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Segni e immagini del terremoto

Scritto da Nicola Perrelli il 2 dicembre 2012
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Una staffilata violenta e lacerante sulla schiena nuda. Questo è stata la scossa tellurica del 26 ottobre a Mormanno. Ma non è bastata. A far ancora  tanto male è lo sciame sismico, che non si ferma e non dà pace. Che condanna noi mormannesi  a tremare di paura, ogni giorno tutti i giorni.

Una grande tristezza  ormai ci avvolge.

Stiamo vivendo lunghi giorni di pena sia tra le mura di casa che tra quelle di lavoro e lunghe notti di preoccupazioni, di ansia. Confusi dalla stanchezza provocata dall’insonnia ma sorretti dall’incoraggiante risveglio del mattino, che malgrado tutto sembra possa offrirci una possibilità d’uscita, un rinnovamento della vita infranta.

Da quella notte siamo chiamati a confrontarci con una situazione davvero insolita e particolare. Tanti di noi hanno perso la casa e tanti altri hanno perso l’unica fonte di sostegno economico. Un obiettivo però ci accomuna tutti: far sopravvivere Mormanno.

Certo in queste condizioni, dove dominano senso di frustrazione e di stress, è veramente difficile avere una progettualità per il futuro. Dobbiamo però reagire, dobbiamo credere che questo destino non sia ineluttabile.

La prima cosa che dobbiamo evitare è di cadere nell’angoscia di chi rinuncia al futuro, perchè è da qui che comincerebbe il vero declino del nostro paese. La devastazione morale, molto più forte di quella materiale, che il terremoto ha portato con sè  è stata per noi uno shock terribile. L’essere “abituati” alle scosse questa volta non ci è bastato per sdrammatizzare, per farcene una ragione. Due anni di sciame hanno inesorabilmente sgretolato la nostra integrità psichica e purtroppo, ora, in ognuno di noi ha preso il sopravvento l’inquietudine e in qualcuno la disperazione.

Comunque finora ci siamo fatti forza e abbiamo reagito con grande dignità. Alle Istituzioni, locali e nazionali, non abbiamo chiesto molto, quasi tutti i senza casa hanno trovato autonomamente sistemazione, molti degli imprenditori evacuati si sono rimboccati le maniche e alla meglio hanno riaperto o stanno riaprendo i battenti, e la maggior parte di noi vive, lavora, esce e manda i figli a scuola.

Allora tutto a posto?

Assolutamente no! Sono risposte utili ma non risolutive. Le cose da fare per ripristinare la perduta  normalità sono tante e pure complesse. Di fronte alle gravi perdite e distruzioni che abbiamo subìto occorrono ben altri interventi e soluzioni.

Ci vuole soprattutto la volontà politica.

Mormanno e suoi abitanti per poter sopravvivere non devono essere dimenticati. E solo le istituzioni pubbliche, locali e nazionali, possono tenere viva questa speranza. E’ dalle loro scelte, dalla tempestività degli interventi e dalla correttezza dei comportamenti che dipende il rinnovamento del nostro Pio Borgo.

Intanto sono trascorsi quasi 40 giorni e il quadro della situazione è ancora molto confuso.
Lo stesso Capo della Protezione Civile, solo qualche giorno fa, nel Palatenda,  ha dichiarato che dovrà  riscrivere l’Ordinanza, e ciò di sicuro implicherà che anche per la fase della prima emergenza -già finanziata- bisognerà riordinare le idee. Infine ha avvertito i politici locali
presenti a non farsi illusioni: senza un piano di rigenerazione urbana  difficilmente arriveranno altri finanziamenti.
Parole che non lasciamo spazio a dubbi: per sperare di ottenere l’assegnazione di fondi è necessario che la nostra classe dirigente preordini un valido progetto organico di ricostruzione finalizzato al recupero materiale, sociale e funzionale del centro storico, altrimenti sarà la fine.

Del resto è  da questa attività fondamentale che dipende la principale speranza di poter recuperare la nostra storia e identità e di ridare senso a tante vite. E… allontanare quel triste presagio che la Gazzetta del Sud riportava qualche giorno fa:  “La terra continua a tremare Mormanno rischia di sparire”.

Lasciamo ora la parola ad alcune immagini scattate in questo infelice momento.

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