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Sarah Scazzi, a 2 anni dalla sua morte silenzio e indifferenza

Scritto da Giuseppe Centonze il 1 settembre 2012
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Sono passati 2 anni da quel maledetto 26 agosto 2010 nel quale Sarah Scazzi trovò la morte per mano di chi diceva di volerle bene.

Il processo, teso ad accertare chi, come, dove, quando e perché, l’ha strangolata e l’ha gettata a marcire in un pozzo, è arrivato al giro di boa. A partire dal prossimo 18 settembre si entrerà nel vivo con gli interrogatori degli imputati, ammesso che si faranno interrogare e non si avvarranno della facoltà di non rispondere o non faranno solo dichiarazioni spontanee, il che non è affatto da escludere, con i loro difensori che puntano all’errore giudiziario.

A due anni dalla morte di Sarah, come delegazione del Gruppo facebook “Verità e Giustizia per Sarah Scazzi”, siamo ritornati ad Avetrana ed abbiamo incontrato mamma Concetta, una donna forte della sua fede in Geova, l’unico, insieme ai suoi compagni di fede, che non l’ha abbandonata. Concetta Serrano Spagnolo non ha più una famiglia, giacché una parte è in galera o imputata e i parenti restanti si sono schierati tutti con Cosima e Sabrina, rispettivamente sorella e nipote di Concetta, accusate di aver ucciso in concorso Sarah e di aver contribuito alla soppressione del suo cadavere. Ci ha accolto con grande affetto. Non ha perso una sola udienza del processo in corso di celebrazione presso la Corte d’Assise di Taranto. E’ decisa ad andare sino in fondo per capire almeno chi e perché ha ammazzato la sua bambina, nonostante le reticenze e l’omertà che regnano su questa vicenda.

L’aria che si respira ad Avetrana è quella di chi, spenti, per il momento, i riflettori mediatici, messo in pausa l’horror show o se preferite il crime show andato in onda fino a pochi mesi fa, tra lo sdegno dei più, con attori incredibili e personaggi in cerca d’autore, non ha più voglia di parlare di una ragazzina di soli 15 anni strappata alla vita, ai suoi progetti, ai suoi sogni. Negli atti dell’inchiesta c’è una frase di una persona indagata, considerata uno dei testimoni chiave della vicenda che racchiude molto probabilmente il pensiero di molta gente del posto: “Tanto non è figlia mia. Se lo fosse stato mi sarei comportato diversamente …”. In questo torrido giorno d’estate risuonano le parole di mamma Concetta: “Sembra che abbiano ammazzato una mosca”. Le poche persone che hanno voglia di parlare si dicono certe che gli assassini sono Sabrina e sua madre Cosima, che Michele Misseri non si è occupato neanche della soppressione del cadavere. Ci rechiamo al cimitero. La lapide di Sarah è la prima che incroci “Sarah Scazzi, di anni 15”. Deponiamo dei fiori, recitiamo una preghiera. Arrivano dei turisti, scattano una foto e vanno via. Devono completare il tour dell’orrore, passare dalla villetta di Via Deledda, abitazione dei Misseri, da Vico Verdi, l’abitazione degli Scazzi, magari per chiedere a mamma Concetta di poter vedere la stanza di Sarah, poi via in direzione Contrada Mosca per scattare altre foto di quello che resta del pozzo maledetto o dell’albero di fico dove Michele Misseri nella sua prima dichiarazione auto-accusatoria disse di aver violentato la nipote dopo averla uccisa. Certo, qualcuno si ferma a pregare sulla tomba della ragazzina e lascia un peluche, un biglietto. Si è fatta sera, salutiamo gli amici del “Gruppo Verità e Giustizia per Sarah Scazzi” e facciamo ritorno alle nostre abitazioni, chi a pochi km, chi distante centinaia di km. A noi il pozzo di Contrada Mosca non interessa, così come la villetta dei misteri. A chi ci chiede il perché facciamo tanta strada per deporre un fiore o recitare una preghiera rispondiamo che è l’amore per una ragazzina sfortunata che non abbiamo mai conosciuto ma che è entrata nei nostri cuori e ci resterà per sempre. Per noi, a differenza della persona alla quale si è fatto accenno sopra, è come se fosse figlia nostra.
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