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Gesù fate luce, almeno sull’identità

Scritto da Carlo Di Stanislao il 1 maggio 2012
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Tempi sempre più duri per noi italiani, con tasse e rincari continui, che si incardinano e si inanellano in un reticolato sempre più fitto ed allarmante. Ora giunge notizia di un aumento del 4,3% della luce  che, da martedì primo maggio, festa dei lavoratori, avrà un aggravio annuo di oltre 21 euro per utente. A pesare gli incentivi alle rinnovabili, sicchè ci dicono Adusbef e Federconsumatori, tra rialzi di benzina, tariffe energetiche, alimentari, Iva, servizi bancari, trasporto pubblico locale, e con l’introduzione dell’Imu, ogni italiano vedrà un aumento di spese pari a 2.201 euro l’anno. Addio tredicesima, quindi, ammesso che la si percepisca e che ammonti a questa cifra. Ci viene detto che, con l’obiettivo dichiarato di evitare futuri ulteriori balzi della bolletta, il ministero dello Sviluppo economico, di concerto con quello dell’Ambiente e dell’Agricoltura, ha messo a punto, da metà aprile,  i nuovi decreti per l’incentivazione delle fonti rinnovabili, che prevedono il risparmio di 3 miliardi di euro all’anno rispetto al precedente regime, con un drastico ridimensionamento soprattutto dei sostegni al fotovoltaico. A qualcosa, insomma, la mossa dell’Autorità sembra essere servita, anche se per le famiglie italiane il 2012 si annuncia ormai come un anno di esborsi crescenti. Il fatto è che le stesse autorità, avevano bellamente previsto una spesa da 10 milioni di euro, poi prontamente smentita sul sito di Palazzo Chigi, per un incremento del parco-macchine blu pari a 10 milioni di euro, con dotazione di 400 nuovi veicoli. Ed allora, come fidarsi? E se i cittadini sono sempre più scuri in volta e alla ricerca disperata di un po’ di luce, chi sorride, eccome, sono le società. Come ricorda oggi l’Unità on-line l’assemblea di Enel Green Power ha approvato il bilancio 2011 e la distribuzione di un dividendo di 2,48 centesimi di euro ad azione, con stacco cedola il 21 maggio e pagamento il 24.

Il gruppo ha chiuso il 2011 con ricavi di 2,53 miliardi di euro, in aumento dell’11e utile netto ordinario di 412 milioni.

Il gruppo del cane a sei zampe mostra un utile netto di 3,62 miliardi di euro con una progressione del 42% sull’analogo periodo del 2011 a fronte di un utile operativo in crescita del 27% a 6,45 miliardi di euro.

Sicchè viene in mente allo scrivente di costituire un gruppo sui vari social-network, a favore dello scienziato che grida, dalla pubblicità, di fermarlo quel cane malformato ed infernale.

Alla fine di aprile scorso, sempre più italiani si erano convinti che Monti “è uguale ai politici”, con una quota  cresciuta del 17 per cento nell’ultimo e che ha raggiunto il 46 per cento).

Inoltre, pensano che Monti “difende solo gli interessi dei ricchi” il 50% degli italiani i quali sempre meno sono propensi a guardare al bocconiano di “ferro e di gelo” coma ad un chirurgo che chiede al paziente di amputare una gamba per permettergli di sopravvivere.

E data la volatilità niente affatto modificata dei mercati, con spread che non si accinge a rientrare sotto quota 300,  fa si che il sentimento che sta caratterizzando maggiormente questo periodo è il ritorno della paura che il governo non sia in grado di garantire la stabilità. Il 55 per cento degli italiani ritiene ancora che il governo garantirà la stabilità, ma si è in presenza di una evidente inversione di tendenza: oggi il 38,4 per cento degli italiani ritiene che il governo “sicuramente” o “probabilmente” non garantirà la stabilità economica  e solo il 17 per cento dice che lo farà.

E in questo  clima e con una quota di indecisi ed astensionisti superiore al 44 per cento,  appare chiaro che le intenzioni di voto riportano un orientamento virtuale e aleatorio delle opinioni degli italiani, in tutte le tornate elettorali che avverranno fra pochi giorni. Da notare che il 9,2 per cento di chi vuole recarsi alle urne è ancora in cerca del soggetto da votare e con ogni mezzo i candidati sono in cerca del loro consenso, non parlando di politica, ma con intrattenimenti che ricordano sovente il varietà. Così, per mezzo di cantanti decotti e comici al tramonto, i politici cercano di intercettare il consenso di quegli elettori magnetizzati dai reality e avidi di notizie su Belen ed il nuovo fidanzato, investiti mentre erano in scooter, davanti agli uffici della Mediaset.

E a me vengono i mente i titoli di due romanzi: “Ferito a morte” e “Gesù fate luce”, il primo di Raffaele La Capria e il secondo di Domenico rea, entrambi napoletani in cerca di speranza in un momento cruciale della storia italiana.

La storia è spesso il pretesto, in Rea e La Capria, per una contemplazione pessimistica di un certo immobilismo tipicamente italiano, fatto di fame e miseria, certo, ma anche di assenza di coraggio e scelte dirigenziali quasi sempre sbagliate.

Perché qui si tratta soprattutto di ritrovare orgoglio ed identità, una identità storica, culturale, politica, religiosa, sociale, fino a quella umana, volendo allargare la cosa oltre i confini sia della mia città che della stessa Nazione.

Nella novella di Andreuccio da Perugia Boccaccio  mostra le peripezie di un giovane sprovveduto in mezzo a truffatori di ogni tipo. Tuttavia, proprio per sopravvivere, Andreuccio impara in fretta la capacità di difendersi dalle minacce e dalle trappole.

La sua notte in mezzo ai vicoli diventa, così, anche un paradossale percorso di formazione e la salvezza gli viene proprio dalla sua identità, metafora di questi tempi senza spessore né carattere, in cui, per primo, occorre ritrovarsi e poi scegliere, con coraggio, da chi farsi rappresentare.

Perché se questo non faremo, saremo come Paoli, il Padre in “Teorema” di Pier Paolo Pasolini, che, nella sequenza finale, accompagnato dalle note del Requiem di Mozart, vaga nel deserto, e, messosi di fronte alla propria nudità, si scioglie in un urlo di impotenza, un urlo fermo, l’urlo della consapevolezza di non essere, l’urlo del nulla.

Oggi che lo schematismo ideologico appare troppo dichiarato, troppo ingombrante e del tutto surrettizio o solo apparente,  Teorema potrebbe essere piuttosto ritratto senza appello di un’umanità media, scontenta, fragile, influenzabile, scossa dall’individuo estraneo, così nuovo e così diverso, e disposta a darsi a lui completamente pur di vivere., senza che si comprenda che la gioia, l’emozione, l’appagamento dureranno solo un momento, mentre eterni saranno, alla partenza dell’estraneo, la beffa di una felicità solo sfiorata e la pena per un futuro dedito al ricordo e all’impossibilità di rivivere quell’appagamento.

 

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