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L’amico del giaguaro

Scritto da Giorgio Rinaldi il 1 settembre 2013
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Durante la scorsa campagna elettorale si è fatto un gran parlare, con ovvia ironia, del giaguaro, al quale era stato paragonato il Silvio Nazionale dall’ex segretario del PD.

Esauritasi la competizione, del feroce animale, da alcuni scambiato per il cugino gattopardo, dal che gustose discussioni sull’omonimo film, non si è più parlato, se non per rimarcare, da una parte politica, l’assenza di prodotti idonei a smacchiare la pelliccia del felino che, invece, l’altra parte politica tanto desiderava.

Dell’amico del giaguaro, però, si è parlato poco e male, nonostante la sua costante presenza in ogni momento della vita politica italiana, ad ogni livello.

“L’amico del giaguaro”, come alcuni ricorderanno, è stata una fortunata trasmissione televisiva degli anni ’60: il titolo faceva il verso ad una barzelletta in voga in quel tempo (allora ci si doveva accontentare di poco) che stigmatizzava il comportamento di chi è solo un amico infido.

Epiteto più popolare del colto e sarcastico punica fides.

Chi è chiamato a legiferare, alla sera proclama solennemente a radio, televisioni e giornali che, per esempio, la riforma globale della giustizia è irrimandabile, al mattino poi va a votare in Parlamento accozzaglie di provvedimenti che non fanno altro che complicare e ingarbugliare la matassa legislativa sempre di più.

Non si fa a tempo a sfogliare la Gazzetta Ufficiale che quel che era legge ieri oggi non lo  è più, e viceversa: ogni giorno la modifica di un articolo, di un comma, quasi a volere ossessionare, molestare e sfibrare chi nel mondo della giustizia opera.

Chi ha giurato sulla testa anche dei concependi che si sarebbe immolato davanti al portone della Camera se non fosse stata approvata immantinente la legge di riforma elettorale, oggi dichiara che ben altri sono i problemi del Paese, che ben altre sono le priorità, che ben……

Chi si era impegnato ad avviare le necessarie riforme per rendere competitivo il Paese, ha momentaneamente (si fa per dire) sospeso ogni attività nel senso perché sta usando la sua scienza giuridica per trovare il cavillo utile al suo avversario politico per non decadere dalla carica di senatore, nonostante la sentenza definitiva di condanna.

Notoriamente ritenuto il Numero Uno dei “fedeli cartaginesi”, già distintosi in passato per preoccupanti quanto plateali dichiarazioni su mancate leggi che, se fatte, avrebbero danneggiato il Cavaliere, infischiandosene –così- della necessità di quelle leggi, il Campione oggi è lo strenuo paladino dei cercatori del “fallo legislativo”.

Quando si dice che nel nome che si porta c’è il  proprio destino (nomen omen)…

Al grido “La giustizia è uguale per tutti, ma soprattutto per Uno”, si sta studiando il modo di far decadere per incostituzionalità una legge che lo stesso Paladino ha votato e, prima che vi incappasse nei rigori il Cavaliere, era la…più bella del mondo!

Difficilmente per un qualsiasi altro comune cittadino tanti amici del giaguaro avrebbero passato notti insonni a progettare reti giuridiche di salvataggio, e tenere un Paese bloccato per oltre un mese (sino ad oggi) sull’amletico dilemma: decade o non decade…

Si sa, la coerenza non è di questo mondo, come la rinuncia alle doppie e triple pensioni (ma una è un vitalizio, che c’entra? Per le altre c’è l’aspettativa prevista dalla legge con i contributi pensionistici, perché dimettersi?), tanto l’elettore alle prossime elezioni nulla ricorderà e, nel caso ricordasse, la vituperata legge elettorale vigente sarà sufficiente ad assicurare la rielezione e garantire onori e soldoni.

Basta il tacito accordo tra amici giornalisti, parlamentari, politici, indifferentemente se avversari di “fede” o meno, perché si parli di una sola questione per settimane e settimane e mettere la sordina su ogni altra cosa.

Da maggio a fine agosto la discussione è stata sul pagamento dell’IMU, tutte le prime pagine dei giornali e le notizie di apertura dei TG, a tacere i dibattiti e i proclami degli opinion leader, erano incentrate sulla legittimità o meno di questa tassa (voluta dal centro-destra e dallo stesso centro-destra poi strumentalmente aborrita -!-), il cui valore è di circa 4,5 miliardi di euro (non siamo sicuri che chi ha fatto i conti li sappia fare): la settima potenza del mondo si è dichiarata incapace di trovare altrove questa non rilevantissima cifra.

Avrebbero potuto chiederla da subito in prestito al Cav., che aveva già dichiarato in campagna elettorale che alla peggio l’avrebbe pagata lui con i suoi soldi…. , invece di discuterne all’infinito e varare, infine, i soliti amici del giaguaro, un provvedimento che ne cancella l’applicazione per il corrente anno (la integrale copertura finanziaria ancora però non è… certa…!) e ne modifica il nome per gli anni a venire.

“Cambiare tutto per non cambiare nulla”, ricordate?

Era il Gattopardo, non il … Giaguaro, ma gli amici sempre gli stessi.

Da luglio almeno tre pagine di ogni quotidiano si aprono sulla condanna a Berlusconi e sulle sue naturali conseguenze di decadenza e ineleggibilità.

A parte ogni altra considerazione, il capo di un partito politico non deve necessariamente sedere il Parlamento, anzi sarebbe meglio che stesse proprio da tutt’altra parte, visto che non avrebbe certo il tempo di adempiere agli impegni richiesti ad un parlamentare

Ma, oramai siamo alla follia pura, ma non di quella di qualche migliaio di persone che, occupando i posti-chiave del Paese, fanno il buono e il cattivo tempo, accapigliandosi per finta di giorno e facendo gli accordi di notte, ma della nostra, visto che continuiamo a dare credito a chi ogni giorno di più ci porta alla rovina, schierandoci con l’uno o con l’altro con manifestazioni e furori polemici, come a voler rivalutare quel proverbio napoletano: i foderi combattono e le spade restano appese.

Siamo davvero un Paese di fessi ( a scelta: “?”; “!”; “.”)