il giornale per chi ama il buon gusto