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Il filosofo Aristide

Scritto da Giorgio Linguaglossa il 1 marzo 2012
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Aristide affinò per tutta la vita la vista.
Perseguì l’obiettivo con straordinaria tenacia
aguzzando lo sguardo fino a vedere con chiarezza cose
che sarebbero rimaste ignote e celate a chiunque altro.

Aristide imparò a vedere le cose per diritto e per traverso
nella larghezza e nella profondità, fino a vederle nella loro interezza
e nella tridimensionalità.

Imparò a vedere nel presente e nel futuro
nel loro dispiegamento e nel loro sviluppo.
Nulla rimaneva celato all’acutezza del suo sguardo.

Incontrando i re e gli imperatori addobbati e drappeggiati
di potenza e di gloria, Aristide ne decifrava la sontuosità del trionfo
e la miseria della sconfitta, ne intravedeva la rovina riflessa
come in controluce nel barbaglio di un raggio di luce nel pulviscolo.

E i re e gli imperatori venivano al suo capezzale e lo interrogavano
dandogli ori e porpore, gioielli e baiocchi, e Aristide, scuotendo il capo
divinava la loro rovina, i delitti dello scettro, gli orrori e gli onori.

Aristide scuotendo il capo canuto prese a mentire.
Prediva allegrezza e beltà, onori e bagliori.

Allora, gli prese a nascere un terzo occhio
con il quale poteva vedere cose non mai viste prima
e di cui mai avrebbe sospettato l’esistenza.

Ora, vedeva le cose non più dall’esterno ma dall’interno
e con tale forsennata chiarezza che ne ebbe terrore.
Un brivido tremendo lo raggelava e una tosse urticante gli squartava il petto.

E Aristide mentiva con dispotica astuzia.
Mentiva come un lenone, in modo infingardo, spudoratamente.
E gli uomini si congedavano da lui finalmente felici.

Quale indicibile angoscia crebbe nel petto di Aristide!
Ma quale hibris lo accecò nel chiedere ulteriore chiarezza
alla sua mente spossata.

Allora, prese a nascergli un quarto occhio spaventoso sulla fronte
con il quale vedeva le cose come mai nessun uomo
avrebbe sognato o desiderato.

Vedeva ormai le cose come soltanto un marziano
poteva vederle. Spaventosamente, tutto era chiaro alla sua coscienza
e spaventosamente Aristide chiedeva clemenza

chiedeva che gli strappassero gli occhi, che lo uccidessero
che lo immolassero alla più atroce delle torture,
nel mentre che un quinto orribile occhio cresceva tra il terzo ed il quarto.

 

Da   TRAMONTO DELLA BELLIGERANZA   LietoColle, Faloppio 2006