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C’è fede nella scrittura?

Scritto da Carla De Angelis il 1 maggio 2015
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Scrittori, poeti si nasce o si diventa? Quando mi alzo la mattina provo un sentimento di gioia e attesa per l’emozione di trovarmi sui miei quaderni sparsi fra letto e scrivania senza riuscire a trovare quello giusto. Vivo a fior di pelle l’attesa di quella improvvisa parola che acquieterà per un poco la mia ricerca. Entro in un’altra stanza senza accendere la luce, continuo a cercare e lentamente trovo il mio respiro, quindi esisto. Inizio a percorrere le ore della vita e scrivo, quasi fosse l’unico progetto utile a darle un senso. La parola sussurrata, urlata o scritta compie costantemente la sua magia, l’umanità lo ha sempre saputo. Gli antichi oracoli parlavano per enigmi, le religioni spesso si esprimono in idiomi antichi e, si resta affascinati da armoniose cantilene dal significato sconosciuto che seducono con il loro mistero. Chi scrive è più legato alla fede nella libertà del pensiero e della parola che ad una fede religiosa o politica che imporrebbero obbedienza cieca e assoluta. La fede in una religione dà quella sicurezza che allontana la disperazione, permette al credente di accettare le avversità, di trovare una motivazione alla sofferenza e uno scopo all’affaccendarsi dell’umanità che non può essere solo il perpetuarsi della specie.

La fede nella libertà del pensiero ci rende responsabili non solo verso gli altri, ma soprattutto verso il nostro scrivere: è quasi impossibile mentire al foglio bianco, infatti si scrive anche ciò che a voce non si direbbe mai. La scrittura si evolve insieme alla parola, cresce, cambia colori e toni, si immerge in ciò che c’è di più umano: “Il destino della Poesia è di innamorarsi del mondo, nonostante la Storia” ( Derek Walcott).

Nella scrittura c’è fede, c’è la fiducia e la consapevolezza di costruire un ponte tra la parola scritta e chi legge: la offriamo, come memoria, come lettura del presente, a volte come profezia per il futuro:” Chi non parla è dimenticato” (Pier Paolo Pasolini).

Siamo assediati da rumori, musica, spot…. Spesso accade che per una ricerca passiamo ore sul pc dimenticando addirittura il motivo che ci aveva spinti davanti allo schermo! Verrebbe allora il desiderio di fermarsi, di isolarsi: capiamo di aver perso il silenzio e la capacità di ascoltare quella voce interiore che predispone all’ascolto della sacralità del tempo. L’atmosfera che si crea durante la scrittura ha le sue radici in una dedizione sincera alla regola aurea “amerai il prossimo tuo come te stesso”. Da qui l’impegno morale dello scrittore che conosce la conseguenza delle parole, l’importanza della scrittura, l’importanza dell’etica nella scrittura che penetra nella mente altrui.

Scrittura come fede-fiducia-affidamento; quando scrivo mi sento come un operaio – ho lavorato per dieci anni in una fabbrica costruivo centrali telefoniche – ora assemblo parole per comporre testi: Figlio mio – raccomandò Rabbi Jischmael a Rabbi

Jehuda copista della Torah – sii cauto nel tuo lavoro, perché è un lavoro divino; se dimentichi una sola lettera o scrivi una lettera di troppo, distruggi il mondo intero (Talmud babilonese), mi ripeto questa raccomandazione: cancello, scrivo, cancello di nuovo, leggo a voce alta e correggo fin quando leggendo il suono della voce è diventato musica. Solo allora la fede nella scrittura diventa fiducia nel lettore che potrà condividere o no il mio lavoro, in ogni caso il suo pensiero permetterà di arricchire il mio e continuare ad affidarmi alla scrittura come mezzo di comunicazione e crescita. Mi fido.

“Chi brucia i libri, prima o poi brucerà gli uomini” diceva Heine, la frase è ispirata ai tanti fuochi insensati che nelle varie epoche sono stati accesi da despoti che conoscevano il potere delle parole e sapevano che anche nei momenti più oscuri della storia ci sono scrittori che denunciano e criticano.

Nietzsche non è affatto tenero con l’arte e gli artisti in modo speciale con i musicisti, gli scrittori e i poeti che definisce “epigoni”. Afferma che l’arte suscita così tante emozioni che l’umanità rischia di perdersi dietro al sentimento e tornare bambina, insomma non si virilizza abbastanza, dunque c’è più bisogno di scienziati che di uomini d’arte.

Eppure ogni scritto induce la gente a pensare, a farsi una propria opinione, ad approfondire…
Vorrei usare bene la scrittura come Orfeo la lira: al suono della sua musica dolce, cessava il fragore del torrente e l’acqua perdeva il suo cammino impetuoso.

2 Responses so far.

  1. Francesco MT Tarantino scrive:

    Brava!

  2. Antonella Antonelli scrive:

    Grazie Carla De Angelis,
    un articolo pieno di pathos e di verità. Personalmente ogni giorno prego di tornare bambina, e se riesco a tirare fuori un po’ di emozione o a riceverne attraverso la scrittura o la lettura, considero la mia giornata piena e ben vissuta.
    C’è fede nella scrittura, in chi scrive e nei lettori e ci vuole serietà nella parole scritte, ce ne vorrebbe anche in quelle dette, lo so, ma “verba volant, scripta manent”, ecco il nostro tesoro e la nostra responsabilità.

    Antonella Antonelli