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Il cristianesimo in… formato prisma… dunque?

Scritto da Don Giuseppe Oliva il 2 febbraio 2012
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Quando ci si interroga su come e perchè il cristianesimo abbia avuto o subìto tante interpretazioni  – donde le eresie e le attuali confessioni cristiane, o chiese – le risposte sul piano logico e storico abbondano e convincono.

Se poi, si riflette sulle evidenti e spesso marcate differenze tra le varie confessioni, accanto alle sorprese nasce un certo conforto, che è quello di constatare che oggi non ci sono più le guerre di religione, che, anzi, c’è ordinaria convivenza o coesistenza pacifica, che anche le polemiche sono finite e l’apologetica è ragionevolmente pacata.

Ciò non toglie, però, che nasca una certa pensosità di fronte al fenomeno, perchè, se è vero che tutto avviene per sillogismo – per dirla col filosofo idealista Hegel – nelle varie confessioni cristiane, o chiese, quel che è avvenuto è veramente di … tutti i colori… è stoffa per molti vestiti.

Discorrendo sulla fede
Si dice, molto saggiamente, che se questo è avvenuto, vuol dire che poteva avvenire. Ed è così, perchè anche il cristianesimo passa attraverso la prova dell’uomo e della storia, cioè la sua dimensione soprannaturale non lo esclude dal confronto con la libertà dell’uomo e con le leggi e le forze della storia: ciò è nella natura dell’annunzio e dell’atto di fede, perchè lo Spirito Santo, mediante il quale si realizza la fede, è garante della verità in quanto proposta e offerta, ma non garantisce infallibilmente l’accettazione della verità da parte del soggetto umano: per questa accettazione ci vuole anche il concorso umano, la collaborazione della libertà. So che in materia il contenzioso nasce proprio qui, nella definizione dell’atto di fede, ma lascio al lettore di informarsi convenientemente. Aggiungo  che – come è evidente – qui non scrivo un trattato teologico, nè un saggio sull’ecumenismo. Mi limito a semplici considerazioni, in ordine sparso, con intento chiaramente discorsivo, da cattolico, con grande rispetto verso i non cattolici e a parità con essi.

Eppure la pensosità è legittima…
La pensosità, di cui parlavo, nasce o può nascere da una riflessione che, a mio modestissimo parere, è propria della coscienza semplice del credente. E’ questa: credo sia logico e lecito pensare che il progetto di Dio riguanrdante il suo manifestarsi definitivo nel Figlio – Gesù di Nazareth – sia oggettivamente unico e sia voluto come univocamente accettato e creduto. E’ impensabile che nel disegno divino vi sia l’indifferenza al riconoscimento dell’unica identità del Figlio; che, cioè, si possa dire e credere di Cristo nei modi diversi e più opposti. Ora l’arcipelago delle chiese cristiane (sono veramente molte le confessioni cristiane!) dimostra che la risposta dell’uomo non è stata univoca. Bisogna onestamente riconoscere che il difetto c’è…;  che questo difetto sia avvertito, ne è prova sia il chiaro confronto teologico fra le chiese, sia il movimento ecumenico, portato avanti in ambito cattolico ed evangelico, con iniziative di chiaro prestigio intellettuale e morale.
Ma la questione resta complessa, perchè, se è innegabile che le scelte dipendono dalla libertà personale, è anche innegabile che molte volte, se non  sempre, esse sono legate ai centri dirigenziali di potere e di cultura.
In merito gli studiosi di sociologia, di antropologia culturale ecc. – quindi non c’è solo Max Weber – illustrano egregiamente l’argomento. Insomma la struttura, il consolidamento delle istituzioni, il radicamento nella società non facilitano le iniziative e i processi di revisione, di cambiamento. Chi come, quando deve o dovrebbe attivarsi per una proposta di convergenza verso una unità sostanziale di verità? So che l’interrogativo è formale, ma non nego che ho molta simpatia verso quelle persone, cattoliche ed evangeliche, che non si fermano di fronte all’apparente utopia ecumenica.
S
o anche che l’esito della fatica è quasi impercettibile; le iniziative mi danno l’impressione di frulli d’ali in un megaconcerto di piazza… ma le ritengo apprezzabili e valide. Sono una chiara testimonianza di un desiderio che denuncia ciò che manca al mondo cristiano e che è sentito come una esigenza.

Sulla unitarietà di governo…
E’ noto che con  la mancanza della unità dottrinale c’è anche la mancanza  della unità o unicità del governo: sul significato di governo – che è parola laica- le cose sono complicate assai e restano complicate. Non c’è solo l’interpretazione di Mt. 16, 13-20 (primato petrino) a costituire un ostacolo, ma anche e soprattutto, forse, la stessa storia del papato e l’interpretazione delle parole autorità, guida, servizio, magistero nella chiesa, della chiesa e per la chiesa. In merito credo che se all’argomento si nega la dimensione misterica, ogni dissertazione condotta pur con le migliori intenzioni risulta improduttiva. Intelligentemente il movimento ecumenico su questo tema fa appello soprattutto a una fede umile; aperta a prendere sul serio quella esigenza di unità che si presenta come ragionevole aspirazione dello spirito e chiara volontà di Cristo.
Penso che questa fede umile venga sostenuta anche dalla persuasione che l’unità di governo è finalizzata a garantire la verità, quella verità che non impedisce le diversità per effetto dello Spirito.

Esigenza?
Ritengo che chi dice che si sta bene divisi o che l’unità è impossibile dopo tutto quel che è accaduto, mostra senza dubbio di indulgere a un realismo intelligentemente motivato; e qui è il suo limite, perchè quel che Cristo ha espresso come sua volontà o desiderio tende a diventare realtà secondo le leggi dello Spirito non secondo quelle del realismo: quando c’è di mezzo la preghiera, la speranza teologale, il sacrificio come offerta… siamo fuori del realismo. Qui può sembrare che io, cattolico, faccia il critico in veste di incensurato, di chi pregiudizialmente asserisce di trovarsi dalla parte della ragione. Assolutamente no… Mi pongo sullo stesso piano delle altre confessioni e non nascondo i difetti, i peccati,gli errori degli uomini di chiesa, della istituzione e delle istituzioni ma non posso non constatare che la Chiesa cattolica ha una sua identità, una sua continuità, un suo spessore culturale, un suo ascendente, una sua capacità di confronto, una sua dinamica funzionale… So che questo non dimostra apoditticamente  – come dicevano i filosofi scolastici – (cioè in sè, senza bisogno di prove) che essa è la vera chiesa… cosi come nessuna altra confessione può dimostrare di essere la vera chiesa… quindi bisogna uscire da questi confronti e seguire altri procedimenti.

Come a tutti è noto…
Il cristianesimo  – come tutti dovrebbero sapere – indica il mistero della Incarnazione, cioè il Figlio che, nascendo da Maria, unisce a sè la natura umana con la missione di salvare l’umanità, di comunicare la verità definitiva su Dio e sull’uomo e di instaurare il nuovo Regno, cioè l’appartenenza a lui, nella novità dello Spirito. Il fattore tempo, quindi, è condizione di tutto. E’ molto facile rilevare che il disegno di Dio non può realizzarsi perfettamente nel tempo, perchè il tempo è storia, è umanità sempre incompiuta, è anche peccato, errore,ecc. La storia del cristianesimo, quindi, è anche vita nel tempo. I peccati dei credenti e gli errori sul pensiero di Cristo esprimono la condizione imperfetta nella quale storicamente ed esistenzialisticamente si colloca il cristianesimo secondo il disegno divino.
Ma nel disegno divino c’è anche la chiamata alla verità mediante l’azione dello Spirito. Sulla risposta a questa chiamata c’è il mistero fra grazia e libertà umana. Perciò anche sulla esatta interpretazione del pensiero di Cristo riguardo alla sua chiesa… c’è la nostra condizione di fallibilità e di peccabilità. Qui è il punto: se la fede è grazia bisogna ammettere che a riconoscere esattamente Cristo l’azione dello Spirito non può mancare. E’ dal rendersi aperti, disponibili alla Spirito che nasce la vera fede, cioè la verità su Cristo.

A questo punto
Penso che il vero problema fra la chiesa cattolica e le altre confessioni cristiane sia l’interrogativo cruciale se Cristo abbia garantito l’azione infallibile dello Spirito nei modi che essa chiesa cattolica intende, e cioè in una costante misteriosa opera di crescita della verità e di preservazione dall’errore, in una particolare assistenza in alcuni momenti importanti (Concilii – definizioni di dogmi), e in alcune persone (papa – papa e collegio episcopale), per particolari circostanze ecclesiali. Al confronto con questo interrogativo penso che tutti gli altri, pur nella loro motivazione fondata, siano di serie inferiore o implicitamente connessi con questo.