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Piove sul bagnato?

Scritto da Antonio Masullo il 1 marzo 2015
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Siamo un paese abituato storicamente a tassi di interesse elevati.

Da oltre un quinquennio però, a causa della recessione e della deflazione, conviviamo con una inesorabile discesa dei tassi, a parte la breve fiammata al rialzo nel 2011 quando la crisi finanziaria del nostro paese toccò il suo picco. Oggi ci troviamo in una situazione a dir poco singolare : una buona parte dei titoli di stato dell’area euro ha ormai rendimenti negativi e anche la remunerazione dei depositi bancari, ormai prossima allo zero con l’esclusione delle banche online, potrebbe avere a breve il segno meno.

Investire in obbligazioni, aprire un deposito bancario ha già oggi, in molti casi, solo un costo e non un rendimento, come quando si mettono i contanti in una cassetta di sicurezza di una banca, servizio per il quale si paga normalmente un canone.

Se decido di prestare i soldi alla Germania, fino alla scadenza di sei anni, acquistando i titoli del debito tedesco bisogna accettare di pagare gli interessi non di riceverli; anche per i nostri BOT a 3 mesi alla scadenza riceveremo meno di quanto abbiamo investito.

In Svizzera la moda dei tassi negativi è iniziata un po’ prima; la banca centrale preoccupata della rivalutazione del franco e delle conseguenze sull’export e sull’intera economia elvetica ha deciso di applicare tassi negativi sui depositi delle banche commerciali e queste hanno replicato la misura sui depositanti. La finalità era quella di disincentivare l’afflusso di capitali dall’estero ( soprattutto dai paesi con forte instabilità politica ed economica), ma sembra che coloro i quali erano alla ricerca di un porto sicuro per i propri capitali non si siano lasciati impressionare dal rendimento negativo dei loro depositi.

La BCE ha esordito nel giugno dell’anno scorso con i tassi negativi sui depositi delle banche commerciali per indurle ad aumentare i prestiti all’economia. Ma la misura non ha avuto l’effetto desiderato in quanto le banche preferiscono sopportare un costo anziché aumentare i rischi e le perdite connessi alla concessione dei finanziamenti a società o ad altre banche in una situazione economica così difficile. Anzi questo costo è stato in parte ribaltato sui depositanti attraverso la diminuzione dei tassi,  ormai quasi a zero, e ciò ha finito per aggravare ulteriormente la deflazione.

Il 19 gennaio di quest’anno per la prima volta nella storia il tasso Euribor a un mese, un tasso ufficiale utilizzato come riferimento dalle banche per svariate operazioni con clienti ed altre banche, è sceso sotto lo zero. E’ mentalmente difficile accettare che un prestito ad uno stato o da una banca ad un’altra banca venga remunerato dal creditore : chi prende a prestito è premiato mentre chi fornisce il danaro paga per questa “opportunità” di impiego.

Ma la discesa dei tassi provoca effetti non da poco anche sui mercati delle obbligazioni.

Il BTP con scadenza trentennale ha realizzato in un mese una rivalutazione in conto capitale del 16%, una performance di tutto rispetto degna delle attività finanziarie più speculative e rischiose.

Anche l’annuncio del “Quantitative Easing” da parte della BCE, che da marzo inizierà i suoi acquisti sui mercati per 60 miliardi al mese, ha avuto il suo effetto; il mercato finanziario anticipa sempre, si muove sulle notizie. Non c’è stato bisogno che la BCE iniziasse realmente a comprare, gli investitori, le banche e la speculazione non sono rimaste a guardare e si sono mossi subito prevedendo il rialzo delle quotazioni dei titoli di stato grazie agli interventi della BCE.

Il BTP decennale, il benchmark del mercato dei titoli di stato italiani ovvero il titolo che viene monitorato come un barometro per verificare se c’è bel tempo o tempesta, ha ormai un rendimento dell’1,3% ( ciò si è tradotto in una notevole rivalutazione della sua quotazione); nel 2011, al culmine della crisi, il rendimento salì al 7%  con il conseguente crollo delle quotazioni.

Il famoso “spread” che aveva toccato il 9 novembre del 2011 il livello massimo di 575, alla fine di febbraio ha rotto la soglia psicologica dei 100 punti e diversi analisti prevedono che si stabilizzerà intorno agli 80 punti nelle prossime settimane. Cioè il confronto fra il rischio Italia e quello della Germania è notevolmente migliorato a nostro favore; l’abbondante liquidità sui mercati, il Q.E. della BCE alle porte e la deflazione hanno riportato, per quanto riguarda lo spread, la lancetta dell’orologio indietro di 5 anni.

Ma la situazione del nostro debito pubblico non è certo migliorata, anzi, come non è certo migliorata la nostra capacità di far fronte agli oneri di questo immenso debito. I mercati hanno la tendenza ad esasperare quasi sempre le reazioni sia in occasione di eventi negativi e sia di eventi positivi.

Un dato incontrovertibile a tal riguardo dovrebbe farci riflettere : nel 2011 il nostro debito era detenuto al 50% dagli investitori esteri privati ed istituzionali, oggi la loro quota è scesa al 30%,  mentre le banche e gli investitori italiani hanno quasi raddoppiato i propri investimenti e anche la BCE ha messo in pancia più di 100 miliardi di debito italiano.

Quindi sui mercati finanziari si sono create, non certo per nostro merito, delle condizioni più che favorevoli (non dimentichiamo anche la netta flessione delle quotazioni petrolifere) per affrontare le criticità del nostro paese (che non elenchiamo per evitare tediose ripetizioni) e sarebbe veramente un  peccato mortale perdere quest’occasione storica…..