www.faronotizie.it - Anno XIV - n. 162 - Ottobre

Alle urne!

Scritto da Giorgio Rinaldi il 1 aprile 2012
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Tra qualche giorno le liste saranno presentate ed inizierà ufficialmente la campagna elettorale.

La tornata è per il rinnovamento, essenzialmente, dei consigli comunali.

Si voterà in un clima di grande sfiducia nei confronti della classe politica che non ha precedenti.

L’elettorato è disorientato, e ne ha ben donde.

I politici, piccoli e grandi, bravi e mediocri, hanno goduto, e godono, di privilegi abnormi, che non hanno alcuna giustificazione, ritenuto, soprattutto, il grado di abissale ignoranza che regna nella categoria.

Abbiamo assistito a candide confessioni di politici che per radio e televisione hanno dichiarato di avere pagato, quando lo hanno fatto, i propri collaboratori “in nero”; che non conoscono il significato del termine “deficit”; che sono in Parlamento solo perché utilizzano l’indennità di parlamentare per pagare la rata mensile di un mutuo pari ad euro 12.000,00…

Forse, abbiamo per davvero toccato il fondo.

Il Paese langue e, al di là delle (false) liberalizzazioni (veramente i “mercati” pensano che i disastrati conti della finanza pubblica italiana possano tornare in ordine con l’aumento di 500 notai che, oltretutto, fra i tempi del concorso e quelli di nomina, saranno operativi solo quando altri 500 notai saranno andati in pensione?), nessuna misura seria ed efficace è stata assunta per rivitalizzare l’economia italiana.

Da giorni e giorni si perde il tempo in inutili dibattiti sull’art. 18 dello Statuto dei  Lavoratori, poi si passerà ad altre inutili discussioni sulla Giustizia con pezze, rattoppi, cuciture e ricuciture che finiranno per rendere ancora più drammatica la situazione.

I nostri politici lo sanno o non lo sanno che solo un pazzo, o un imprenditore che beneficia di enormi contributi statali, può investire in un Paese dove un processo dura tranquillamente dai 5 ai 20 anni ?

Si continua a fingere di non sapere che basterebbero poche riforme mirate per rendere i “meccanismi” capaci di girare a pieno regime.

Per la giustizia civile basterebbe rendere “operative” delle  norme che nel codice di procedura già ci sono da anni e togliere inutili orpelli che rendono complicate ed elefantiache le procedure.

In quella penale, dare fiducia ai cittadini assicurando giusti diritti alle parti offese dai reati ed inasprire le pene, con giudizi più rapidi, per quanto alle violazioni che destano maggiore allarme sociale.

Ma, la vera ed immediata scossa può venire solo da una sensibile diminuzione del costo del lavoro, unica manovra per rendere competitive le aziende, unica arma per dissuadere gli imprenditori dal delocalizzare la produzione all’estero, unica possibilità di far cessare i licenziamenti e, per contro, aumentare l’occupazione con salari più alti: più denaro in circolazione, più consumi, più economia in crescita.

Di converso, diminuire concretamente la spesa pubblica: ciascuno di noi sa bene quanto spreco di pubblico denaro c’è in un qualsiasi ufficio: nel Tribunale che conosco, per esempio,  è facile trovare i termosifoni che a solo sfiorarli ti ustioni e le finestre spalancate per il caldo estivo che imperversa.

Non credo che bisogna chiedere aiuto alla Fata Turchina per capire cosa occorre fare.

E, allora, perché in questo Paese si parla sempre d’altro, di inutilmente d’altro ?

Per le amministrazioni locali, il cui potere si è ridotto al pagamento degli stipendi del personale e a qualche piccola manutenzione, sarebbero necessarie scelte coraggiose: o ridare vero potere e quattrini necessari, oppure procedere ad un accorpamento di tanti piccoli comuni, più o meno omogenei, e la gestione delegarla a qualche pubblico funzionario, con l’ovvio e necessario controllo di poche persone democraticamente elette.

In questo momento, si è chiamati al voto e non c’è più il tempo di diverse discussioni sul punto, però un segnale lo si può dare: scegliere e votare solo persone giovani (sotto ai 30 anni), che ancora non sono state contaminate dal potere, così la loro “illibatezza”  almeno potrà farci sognare.

Anche se solo per qualche giorno.

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