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Scacco al Re

Scritto da Domenico Mattiaccia il 1 marzo 2012
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“Scusa, posso giocare con voi?” – “Non lo so, chiedi al ragazzo che ha portato il pallone?” – “Ehi ragazzo, è tuo il pallone? Posso giocare anche io?” – “ Certo, le squadre sono…”.

Quante partite sono iniziate così. Quante amicizie sono nate, correndo dietro ad un pallone.

Nelle regole dei bambini, chi porta il pallone decide chi può giocare. Sceglie i capitani che formeranno le squadre, decide dove giocare e la grandezza delle porte. Sarà il cronometro della partita. Se deve andare a casa si porta la palla e quindi finisce l’incontro. Il capo è chi porta la palla!

Nel calcio professionistico dove i palloni abbondano, le decisioni vengono prese dalle federazioni. Non si scelgono i capitani che formeranno le squadre e non si scelgono i campi e misure da gioco. Sono tutte già decise. Salvo casi eccezionali.

In molti stati Europei la finale della Coppa di lega viene giocata nelle capitali. Viene deciso a monte, senza sapere chi giocherà tale partita. Può essere che il club della capitale abbia il favore di giocare nello stadio di casa, come può succedere che il rivale storico possa partecipare ed eventualmente festeggiare in casa del nemico.

In Spagna la finale di Coppa del Re, la coppa nazionale, non ha una sede. Si conosce la data, l’ora, ma non la città che ospiterà l’evento. Se si rispettasse l’idea europea, la finale si giocherebbe a Madrid, la capitale. Il problema nasce dal momento che ad arrivare a giocare la finale sono l’ Athletic Bilbao e il Barcellona.

 Il club catalano è l’antagonista per eccellenza sia nello sport  che in politica. L’ Athletic Bilbao rappresenta lo stato basco. Quindi nemico di Madrid e sopratutto nemico del Re.

Già il Re…ma la coppa non si chiama proprio “Coppa del Re?!”

Se si giocasse nella capitale ci si troverebbe ad avere Madrid invasa da persone che chiedono l’indipendenza fiscale e territoriale. Il tutto a casa del Re, chiaramente non molto amato in quelle zone. Per di più, il Barca, favorito alla vittoria, potrebbe festeggiare il primo trofeo dell’anno in casa del Real Madrid. Un doppio nemico insidia la Madrid sportiva e politica.

Se due indizi fanno una prova, qua si può dire che sono abbastanza per far cambiare idea alla federazione. La finale, quasi sicuramente non si giocherà al Bernabéu, sede del Real Madrid, e si sta spingendo per dirottare l’esodo di baschi e catalani, verso Valencia o Sevilla. Lo scorso anno, si giocò a Valencia, per non favorire il Real Madrid che arrivò in finale proprio contro il Barca. Discorso giusto, se la decisione non viene presa a monte. Non si favorisce nessuno. Ma dal momento che il Real Madrid è fuori, perché non giocare al Bernabéu!? I motivi che sono stati dati sono a sfondo sportivo; viene lasciato intendere che alla dirigenza madrilista non piacerebbe vedere festeggiare i propri rivali nel suo stadio. Ma non è che anche al Re, incaricato della consegna della coppa, dia un po’ fastidio premiare uno dei due rappresentanti dei movimenti indipendentisti, a pochi metri dalla sua residenza?!

Meglio farlo in campo neutro, avrà pensato il Re!

Athletic e Barca sono ingolositi da giocare in casa del Re. Sanno che potrebbe essere un grosso sgarbo, politico e sportivo, vincere in casa altrui. La decisione non spetta a loro.

L’unica cosa che dovranno fare sarà prepararsi al meglio o provare a mettere un annuncio: “A.A.A. cercasi stadio per giocare la finale di Coppa del Re”.

                                                            STAMPA