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Quello che il PIL non riesce a raccontare

Scritto da Antonio Masullo il 1 giugno 2014
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Il PIL è l’acronimo di Prodotto Interno Lordo il dato che rappresenta  il valore della produzione totale di beni e servizi dell’intero sistema economico nazionale in un determinato anno.

La definizione tecnica di questo dato è in realtà un po’ più complessa ed altrettanto complessa è la sterminata serie di valori macroeconomici e finanziari che devono essere raccolti ed elaborati per pervenire alla sua elaborazione.

Il PIL può essere reale o nominale; solo il primo è utilizzabile per effettuare i confronti fra anni e periodi diversi ed  è ottenuto depurando il PIL nominale  dagli effetti delle variazioni dei prezzi.

Ha poco senso affermare che quest’anno il PIL è stato, per esempio, pari a 1500 miliardi di euro e che l’anno scorso era di 1450; le due grandezze non sono paragonabili perché nell’anno trascorso l’inflazione, alta o bassa non importa, ha comunque influenzato il valore dei beni e dei servizi prodotti. Utilizzando quindi i valori reali del PIL  si possono effettuare i confronti affermando, per  esempio,  che l’economia è cresciuta del 3,5% in termini reali (sarebbe bello, ma purtroppo la realtà è ben altra!) e questa è un’ informazione molto più importante dei singoli PIL nominali.

L’andamento nel tempo del PIL ci dice se la nostra economia sta crescendo, se siamo fermi al palo o, come accade purtroppo nel nostro paese da almeno 5 anni, andiamo indietro, cioè ogni anno produciamo meno ricchezza dell’anno precedente con le conseguenze facilmente immaginabili fra le quali la piaga della disoccupazione.

Il PIL è un valore che racchiude tutto o, almeno, pretende di raccogliere tutte le informazioni che  descrivono lo stato e l’andamento dell’economia. Ma è poi veramente in grado di fornire un’idea del progresso o del regresso del nostro del nostro paese e quindi del nostro benessere?

Perché ci diamo tanto da fare a produrre beni e servizi? Solo per avere una crescita quantitativa del PIL e migliorare la nostra posizione nelle classifiche economiche internazionali o per vivere meglio? Forse quest’ultimo dovrebbe essere l’obiettivo principale!

Ma cosa significa vivere meglio? Progredire certamente, ma come? E’ possibile racchiudere in un solo valore come quello del PIL questa importantissima e fondamentale informazione? La quale, poi, dovrebbe costituire l’unico parametro per valutare la performance dei governi che ci amministrano.

La critica sulla eccessiva importanza attribuita al PIL si è consolidata negli anni; già nel 1968 Robert Kennedy, nel corso della sua campagna elettorale  pochi mesi prima di essere assassinato, concludeva un suo famoso discorso affermando che il PIL misura tutto, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta!

Partendo da questo clamoroso “ j’accuse” nel quale il compianto uomo politico americano affermava che il valore complessivo del PIL comprendeva anche l’inquinamento dell’aria, la pubblicità per le sigarette e i superalcolici, le armi, i programmi televisivi che esaltano la violenza, ma non teneva conto della salute delle famiglie americane, della qualità della loro istruzione e della gioia nei momenti di svago e così via, alcune organizzazioni internazionali come l’ONU ed economisti illuminati hanno  promosso studi per la definizione di nuovi indici, quali-quantitativi per determinare l’effettivo sviluppo sociale e civile delle nazioni e non solo delle loro economie.

Se continuiamo di questo passo, seguendo la logica meramente quantitativa del PIL per misurare il progresso , fra qualche decina d’anni avremo bisogno di un altro pianeta come la Terra, perché nel frattempo avremo esaurito le capacità di assorbimento dell’inquinamento e dell’utilizzo delle risorse naturali da parte del nostro pianeta! E’ la stessa logica che ha già prodotto crisi alimentari, energetiche, finanziarie e sociali in aree sempre più vaste del mondo.

Ecco perchè dal 1993 l’ONU ha iniziato ad utilizzare l’indice di sviluppo umano (HDI) e la commissione europea gli indicatori EQLS. Ciascuno può verificare personalmente accedendo ai relativi siti il posizionamento del nostro paese nelle varie classifiche, purtroppo non lusinghiero nella maggioranza dei casi.

Per quanto ci riguarda Istat e Cnel non sono rimaste a guardare anzi si sono affermate a livello internazionale con il Rapporto Bes, un’ accurata analisi che si basa sul seguente principio : fermo restando l’importanza del PIL come misura dei risultati economici di una collettività è oggi fondamentale integrare questo dato con indicatori di carattere ambientale e sociale per ottenere una valutazione sullo stato e sul progresso della società.

Gli indici che concorrono a alla composizione del citato rapporto riguardano i seguenti settori ( fra parentesi sono indicati solo gli aspetti più significativi):

Salute (aspettativa di vita, tasso di mortalità infantile)

Istruzione (numero laureati, diplomati, tasso abbandono scolastico)

Lavoro (inserimento nel lavoro di donne e giovani, differenze territoriali del tasso di disoccupazione e dei livelli retributivi)

Povertà e Disuguaglianze (tasso di concentrazione della ricchezza, rischi di povertà)

Ricerca e Innovazione (numero brevetti, numero occupati nei settori hi-tech e nelle professioni tecnico-scientifiche)

Relazioni Sociali (diffusione attività di volontariato)

Politica e Istituzioni (tasso di fiducia nelle varie istituzioni e di partecipazione alla vita politica)

Patrimonio, Cultura e Paesaggio ( risorse impiegate e loro distribuzione)

Qualità dei servizi (efficienza e differenze territoriali)

Queste informazioni sono di fondamentale importanza sia per capire meglio la nostra società, ma soprattutto per il governo che nell’azione quotidiana di indirizzo e di amministrazione non dovrebbe mai prescindere da esse operando coerentemente per il superamento delle maggiori criticità.

Ovviamente sorge spontanea l’osservazione : ma se non produciamo sempre più ricchezza, e quindi PIL, come possiamo migliorare la nostra società?

La risposta è semplice : redistribuiamo in modo più equo ed efficiente le risorse mediante la lotta agli sprechi, alle disuguaglianze, alla corruzione, all’evasione fiscale e investiamo di più in ricerca, innovazione e cultura e ce ne sarà per tutti, anzi ne avanzerà per aiutare anche chi sta peggio di noi nel mondo!