www.faronotizie.it - Anno XVI - n. 187 - Novembre

Interstellar ed altri incassi

Scritto da Carlo Di Stanislao il 1 dicembre 2014
facebooktwitterfacebooktwitter

C’è ancora chi crede che l’uomo non sia solo cinismo ed istinto di sopravvivenza e che crede nella scienza, soprattutto quando sostenuta dai sentimenti, raccontata secondo i canoni visionari di Hollywood, in un tessuto iridescente che ricorda  “Il mago di Oz”, “2001″, “Incontri ravvicinati del terzo tipo” e “Gravity”.

Tutto questo nel film di Cristopher Nolan “Interstellar, le coniuga con grazia il cosmico e l’intimo, l’infinito ed minimi, contraddittori dettagli  dell’umano e racconta  di un futuro imprecisato, dove un drastico cambiamento climatico ha colpito duramente l’agricoltura ed un gruppo di scienziati cerca di esplorare nuove dimensioni attraverso i warmhole, cunicoli spazio-temporali attraverso “buchi neri”, porte che aprono scorciatoie nel tempo e nello spazio verso altre galassie e che vengono sfruttate per coprire le immense distanze del viaggio interstellare.

Non mi interessano le disquisizioni sulla credibilità o meno delle teorie fisiche espresse, sulle diverse dimensioni, i buchi neri, la gravità e lo spazio tempo, ma la enorme capacità narrativa di un regista che sa presentare temi complessi al grande pubblico, dentro spettacoli emozionanti e mai  banali.

Si è rimproverato al film il costo, pari ad un milione di dollari al minuto, ma non un solo centesimo è stato dissipato e non un solo effetto è inutile ai fine della storia e dei suoi contenuti.

Scritto come al solito in tamdem con il fratello Jonhatan “Interstellar” vive, anzi riluce,  di una delicata alchimia di cosmico e intimo, con grandi, profonde riflesioni sulla  genitorialità (“Siamo i fantasmi del futuro dei nostri figli”) e  sul destino dell’umanità (“Non siamo fatti per salvare il mondo. Siamo fatti per lasciarlo”), tra spettrali panorami extra-terrestri, giganteschi muri d’acqua, piogge di stelle e altra roba visivamente magnifica.

Questo kolossal fanta-futurista cucinato in bonomia texana e con punte di grande riflessione filosofica,  ripete più volte “allright”, lo slogan che si porta dietro da “La vita è un sogno”, reso ancora più avvicente dai tutti i protagonisti, soprattutto Matthew McConaughey, di nuovo in gran forma, dopo la celebre cura dimagrante per “Dallas buyer club” (che l’ha premiato con un Oscar) e la miniserie True detective e Anne Hathaway, custode di un sogno d’amore inespresso perduto attraverso il tempo.

Il film riprende il discorso di “2001 Odissea nello spazio” ( la possibilità di muoversi a velocità superiore a quella della luce, i buchi neri e soprattutto la possibilità teorica dei “wormhole”, i tunnel spaziali mito dell’astrofisica) e coinvolge lo spettatore a livello emotivo, con un impatto visivo e drammatico di grande spessore e con varie svolte e sorprese per lo spettatore, fra cui l’inattesa — e non annunciata — apparizione di Matt Damon in un piccolo ma significativsimo ruolo di cinico, contraltare alla genoriosità degli altri, anche robotici, protagonisti.

Nel film echeggia un indomabile ottimismo sull’uomo ed il suo destino, poiché, in fondo, siamo bravi a riconoscere che esistono problemi e che dobbiamo saperli affrontare ed anche se certe cose ancora non sappiamo come ripararle, già il fatto di averle riconosciute iempie di speranza per futuro.

Il film ha conquistato rapidamente  la vetta del boxoffice italiano del weekend, portandosi a casa  2.900.000 euro e si iscrive, certamente, fra le più visionarie rapprsentazioni prodotte dalla Hollywood recentente, intelligente ed epico, con uno script sofisticato, una travolgente avventura futuristica guidata dal dolore, dalla paura e dal rimpianto, un’Odissea nell’ignoto, con finale decisamente a sorpresa, che ruota intorno ai concetti di famiglia, sacrificio, cooperazione, speranza e che fanno di Nolan il più grande narratore della sua generazione.

Circa i grandi incassi del fine settimana la medaglia d’argento è di Ficarra & Picone col loro “Andiamo a quel paese”, mentre slitta dalla prima alla terza posizione il fantastico Dracula Untold con Luke Evans e resiste ancora bene “Il giovane favoloso” di Mario Martone,  con Elio Germano, Isabella Ragonese e Michele Riondino.

Per completezza ricordiamo che in America nello stesso weeck-end, trionfa “Big Hero 6”: la nuova avventura Disney, diretta da Don Hall e Chris Williams, ispirata all’omonimo fumetto Marvel:, con il soffice nuovo supereroe animato, costato 165 milioni di dollari, che ha battuto Interstellar per 56 milioni di dollari a 52 e che sarà il nostro film di Natale, in sala dal 18 dicembre.