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Quando la famiglia uccide

Scritto da Giuseppe Centonze il 1 giugno 2012
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Con il termine “omicidi domestici” vengono definiti gli omicidi perpetrati tra individui legati da relazioni familiari, amicali, affettive o di conoscenza amicale.

Secondo l’Eurispes (istituto di studi politici economici e sociali), nel Rapporto Italia 2011, nel biennio 2009-2010, si sono consumati mediamente dieci omicidi domestici al mese. Due vittime su tre sono donne. L’offender è generalmente uomo. Un omicidio su due si consuma all’interno della coppia. Un omicidio su quattro si riferisce alla relazione genitore/figlio. Da notare che gli omicidi domestici rappresentano circa un terzo di tutti gli omicidi censiti.

Nel biennio si sono registrati 235 omicidi domestici (122 nel 2009 e 113 nel 2010). In entrambi gli anni, la maggior parte di questi, vede coinvolti soggetti appartenenti alla medesima cerchia familiare (97 omicidi nel 2009 e 81 nel 2010). I cosiddetti “omicidi di relazione”, invece, sono stati in tutto 57 (25 nel 2009 e 32 nel 2010).

La maggior parte degli autori di omicidi domestici, nel biennio 2009-2010, sono maschi (85,7% nel 2009 e 84,9% nel 2010) e su 126 autori di omicidi il 34,1% sono coniugi o conviventi, l’11,1% sono padri, il 7,9% sono figli, il 7,2% sono altri parenti (nonni, zii, cugini, etc.) e il 4,8% sono fratelli.

Le donne che hanno commesso un omicidio, nella cerchia familiare, sono nella maggior parte dei casi madri (8,7%) o figlie (3,2%). Pochi i casi emersi di mogli, sorelle o altri parenti (0,8% in tutti e tre i casi) autrici di omicidi.

Nel 2009, sono per la maggior parte fidanzati, amanti, rivali o spasimanti a commettere omicidi (6,3% in entrambi i casi). Nel 2010, invece, sono gli “ex” (coniugi o conviventi, ma anche fidanzati o amanti) i maggiori responsabili di uccisioni (11,8% ex fidanzati o amanti e 6,7% ex coniugi o conviventi).

Sono state il 70,5% le donne uccise nel 2009 e il 62,8% quelle che hanno perso la vita (per mano di un omicida maschio nell’84,9% dei casi) nel 2010, tra le mura “domestiche”. Tra queste, la maggior parte erano mogli o conviventi (34,4% nel 2009 e 20,3% nel 2010). Tra il 2009 e il 2010, la percentuale di figlie uccise scende dall’8,2% del totale degli omicidi domestici al 2,7% mentre aumenta la percentuale di vittime madri (dal 6,5% all’8,8%) e zie, cugine, nonne (da 3,3% all’11,5%) ma anche di fidanzate, amanti, rivali o spasimanti (dal 5,7% al 6,2%) e di ex fidanzate o ex amanti (dal 3,3% al 9,7%).

Considerando i maschi vittime di omicidi (29,5% nel 2009 e 37,2% nel 2010), se nel 2009, questi erano per lo più figli (12,3%), seguiti dai padri (4,9%) e dagli altri parenti maschi (4,1%), nel 2010, invece, erano i padri (10,6%) i principali bersagli della furia omicida, seguiti dai figli (9,7%), dagli ex coniugi o conviventi (7,1%) e dai mariti o conviventi (4,4%).

Analizzando l’età degli autori e delle vittime coinvolte negli omicidi domestici emerge che i minori (fascia d’età 0-17 anni) sono principalmente “vittime” (17,2% nel 2009 e 12,4% nel 2010); infatti, solo nel 2,6 per cento degli omicidi domestici, registrati nel 2010, era stato ritenuto colpevole un minorenne. Considerando, invece, la fascia d’età immediatamente successiva, rappresentata da giovani tra i 18 e i 24 anni si osserva come questi, nel biennio 2009-2010 siano stati, seppure in percentuale minore nel 2010 rispetto al 2009, più “autori” (14,3% nel 2009 e 7,6% nel 2010) che “vittime” (10% nel 2009 e 2,7% nel 2010).

Anche i 25-34enni, sono nella maggior parte dei casi più “autori” (9,5% nel 2009 e 16% nel 2010) che “vittime” (7,4% nel 2009 e 14,1% nel 2010), anche se, rispetto a quanto accadeva nella fascia d’età precedente, sono in aumento nel 2010 rispetto al 2009.

Nelle fasce d’età più “mature”, quelle dei 35-44enni e dei 45-64enni si conta, in media, il maggior numero di “autori” (30,6% nel 2009 e 29% nel 2010) mentre le “vittime” sono, nel maggior numero dei casi anziane (il 25,1% in media delle vittime dai 65 anni in su), 35-44enni (il 21,3% in media) e 46-64enni (il 20% in media).

Da non sottovalutare, inoltre, il discreto numero di anziani che sono accusati di omicidio domestico (il 15,9% nel 2009 e il 9,2% nel 2010).

Nel biennio 2009-2010, sono stati 39 i casi di figlicidio (25 nel 2009 e 14 nel 2010). Di questi, nel 2009, 14 erano stati perpetrati da padri, 11 da madri. Nel 2010, invece, 4 erano stati compiuti da padri e 10 da madri. Nel complesso, la maggior parte dei figli uccisi dai genitori sono stati maschi (15 contro 10, nel 2009 e 11 contro 3, nel 2010), mentre le madri sono state quelle che hanno ucciso più figli rispetto ai padri (21 contro 18).

Per quanto riguarda i casi di genitoricidio, a essere stati uccisi per mano dei propri figli sono stati, nella maggior parte dei casi i padri (6 nel 2009 e 14 nel 2010). I matricidi, invece, sono stati 8 nel 2009 e 10 nel 2010. I figli maschi (30), rispetto alle femmine (8), sono quelli che hanno commesso più parricidi (16 figli contro 4 figlie e 14 figli contro 4 figlie).

Dai dati del Centro documentazione dell’Eurispes emerge un incremento del numero d’infanticidi, 4 nel 2008, 11 nel 2009 e 18 nel 2010. Si è passati, quindi, da un infanticidio ogni novantuno giorni nel 2008, a uno ogni trentatré giorni circa nel 2009, per giungere a uno ogni venti giorni circa nel 2010.

Sempre nell’indagine effettuata dall’Eurispes nell’ambito degli omicidi tra “innamorati” o comunque tra individui con legame di natura affettiva/sessuale, è stato osservato come l’autore di questi omicidi è di solito un uomo (85,7% nel 2009 e 84,9% nel 2010) il cui sentimento nei confronti della sua “amata” è spesso nient’altro che un mero desiderio di possesso.

Nel biennio 2009-2010, tali omicidi sono stati 103, il 44% circa di quelli totali. Gli autori sono stati principalmente mariti o conviventi (63,1%), ma anche ex fidanzati o ex amanti (15,5%), fidanzati, amanti, rivali o spasimanti (13,6%) ed ex coniugi o ex conviventi (7,8%). Tra questi, il 32% si è suicidato subito dopo aver commesso l’omicidio e il 15,6% ha tentato di togliersi la vita.

Il movente: quello passionale è prevalente, seguono liti e dissapori (separazioni difficili, conflittualità crescente, paura dell’abbandono, sensi di colpa, legami esasperati), “raptus” (eventi inspiegabili in assenza di pregressi segnali comportamentali degli autori), disturbo psichico dell’autore del reato, problemi di salute della vittima, interesse economico.

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