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Il quarto potere

Scritto da Giorgio Rinaldi il 1 aprile 2014
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Quando si parla di libertà, nel senso più ampio, bisogna stare molto attenti, perché principi e concetti che si ritengono acquisiti e patrimonio oramai comune, allorché se ne discute ti accorgi che una buona fetta dell’Umanità li ritiene validi solo ed esclusivamente se asserviti ai propri interessi.

Il concetto di universalità per alcuni principi sembra che per molte persone sia al di là da venire, a seconda delle latitudini.

Qui vogliamo occuparci, per quanto consentito alle brevi considerazioni di questo articolo, della libertà di stampa.

I principi che la sottendono e la sostengono credo siano noti ai più, e non sembra il caso di richiamare i primi vagiti dello Statuto Albertino, le affermazioni della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, le sublimi parole della Costituzione Italiana.

Vale la pena parlare, però, del potere che la stampa, non solo quella della carta, ma di ogni altro media, dalla tv a internet, ha nella nostre società moderne.

Molti gridano all’abolizione dell’Albo dei Giornalisti, protestando la possibilità che ciascuno deve avere di poter scrivere ciò che vuole, quando vuole e dove vuole.

Non c’è nulla di più falso, fuorviante e pericoloso, e chi lo dice  quantomeno non sa di cosa parla.

Il perché è facilmente intuitivo, ma vediamo alcune ipotesi di obiettiva pericolosità.

Si possono scrivere delle cose prive di ogni fondamento creando danno a qualcuno ovvero suscitando preoccupazioni o timori nei lettori per minacciate calamità o imminenti catastrofi.

Alcune di queste condotte possono essere delittuose e perseguite penalmente, ma con le tecnologie oggi a disposizione è pressoché impossibile risalire al demente che ha diffuso le malevoli non-notizie.

Si possono scrivere notizie vere ma presentandole in modo tale da danneggiare, oggettivamente, persone o gruppi di persone, o addirittura etnie.

Quante volte abbiamo letto che quei reati, o quei fatti esecrabili ma non criminosi, erano da addebitare a persone provenienti da questo o quel paese, appartenenti a un dato gruppo politico o religioso, ovvero facendo riferimento a connotazioni che nulla hanno a che fare con le notizie vere e proprie ma, volutamente o incautamente, idonee a porre in cattiva luce quanto affine ?

Oppure, si possono enfatizzare notizie prive di oggettivo interesse al solo fine di favorire o danneggiare progetti e/o persone.

O anche, si possono occultare notizie rilevanti perché così facendo si fa un piacere a qualcuno che non vuole che si sappiano in giro alcune cose…

Ovvero, utilizzare notizie che riguardano in modo esclusivo una data persona, senza alcuna relazione con altri soggetti, utilizzando la tecnica di uno strombazzamento continuo delle stesse, mettendo sempre in evidenza, subdolamente, parentele o amicizie per colpire terzi estranei ai fatti.

Il caso che ha riguardato una famosa deputata dal famigerato cognome è esemplare: il marito, secondo quanto emerso dalle notizie diffuse, avrebbe forse avuto relazioni a pagamento con minorenni, alla ovvia insaputa della moglie.

Sulla notizia c’è stato un vero e proprio accanimento mediatico mettendo sempre in evidenza il predetto rapporto di coniugio, quasi che una delle vittime fosse anche uno dei carnefici!

Già con regole deontologiche, codificazioni giurisprudenziali e qualche -seppur claudicante- normativa, le notizie diffuse non sempre obbediscono a sani criteri sociali, ma spesso sono strumenti di questo o quel potentato economico, finanziario, politico.

A tacere le notizie pubblicate da redattori che si sollazzano nelle grandi praterie dell’ignoranza: emblematiche le notizie di carattere economico, dove spesso l’estensore non distingue una zucchina ripiena da un conto corrente; o quelle giudiziarie, dove esiti di carattere esclusivamente procedurale vengono scambiati per decisioni di sostanza.

La capacità di influenzare e di orientare le scelte delle persone da parte della stampa è enorme e, non a caso, si è scelta la definizione metaforica di “potere”, con collocazione al quarto posto, dopo quello legislativo, esecutivo e giudiziario.

Figuriamoci, quindi, se -nell’assenza totale di regole e controlli- è possibile governare questo delicato “potere”.

Anche per guidare una semplice automobile occorre la “patente” e nessuno ha mai gridato che ciò impedisce la libertà di circolazione dei cittadini.

E’ assolutamente necessario, però, che vengano introdotte regole disciplinari di certa e particolare severità per giornalisti ed editori perché sia garantita la libertà di stampa nell’assoluta salvaguardia dei diritti dei cittadini.

In egual misura devono essere sanzionati duramente tutti quei comportamenti che minacciano la libertà di stampa, trattandosi di bene inalienabile che appartiene all’Umanità intera.

Capita, alcune volte, che vili e viscidi comportamenti, espliciti o meno, tentino di ostacolare, orientare, o addomesticare la diffusione di determinate notizie, ma la  risposta che poi arriva dalla società è flebile ed inadeguata.

Ciò capita perché certe richieste, o minacce, o promesse, o consigli sono ritenuti, tutto sommato, plausibili, perché le notizie sono considerate alla stessa stregua di una qualsiasi merce che vale la pena vendere o meno in un certo posto o essere esposta su questo o quello scaffale!

Così non può , non è e non deve essere, perché ne va della nostra stessa libertà.

Purtroppo, le nostre menti sono ancora molto deboli e facilmente plasmabili, tanto che siamo ancora legati al vecchio ritornello: se non l’ha detto la televisione non esiste.

Ecco perché, quanto è successo con quel giornale calabrese che doveva pubblicare una notizia riguardante il figlio di un personaggio politico locale, merita la più grande attenzione e la più forte esecrazione, e a chi è stato l’autore del “disinteressato consiglio” (molto somigliante all’oramai celeberrimo: “te lo dico d’amico, fatti li…”) la più pesante delle sanzioni.

Ecco perché, la RAI deve essere garantita nella sua autonomia e non essere sempre terra di conquista di questo o quel gruppo o partito politico.

Ecco perché, la vigilanza sulle trasmissioni di informazione delle televisioni commerciali deve essere attentissima.

Ecco perché, occorrono nuove e più precise regole e muoversi nella convinzione che la sicurezza della qualità e della genuinità difficilmente la si può trovare su un banchetto per strada infestato dalle mosche.

E, quando trovate mass-media che non fanno altro che parlare sempre bene di qualcosa o di qualcuno, tentando continuamente di carpire la vostra benevolenza (e all’occorrenza il vostro volto elettorale), ricordatevi sempre che quando il diavolo ti accarezza…