www.faronotizie.it - Anno XVII - n. 200 - Dicembre

Preferirei di no

Scritto da Nicola Perrelli il 15 novembre 2016
facebooktwitterfacebooktwitter

La Costituzione del popolo italiano non è un dogma, può essere modificata e aggiornata. Anche quella vigente, che di sicuro ha il merito di essere fondata su principi di profonda democrazia, coerenza ed essenzialità, scritta con parole chiare, semplici e sobrie e senza rimandi, perciò comprensibile alla stragrande maggioranza degli italiani, la più bella del mondo, a dire di qualcuno, può essere riveduta e variata, a condizione che i cambiamenti siano il frutto del massimo confronto e della minima mediazione…. leggi tutto

2 Responses so far.

  1. Giorgio Rinaldi scrive:

    Solo due brevi osservazioni.
    In Italia, come pure in altri Paesi, l’esercizio del potere passa attraverso rappresentanti eletti dal popolo (democrazia indiretta). A tali rappresentanti è demandato il compito di eleggere (elezioni di secondo livello)altri organi. Negli USA, per esempio, i cittadini eleggono i “delegati” che a loro volta eleggono il Presidente degli Stati Uniti. In Italia, i consigli comunali eleggono i consiglieri delle città metropolitane e delle comunità montane, che a loro volta eleggono i presidenti. I parlamentari eleggono il Capo dello Stato… Non si vede, pertanto, quali problemi di minacciata democrazia possano esserci nell’avere un Senato di rappresentanti indicati dai consigli regionali (eletti dal popolo) e da sindaci (eletti dal popolo). Vieppiù con incarico gratuito e compiti limitati.
    Intere generazioni di studenti di giurisprudenza, compreso chi scrive, hanno passato mesi a studiare la nostra Costituzione su poderosi testi di diritto costituzionale perché il significato di ogni articolo va ben oltre il tenore letterale delle parole. Il famigerato art. 70 nella sua prolissa formulazione aiuta e non limita, in quanto puntigliosamente catalogante le prerogative dello Stato e quello delle Regioni. “Bartleby lo scrivano” diceva sempre “no” a prescindere, ma in certe occasioni ciò che si “preferirebbe” non vale.

    • admin scrive:

      Una sola considerazione.
      Dire di no è una scelta, a volte dovuta verso se stessi, a prescindere… come insegna il no che dissero dodici docenti nel 1931 all’imposizione del regime, la cui storia è raccontata nel libro di Giorgio Boatti “Preferirei di no”. Da leggere.