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I leoni americani

Scritto da Emanuela Medoro il 1 dicembre 2014
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Bill Clinton, 42° presidente degli Stati Uniti, sta per arrivare al traguardo dei 70 anni, che compirà il 19 agosto 2016, nel segno del Leone. Appare in foto recenti con una bella criniera argentea, bene in forma e dimagrito, diventato vegetariano per necessità di salute ed opera dei cardiologi americani, dopo una vita di enormi hamburger, patatine fritte e dolci micidiali.

Apprendo dalla stampa nazionale che nel   corso di un’intervista in cui il giornalista gli chiedeva che cosa prevedesse nel suo futuro   ha   dichiarato di voler esplorare deserti, in particolare quello della Namibia, dalle sabbie rosate che scendono verso l’oceano Atlantico. Ed anche, colpo d’ ingegno da americano ricco di soldi, fantasia e cultura, di voler andare a cavallo nel deserto dei Gobi alla ricerca della tomba di Gengis Khan.  Progetti di avventure da pensionato facoltoso. Non solo facoltoso, ma che vuole essere libero, libero da impegni familiari, libero da spie elettroniche, guardie del corpo, giornalisti e repubblicani.

Come mai vuole allontanarsi, e per lungo tempo? Esplorare deserti richiede mesi, non settimane, come accade nel   turismo   ricreativo della terza età. Appare evidente che questi progetti di libertà assoluta, da vivere lontano a   migliaia di miglia da ogni influenza americana di qualsivoglia tipo, politico e di costume, celino un timore, quello della Casa Bianca, la gabbia di Washington che lui conosce nei minimi particolari, sala ovale, corridoi, salotti, salottini, poltrone e divani, pubblici e privati. Li ha usati tutti, li conosce tutti, conosce il sistema di sorveglianza, le spie elettroniche, la presenza costante degli uomini della sicurezza, sopportati a suo tempo per dovere d’ufficio.

Nonostante i repubblicani tosti, decisi, e sempre all’opera con tutti i mezzi, per distruggere l’odiato operato di Barack Obama, può accadere che la signora Hillary, stella fissa del panorama politico americano, arrivi allo zenit del suo cammino, la poltrona della sala ovale che Bill occupò a suo tempo. E veramente possiamo immaginare il leone dalla criniera d’argento pascolare gli spazi della Casa Bianca, sorvegliatissimi e governati non da lui direttamente, ma dalla consorte Hillary?  Il   ruolo di numero due, nuovissimo sì, ma sempre numero due, di First Gentleman, può essere adatto ad un uomo da sempre numero uno?

Intanto, l’altro Leone dei democratici, Barack Obama, nato il 4 agosto 1961 ad Honolulu, appare   oggi con la criniera ingrigita ed il sorriso triste. Per altri due anni in servizio attivo alla Casa Bianca, sebbene privato della maggioranza in ambedue le camere, ruggisce e chiama a raccolta le sue truppe.

Crea   cinque milioni di nuovi cittadini americani con diritto di voto, con l’Immigration Act, “It’s about who we are as a country, and who we want to be for future generations (Riguarda chi siamo come paese, e chi vogliamo essere per le generazioni future)”. Sul web manda ai suoi sostenitori una lettera in cui rilancia tutti i temi cari ai democratici: la riforma sanitaria, i provvedimenti necessari per i cambiamenti climatici, la difesa dell’ambiente, i diritti civili, l’istruzione, la crescita delle classi medie e delle donne. Seguono, numerose, le lettere dei professionisti della comunicazione che chiedono con insistenza ai sostenitori   da un minimo di 5 dollari ad un massimo di 2500, necessari per ricostruire la variegata base elettorale dei democratici ed, al contempo, accusare i repubblicani di tutte le malefatte possibili, senza esclusione di colpi.

Che bella favola sarebbe se il leone dalla chioma d’argento trovasse la tomba di Gengis Khan mentre la moglie Hillary occupa la poltrona nello studio ovale della Casa Bianca!