www.faronotizie.it - Anno XVI - n. 181 - Maggio

Per dire qualcosa sulla….droga…

Scritto da Don Giuseppe Oliva il 1 maggio 2012
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Tempo fa la cronaca mormannese ha registrato alcuni arresti, tra domiciliari detentivi, per spaccio e uso di droga. Ci sono stati commenti e giudizi, presto esauriti, di vario genere e secondo diversi punti di vista. Mi è parso che ci sia rimasto spazio sufficiente per dire qualcosa a modo di saggio. Senza pretese e con l’intento di andare oltre la cronaca.

Mormanno di fronte al fenomeno droga
Si potrebbe affermare che da un punto di vista sociologico Mormanno goda o abbia goduto di tre condizioni favorevoli ad impedire o a ritardare  l’infiltrazione della droga fra le sue case. La prima è la sua posizione orografica o topografica: Mormanno è posta in alto, quasi distaccata dalle zone intensamente popolate, lontana in certo qual modo anche dalle vie di comunicazione più trafficate, dove, come è noto, la droga più facilmente circola ed è richiesta. E’ una condizione per alcuni discutibile, ma c’è, ed ha la sua importanza e incidenza. d’altra parte, sappiamo bene che Mormanno si apre su Castrovillari, sopratutto per gli istituti scolastici, e castrovillari è aperta su Sibari, Taranto, Cosenza,. Ciò è per dire che Mormanno ha si il suo stacco  orografico-topografico, ma questo non la mette completamente fuori dagli influssi di persone e di gruppi portatori e fruitori di droga. Però fra starci dentro e poterne essere influenzati…un po’ di differenza c’è, ed è evidente…
La seconda condizione consiste in una prevalente mentalità di difesa, di sicurezza, di resistenza nei confronti del rischio, del pericolo, della novità… Prudenza o diffidenza che sia, questo atteggiamento mentale rallenta le facili aperture alle realtà esterne e, nel caso che esse si presentino ambigue o negative,vengono tenute a distanza. Non si lascia facilmente condizionare.
La terza condizione è nella religiosità o cultura cristiana, dalla quale scaturisce sempre e comunque, una esigenza di giudizio morale, che, per la droga s’impone nel tempo stesso che essa viene presa in considerazione per l’uso o per lo smercio. Perciò, quando la fede censura la droga, è già in atto un fenomeno sociale, che non può essere ritenuto irrilevante. Riguardo a come, quando e quanto la fede abbia potuto influire sulla riduzione della diffusione, uso e smercio, della droga credo che qualcosa di approssimativamente esatto si potrebbe dire. Ma non qui, per ovvie ragioni di brevità.
Credo che dalla verifica di queste tre condizioni, si possa dimostrare che per un certo tempo esse sono state abbastanza determinanti…fino a quando la loro valenza difensiva ha retto bene. E non ha potuto più reggere bene man mano che lo stacco orografico-topografico dai centri più popolati si è sensibilmente ridotto o quasi annullato: mormannesi in uscita ed estranei in entrata hanno modificato il rapporto con gli altri  e la mentalità mormannese; man mano che la cultura o la mentalità paesana si è trasformata per l’apporto della scuola, sopratutto di quella superiore e universitaria, della stampa e della radiotelevisione; man mano che la fede o la cultura cattolica ha attenuato la sua centralità critica e formativa e le persone, particolarmente i giovani, al posto degli imperativi categorici, morali, cristiani, si son visti proporre indirizzi molto elastici di moralità o nessuna moralità.

Droga: fenomeno per certi aspetti nuovo
E’ noto che le cosiddette droghe non sono invenzioni d’oggi. Sono di antica datazione, ma sono nuove per la varietà, la confezione, la diffusione, la richiesta….
Esse riguardano l’uomo in sé, cioè quelle persone che nell’alterazione del proprio  io (effetto della droga) ritengono di conseguire un certo benessere fisico e psichico, una certa eccitazione, una placazione, una liberazione, una dimenticanza…Naturalmente non pensano o cercano di  non pensare al dopo…che è di abbattimento  e di frustrazione, oltre che di crisi di dipendenza e di astinenza. All’uso si arriva per la mancata o non completa  accettazione di se stessi, per difficoltà gravi o ritenute tali, ma anche, forse sopratutto, per un desiderio  di vivere un’esperienza nuova, gratificante, avvertita spesso come una…curiosità..come un…provare per capire…
Allo spaccio si arriva per volontà di guadagno, per cosciente insensibilità verso il male degli altri. Per i piccoli spacciatori c’è da aggiungere che, essendo essi i capillari…del sistema, partecipano a tutto il sistema  immorale della vendita…ma restano capillari anche quanto a guadagno…Talvolta sono patetici esseri umani, ma ciò non toglie che siano o restino distruttori dell’uomo, operatori a delinquere, avvelenatori della società.

Aiutarsi e aiutare a difendersi
Quando ci si lamenta per la diffusione di un male che non si è riuscita a impedire, e quando si constata che c’è  ancora qualche possibilità di fermarlo o di ridurre gli effetti, si enunciano vari moduli o ricette  su quel che si doveva o poteva fare e su quel che ancora oggi si potrebbe fare. E’ un esercizio di intelligenza  degno di rispetto e di attenta valutazione. Il limite di questa prova di intelligenza potrebbe consistere nel non aver presenti tutti i fattori della questione. Il che mi è parso di riscontrare nei vari interventi su quel che è accaduto e sulle persone implicate.
Anzitutto è bene non dimenticare quel principio generale – che  è del buon senso  ma anche di una elementare sociologia – che può essere espresso in queste parole: è facile, o dovrebbe essere, capire che certi fenomeni sociali tendono ad espandersi, mai a restringersi, se sono chiaramente organici ad altri fenomeni prodotti da mutazioni sociali e strutturali. Ora è evidente che il fenomeno della droga è organico al contesto sociale e culturale nuovo , contesto tendenzialmente espansivo, tale da raggiungere anche Mormanno, nonostante quelle difese protettive  dette prima. Questo principio sociologico spiego perchè alcune novità della convivenza umana non hanno nulla di fatalistico e di sorprendente e che una intelligente lettura di certi segni premonitori  basterebbe a mobilitare tempestivamente le volontà per la difesa, o, più chiaramente a cercare modi e mezzi per impedire o ridurre  i mali che si temono.

Dall’ipotesi all’analisi realistica
In questo senso dover constatare col senno di poi che, effettivamente, si è rimasti inattivi nel tempo che richiedeva mobilitazione di intelligenza e di volontà…è mortificante. Ma non tanto..perchè se la ipotesi  non è diventata tesi (realtà) vuol dire che non tutto  e non sempre è responsabilità morale, quando se il male oggettivo non è stato impedito. Qui bisogna appunto dire – e non è una digressione -  che gli avvenimenti spesso ci sovrastano e non si lasciano facilmente dominare o domare, perchè essi sono l’effetto di molte cause e concause e si impongono come una forza impersonale. Mentre chi dovrebbe fronteggiarli e battere in anticipo sul terreno del confronto o dello scontro  è una forza personale, cioè sono persone, le quali, pur essendo intelligenti e volitive, devono organizzarsi, in proprio o insieme, là dove, invece la forza impersonale, si muove quasi  meccanicamente. Ritengo che non si è affatto patetici quando si discorre su quel che si doveva fare e non si è fatto riguardo a un male subito o a un pericolo corso. Si può essere scarsamente logici quando si discorre semplificando troppo la questione…ma il discorso resta sempre rispettabile. In genere nella lettura critica del passato si rileva la inadeguata intelligenza della situazione o la insufficiente volontà d’intervento o lo scarso impegno operativo.  In sostanza si denuncia un difetto nella condotta collettiva. Avviene qui quel che in formato maggiore  si verifica nella critica storica  a livello di cattedra o di pubblicazione di studi: nessun fatto o fenomeno avviene casualmente, cioè senza essere comunque causato, perciò il giudizio storico non può mai prescindere da quei fattori che stanno a monte o dentro gli stessi avvenimenti. Perciò riguardo al nostro argomento si può legittimamente rilevare che:
1)  certo, non è sbagliato  ritenere che un buon effetto deterrente e liberante si sarebbe ottenuto se si fosse parlato di droga più apertamente e più insistentemente allo scopo di allertare i giovani e di motivare meglio le famiglie. A mio modo di vedere, pensare così non è sbagliato, sì, ma non è neppure convincente…;
2)   si può facilmente dimostrare  che una sufficiente informazione sulla droga c’è stata fin dall’inizio e che, agli effetti della difesa da essa, è mancata la mobilitazione delle persone e delle istituzioni…anche qui tutto vero, almeno nella sufficienza informativa…ma sulla …mancata mobilitazione c’è altro da dire;
3pare che contro i mali sociali, nascosti o palesi, l’informazione e l’organizzazione degli interventi sono le condizioni e i mezzi assolutamente necessari e insostituibili, attesa la natura della società e del bene comune…il resto è aggiunta e perfezionamento…Mi permetto far notare che…oltre o con l’informazione e l’organizzazione c’è bisogno di qualche altra cosa…

L’importanza di “educare a….”
Un errore nel quale facilmente si può incorrere – nel discorso ordinario, non in quello di cttedra – è quello di considerare la volontà  come una qualità, un valore, una forza a sè stante , trattabile come un fattore in sé già completo e definito. Così non è . perchè la volontà è nella persona, è della persona, è la persona. Non è un birillo insieme ad altri birilli. Per quanto riguarda la droga  va bene informare, allertare, organizzare le varie iniziative….ma il vero e completo modulo, che comprende anche l’informare, l’allertare e l’organizzare, è nella parola  educare a… che significa porre in atto tutte le iniziative per aiutare le famiglie ad apprendere come stare vicino ai ragazzi, come collaborare con loro al fine di aiutare a sapersi gestire con realistica fiducia nella propria volontà…o, più specificamente,  prendere la persona così com’è e concorrere a che maturi positivamente secondo un progetto di vera e piena umanità. Quindi il segreto della riuscita di ogni lotta contro un male è nella maturazione del soggetto combattente, cioè nella acquisizione di una nuova e adeguata mentalità capace di produrre convinzioni e decisioni in misura corrispondente all’obiettivo da raggiungere.

Decisioni …”totalizzanti”
Ma le convinzioni e le decisioni sono su misura quando sono totalizzanti, quando, cioè, diventano decisioni impegno morale, hanno forti motivazioni, tali da muovere ad accettare  anche i sacrifici . Tutte le raccomandazioni, le informazioni, le spiegazioni, i richiami alla prudenza, al coraggio, anche il pianto di una madre…sono sempre aiuti lodevoli, ma risultano inefficaci, o hanno effetti incerti e discontinui…se il soggetto  ricevente non li rende totalizzanti.  In questo quadro e in questa ottica , cioè della dimensione totalizzante delle convinzioni, ha senso insistere sul male fisico  che la droga può causare, sulle turbolenze psicologiche della dipendenza e dell’astinenza, sull’ansia che accompagna il possesso del denaro per l’acquisto della merce…ha senso anche l’insistere sulla forza della volontà, sull’onore personale e familiare  da salvaguardare, sul bene delle persone che amiamo (genitori, fidanzato-a), sulle relazioni interpersonali e sociali da conservare, sul lavoro da non perdere, sugli studi da proseguire….Uno solo di questi motivi, accettato e vissuto come totalizzante, è in grado di non far cadere nella droga o di aiutare ad uscirne. Tutti insieme, non totalizzanti, possono avere effetti discontinui…non quello che si vorrebbe.

E la fede?…
Totalizzante è la fede in se stessa per la sua natura che è quella di essere verità e Grazia (=aiuto), quindi per la definizione che dà della vita e per il giudizio morale che dà sulla droga, diventa totalizzante la fede quando il credente la assume e la fa propria come forza ragionevolmente significativa, persuasiva e determinante;  altrimenti può semplicemente accentuare la coscienza del proprio stato infelice  (uso e smercio) ma non produce riscatto. Ed ecco il nocciolo della questione: quando né il pensiero della propria salute, né la premura di vivere in serenità, né il valore della pace familiare ecc.. quando neppure il richiamo, il rimprovero, la proibizione della fede diventano totalizzanti e, precedentemente non sono stati visti e accettati come fattori educativi…le difficoltà a non usare e a non smerciare..restano… E nelle circostanze meno protette o più aperte alla trasgressione…prevalgono. E si è sconfitti, realismo o fatalità?  Niente fatalità, solo realismo elementare,evidente a chiunque rifletta sui tanti buoni propositi che non si realizzano…

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