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Il crime show di Michele Misseri

Scritto da Giuseppe Centonze il 1 dicembre 2012
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Michele Misseri, l’ex mostro di Avetrana, da più di due anni è il protagonista dell’inchiesta e ora del processo, che si sta celebrando dinanzi alla Corte d’Assise di Taranto, per l’assassinio della nipote Sarah Scazzi, all’epoca dei fatti di soli 15 anni, strangolata, il 26 agosto 2010, e poi gettata in un pozzo di Contrada Mosca, nelle campagne tra Erchie e Avetrana. Fino al 29 settembre 2010, quando fece ritrovare il telefono cellulare della nipote, era il soggetto invisibile della famiglia Misseri. Una famiglia questa matriarcale dove i pantaloni li portavano le donne di casa. Lui, invece, come risulta dagli atti, era un puro esecutore di ordini, relegato unicamente al lavoro nei campi dalla mattina alla sera, mangiava i resti del pasto consumato dagli altri componenti della sua famiglia e dormiva sullo sdraio.
Il 29 settembre, improvvisamente, si accesero, dunque, i riflettori su questo contadino piagnucoloso, apparentemente innocuo. Fino a quel momento le attenzioni degli inquirenti erano dirette nei confronti della figlia Sabrina e del suo “amico” Ivano Russo.
Il 6 ottobre 2010 Michele Misseri, sentito come persona informata sui fatti, crollava dinanzi alle domande incalzanti dei pm tarantini e consentiva il ritrovamento del cadavere irriconoscibile della piccola Sarah, lasciato a marcire in un pozzo per 42 giorni.
Le versioni che Michele Misseri ha dato di questo brutale assassinio sono sostanzialmente tre, con una decina di varianti più o meno rilevanti apportate ai suoi racconti. Nella prima, quella fornita il 6 ottobre 2010, si autoaccusa dell’omicidio della nipote, così come della soppressione del cadavere della ragazzina nel pozzo. Dichiara di aver fatto tutto da solo. Il 15 ottobre 2010 cambia versione e chiama in correità la figlia Sabrina. Per quest’ultima si aprono le porte del carcere di Taranto. Con l’interrogatorio del 5 novembre 2010, dinanzi al suo avvocato Daniele Galoppa, alla sua consulente tecnica la criminologa Roberta Bruzzone e ai pm tarantini e nell’incidente probatorio del 19 novembre 2010, si chiama fuori dall’omicidio e accusa unicamente la figlia Sabrina. Quando Sarah è stata uccisa lui stava dormendo e si sarebbe occupato solo della soppressione del cadavere della quindicenne.
Le varianti ai racconti sono diverse, strane per un assassino reo confesso. Innanzi tutto il movente, in un primo momento parla di pulsioni sessuali nei confronti della nipote che nutriva da qualche giorno. Quel maledetto pomeriggio avrebbe tentato un approccio sessuale con la nipote e sentitosi rifiutato l’avrebbe strangolata. Poi parla di una provocazione da parte della nipote che gli avrebbe sfiorato le parti intime insolentendolo, per cui per reazione l’avrebbe uccisa. Infine da la colpa al suo trattore che quel giorno non voleva partire. Innervosito, alla vista di Sarah, che inspiegabilmente era scesa nel  garage da sola, abitudine che la ragazzina non aveva assolutamente e che ha trovato riscontro in varie testimonianze al riguardo, luogo angusto, sporco, buio, groviglio di ogni genere di accozzaglia, ferraglia, attrezzi e mezzi agricoli, dopo averla invitata ad andare via, a seguito di un calcio da parte della quindicenne e di un improvviso “calore alla testa” l’avrebbe strangolata. In un primo momento si autoaccusa anche del vilipendio del cadavere della nipote, con il quale avrebbe avuto un rapporto sessuale completo. Questo rapporto poi diventa incompleto (senza eiaculazione, n.d.r.), infine viene del tutto ritrattato. In ordine all’arma del delitto prima parla di corda, poi di cordino che era sul trattore, quindi di cintura che si trovava appesa nel garage, poi invece era nella sua autovettura, salvo ritornare ad una non meglio precisata corda (la perizia autoptica effettuata dal Prof. Luigi Strada individua in una cintura con cuciture laterali l’arma del delitto, n.d.r.). Strano che un assassino non sappia con cosa ha ucciso la sua vittima. Per quanto concerne la soppressione del cadavere della nipote prima dice di averla gettata nel pozzo senza particolari ausili meccanici, poi di averla calata lentamente con una fune che usava per vendemmiare e che si trovava nell’autovettura della moglie Cosima Serrano. I particolari dei suoi racconti e le loro varianti non finiscono qui, ma abbiamo elencato i più significativi.
Dal mese di Dicembre 2010 Michele Misseri sta cercando di riprendersi ogni colpa sia dell’omicidio di Sarah che della soppressione del cadavere, senza l’aiuto di nessuno, cercando di scagionare la figlia Sabrina prima e anche la moglie Cosima dopo a colpi di lettere, memoriali e interviste esclusive (entrambe le donne sono detenute tuttora nella casa circondariale di Taranto con l’accusa di omicidio volontario in concorso, sequestro di persona e soppressione di cadavere; se le due donne dovessero essere condannate per questi reati per loro significherebbe l’ergastolo. Il contadino, invece, è stato scarcerato essendo stata archiviata l’accusa contro di lui di omicidio volontario, rimanendo a suo carico la soppressione di cadavere in concorso e altri reati minori, n.d.r.).
Prima di arrivare nell’aula Alessandrini del Tribunale di Taranto la vicenda è stata ed è tuttora processata mediaticamente, oltre che sui social network, facebook in particolare. Mediaset attraverso la trasmissione “Matrix”, unitamente ad alcuni giornalisti come Ilaria Cavo e Maria Corbi, si sono schierati da subito per l’innocenza di Sabrina Misseri e Cosima Serrano, arrivando a dare l’impressione di essere quasi dei difensori aggiunti ai legali delle imputate (Sabrina è difesa dal Prof. Coppi e dall’Avvocato Marseglia; Cosima è difesa dagli avvocati De Jaco e Rella, n.d.r.).
Michele Misseri da un anno e mezzo è diventato una sorta di star televisiva. Il fascino della telecamera lo attira particolarmente. Non dimenticheremo mai la scelta sciagurata fatta da Mediaset di trasmettere, e riproporre nei giorni successivi anche in fasce orarie protette per i bambini, un’intervista al contadino appena uscito dal carcere con la troupe di “Matrix” e le giornaliste Ilaria Cavo e Maria Corbi che si trovavano “casualmente” con le telecamere e i microfoni accesi a casa Misseri. Nel corso di questa intervista Michele Misseri ha raccontato e mimato, con tanto di corde e funi “casualmente” a portata di mano, come ha assassinato la nipote e l’ha gettata nel pozzo di Contrada Mosca. Misseri non si è fermato a ciò, è stato addirittura ospite della trasmissione “Matrix” quasi fosse un divo, quando invece come minimo ha gettato in un pozzo sua nipote. Le sue apparizioni in TV, tra altarini costruiti nel suo garage, “casuali” incontri con alcuni giornalisti graditi, si sono moltiplicate repentinamente. In tutte queste apparizioni Michele Misseri racconta da oltre un anno la sua ultima verità e cioè che ha ucciso Sarah da solo nel suo garage per colpa del trattore che non partiva e di un calore alla testa, strangolandola con una corda (tranne una variante che vede come complice anche il suo compressore, n.d.r.).
Il contadino di Avetrana, che per mesi ha dichiarato ai mass media che non vedeva l’ora di poter essere interrogato dai magistrati per raccontare la sua verità assoluta, quando è stato chiamato a farlo, in qualità d’imputato per i reati che gli vengono contestati, il 29 ottobre scorso presso la Corte d’Assise di Taranto, si è avvalso, invece, della facoltà di non rispondere. Non è da escludere che la strategia sia quella di farlo parlare quando sarà chiamato in qualità di testimone dalla difesa della figlia e della moglie.

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