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Stress test : test molto stressanti per il sistema bancario italiano

Scritto da Antonio Masullo il 1 novembre 2014
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Le ottimistiche dichiarazioni del nostro premier in occasione del famoso discorso dei mille giorni ( “ sono convinto che negli stress test le banche italiane saranno più forti di altre europee”) non hanno purtroppo portato fortuna!

Infatti la pubblicazione dei risultati dello stress test, che aprono la strada all’unione bancaria europea, da parte della BCE  sulle 130 maggiori banche,  con lo scopo di verificarne la tenuta in situazioni critiche (recessione e crollo dei titoli di stato) e di valutarne l’adeguatezza patrimoniale, ha messo in luce una situazione abbastanza critica per 25 banche e, fra queste, ben 9 sono italiane; fortunatamente fra queste non vi sono le nostre principali banche Intesa e Unicredit.

L’esame è stato compiuto sui bilanci a fine 2013; nel frattempo molte banche hanno deciso autonomamente di correre ai ripari e pertanto, oggi, il numero delle banche alle quali è richiesto un tempestivo piano di ricapitalizzazione scende a 13.

Nel corso dell’esame dei bilanci la BCE ha trovato ben 136 miliardi di euro di “prestiti dubbi” che le banche non avevano classificato come tali; per le 15 banche italiane esaminate queste “correzioni” sono risultate pari a  12 miliardi, un importo ben maggiore di quello relativo alle banche di altri paesi.

Per le nove banche italiane che non hanno superato l’esame il deficit patrimoniale complessivo è stato quantificato in 9,7 miliardi; alcune hanno già effettuato aumenti di capitale, la Banca Popolare di Vicenza e quella di Milano si sono salvate per un pelo, mentre il Monte dei Paschi di Siena e la Banca Carige dovranno aumentare il loro capitale rispettivamente per  2100 e 800 milioni di euro.

C’e’ da osservare, comunque, che le regole adottate per l’esame, stabilite dagli accordi di Basilea ai quali hanno partecipato anche i nostri rappresentanti, penalizzano l’attività caratteristica delle banche italiane focalizzata per lo più sulla concessione di  prestiti all’economia rispetto al trading sui mercati finanziari e all’investment banking, attività più sviluppate nelle altre maggiori banche europee (.. ma la storia, anche recente,  ha dimostrato che i mercati possono avere dei grandi tonfi e quindi non è detto che fare prestiti è sempre più pericoloso…..).

Il colosso Deutsche Bank ( due volte più grande di Intesa o Unicredit…) ha un bilancio complessivo di 1580 miliardi di euro, ma la parte considerata a rischio è di 353 miliardi, cioè solo il 20%!  Ecco perché i suoi 47 miliardi di capitale sono sufficienti a superare agevolmente l’esame  sebbene il rapporto fra mezzi propri e totale attivo sia solo del 3% ( più basso è questo rapporto tanto più elevata è la leva finanziaria)!

Considerazioni analoghe possono essere formulate per numerose altre banche  franncesi e spagnole i cui bilanci sono caratterizzati da lungo tempo da un’alta leva finanziaria, ma questo evidentemente non preoccupa eccessivamente la BCE e le autorità europee (la lobby finanziaria ha fatto sentire la sua influenza…).

Le banche italiane non hanno avuto gli aiuti di stato come è invece successo negli altri paesi paesi europei in occasione della crisi scoppiata nel 2008, ma bisogna pur ammettere che MPS e Carige si sono distinte negli ultimi tempi per gravi carenze di controllo societario ( politica e corruzione…) che hanno contribuito, insieme alla recessione economica, a comprometterne la stabilità.

Resta comunque il fatto che le regole adottate per lo stress test hanno oggettivamente penalizzato il nostro paese e  ciò era, in parte, già prevedibile e pertanto ci si chiede come e cosa abbiano negoziato i rappresentanti italiani a Basilea.

Ma ormai il gioco è fatto e a nulla serve recriminare; in Italia il sistema bancario è ipersensibile alle vicissitudini dell’economia (il PIL italiano è sceso sotto il livello del 2000) e molte banche hanno bisogno di cambiare la “governance” ( soprattutto quelle popolari), di rafforzare i patrimoni o di fondersi, per alcune sarà inevitabile essere acquisite, anche da banche estere!

Questo processo di consolidamento di buona parte del nostro sistema bancario sarebbe dovuto avvenire prima degli stress test, magari con aiuti di stato come hanno fatto altrove, ma, invece, da Tremonti in poi continuiamo a vantarci di non aver dovuto salvare le banche!!!

Nel frattempo gli esiti dello stress test hanno già avuto effetti negativi sullo spread degli titoli pubblici, ormai anche la Spagna ci sta distanziando, anche se la sua situazione economica non è certo migliore della nostra!

Torniamo a Bomba, come si diceva una volta.

Finché non saremo capaci di aggredire concretamente la corruzione e l’evasione fiscale e non trasformeremo radicalmente la pubblica amministrazione per renderla efficiente e meno costosa, sarà impossibile trovare le risorse per risollevare l’economia, mettere in sicurezza il sistema bancario  e ridurre il fardello del debito pubblico! Altro che stress test!