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Burson

Scritto da Marino Forcellini il 1 dicembre 2015
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Che l’Italia sia un paese ricco di vitigni autoctoni è risaputo. Ogni parte d’Italia ha i suoi vini particolari che la caratterizzano. In Romagna da alcuni anni sta acquisendo una sua importanza un vitigno rosso che ha alcune particolarità. E’ un rosso coltivato in pianura, prospetta una buona longevità anche se non ancora perfettamente verificata (perché sono pochi gli anni di vinificazione osservabili). Stiamo parlando del “Burson”, che viene coltivato in Romagna, all’inizio solo nel comune di Bagnacavallo poi la zona si è ampliata ad altri comuni limitrofi della provincia di Ravenna, fino a Faenza.

Un po’ di storia. Quando Antonio Longanesi ha acquistato all’inizio del secolo scorso un appezzamento di terra nel comune di Bagnacavallo in un “roccolo,” (un’area boscosa dove veniva praticata la caccia dal capanno agli uccelli di passo), ha trovato attaccata ad una quercia una vecchia vite, che veniva utilizzata come richiamo per gli uccelli. Vista la rusticità della pianta e la resistenza alle malattie, la famiglia ha conservato la vite e ha provato a produrre con i suoi grappoli un vino in casa come tutti i contadini del tempo. Il vino prodotto era di alto grado alcolico (14 gradi) e di colore intenso ed è stato utilizzato per aumentare la gradazione e il colore del vino prodotto con gli altri vitigni coltivati in zona, che ne erano molto carenti.

Negli anni ’70 sono state effettuate analisi isoenzimatiche e del DNA; queste hanno evidenziato che non assomigliava a nessun altro vitigno conosciuto. Nel 1999 è stato iscritto nell’albo dei vitigni con il nome “Uva Longanesi” in onore della famiglia che ha salvato il vitigno.

Nel 1998 con queste uve è stato prodotto il vino “Burson”, soprannome della famiglia Longanesi. Il nome è stato depositato e concesso al Consorzio “Il Bagnacavallo” per tutelarne la tipicità.

Viene prodotto in due tipologie, ma quella più particolare è la tipologia “etichetta nera”.

Per questa tipologia, queste sono le caratteristiche più importanti: 100% uva Longanesi, parte delle uve viene sottoposta ad appassimento, almeno 18 mesi di affinamento in tonneaux o botte grande, quindi imbottigliamento e permanenza in bottiglia per diversi mesi prima della commercializzazione.

Ne deriva un vino dalle caratteristiche molti tipiche; colore rosso granato con riflessi violacei, 14/15% di titolo alcolometrico, profumi che richiamano la frutta rossa sotto spirito, ciliegie nere, visciole e note speziate, di corpo, molto caldo, sapore marcato, persistente, avvolgente con una nota tannica importante, da abbinare a piatti importanti: arrosti particolarmente saporiti, stufati, cacciagione, formaggi stagionati.

E’ un vino che con l’affinamento migliora, rendendo i tannini più levigati e piacevoli. Non si conosce ancora bene quali siano i suoi limiti evolutivi; sarebbe interessante mettere in cantina alcune bottiglie e provare a berle fra 10 anni per valutare gli effetti del tempo e la potenzialità di questo vino che comincia ad essere apprezzato in diverse parti del mondo.