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Abitare la cecità

Scritto da Dante Maffia il 1 luglio 2012
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La posizione della sua casa era magnifica,

si poteva vedere dal balcone

mezza città, stava al piano alto

d’uno dei grattacieli. A volte il vento

aveva risonanze sconfortanti

e insinuava brutte reminiscenze

torbidi momenti d’inappartenenza.

Tutto sommato però non doveva fare sforzi

per guardare come vivevano quelli di fronte:

una marea di abitudini buffe,

un indaffarato via vai di gente, e i salotti

le cucine i bagni: vite che si mischiavano alla sua

e qualche volta volevano confonderlo.

 

Da  ABITARE LA CECITÀ – Edizioni Lepisma, Roma 2011

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