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IV anniversario: la folla in silenzio

Scritto da Emanuela Medoro il 6 aprile 2013
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La sera del 5 aprile, dopo le 22, la folla dell’Aquila sfila lungo Via Settembre. Tante fiaccole accese,  dalla Casa dello Studente si scorge la curva in discesa fino ai palazzi del tribunale, un fiume di lucette tremule sale  verso la città, scorre lento e muto, nulla, neppure una voce, un suono, un rumore, interrompe il silenzio assorto. Carico di dolore, ricordi, rimpianti. Poi, in una Piazza Duomo gremita come poche volte, il silenzio è  attraversato dallo scandire dell’elenco dei nomi degli aquilani che in quella crudele notte di aprile ci hanno lasciato. Un volo di palloncini bianchi, nel cielo rasserenato e senza vento, ha portato loro il pensiero di tutti.

La mattina del 6 aprile, giorno di lutto cittadino, manifestazione all’ Auditorium del Parco, organizzata dall’ Associazione Nazionale Magistrati e da LIBERA contro le Mafie. I giornalisti Gian Antonio Stella, Carlo Bonini, Don Luigi Ciottti, ed il Presidente del Senato Pietro Grasso hanno preso la parola di fronte ad un pubblico  composto prevalentemente da studenti. Dagli altoparlanti esterni alla sala dell’auditorium ho ascoltato alcuni interventi. Diffusione di mafie, metodi mafiosi dell’agire, appalti e ricostruzione, scontri di interessi personali, e tutto quanto si è manifestato all’Aquila nel corso dei quattro anni del dopo sisma è stato passato in rassegna dai relatori. Ricordo in particolare la lettura  di un dettagliato elenco  dei numerosissimi, troppi, atti, leggi statali e regionali, regolamenti e quant’altro  possa generare l’amministrazione pubblica, in una sorta di emergenza infinita. Tutti questi testi scritti hanno creato una confusione difficile da decifrare per gli operatori del settore, causato lentezze, inadempienze, discussione e liti infinite,   facili da penetrare da parte di furbi e disonesti. E’ uscita anche la parola delinquenti, a conclusione del discorso. A questa osservazione collego uno dei cartelloni mostrati sulla piazza, che  ricordava l’articolo 42 della Costituzione e la difesa della proprietà privata. Incuriosita circa il significato reale ed immediato del messaggio, ho chiesto spiegazioni, e mi è stato detto che l’ intrigo delle disposizioni vigenti mette a rischio le  proprietà inserite in grandi aggregati.

Segnalo anche un piccolo, ma singolare episodio. Appena ha preso la parola il Presidente del Senato Pietro Grasso, la senatrice Paola Pelino, PDL,  ha lasciato l’auditorium ed  è comparsa sulla piazza, sola, il  volto lungo ed ossuto vistosamente truccato, sguardo serio e pensoso, elegantissima. Si è guardata intorno, lentamente qualcuno l’ ha avvicinata, poi il gruppo si è allargato, tanti fotografi ed operatori. Dalla folla parecchi inviti ad andarsene, “questo non è posto per te”, “lei ci distrae dall’ascolto di Pietro Grasso”. Ha resistito a lungo, che avrà detto  a quelli che hanno avuto la pazienza di sentirla? Provo ad immaginare che avrà accusato comunisti e magistrati di essere la causa di tutti i mali della città, notoriamente  miracolata di una rinascita, vantata ma purtroppo inesistente,  da parte del governo precedente.

Nel tendone accanto all’auditorium una mostra fotografica allestita dagli studenti dei licei cittadini, a testimonianza della distruzione e ricostruzione della città. Bellissime le immagini e le didascalie,  esplicitano sentimenti condivisi,  suscitano ricordi ed ispirano riflessioni.  

Cito a conclusione di queste brevi note una frase di Pietro Grasso. Ha tentato di manifestare un po’ di ottimismo e dare un briciolo di speranza per il futuro della città, e a mò di  risposta a tutti i discorsi precedenti sull’intreccio di mafie e metodi mafiosi in atto per la ricostruzione infinita ha detto: “ … il destino dell’uomo è di avere perpetuamente fame e sete di giustizia.”  Gli aquilani attualmente portatori simbolo di questo destino.