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Una storia di perdono dall’Iran

Scritto da Giusy Regina il 1 maggio 2014
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Toccante la storia della madre iraniana che salva dalla morte l’assassino di suo figlio. È successo lo scorso 19 aprile.

Ritorniamo per un attimo indietro di sette anni quando Balal, nel corso di una rissa in strada nella città iraniana di Royan, aveva accoltellato Abdollah Hosseinzadeh Junior di 18 anni. Condannato a morte per impiccagione, secondo la shar’ia – la legge islamica vigente anche in Iran – la famiglia della vittima può non solo prendere parte all’esecuzione ma anche annullare la sentenza, salvando così il carnefice dalla morte.  Sul periodo di detenzione invece non può esercitare alcun potere.

Secondo quanto dichiarato dal padre della vittima, “Abdollah è stato offeso da Balal e l’ha preso a calci; a quel punto l’uomo che lo ha assassinato ha tirato fuori un coltello dal calzino, senza saperlo nemmeno maneggiare, era ingenuo”.

Ma il ripensamento della madre della vittima è iniziato quando il figlio morto gli è apparso in sogno, dicendole di essere in un posto tranquillo e di non voler vendetta.

Così i due genitori hanno deciso di riflettere bene fino al giorno dell’esecuzione, caricati dal peso ulteriore per la perdita di un altro figlio in un incidente in moto all’età di 11 anni.

La scena ha dell’incredibile: bendato e col cappio legato stretto attorno al collo, Balal stava per ricevere il calcio alla sedia sotto di lui dai genitori del ragazzo accoltellato. Ma, proprio mentre si preparava a dire addio alla vita terrena, la madre della vittima si è avvicinata a lui, schiaffeggiandolo con fermezza e salvandogli così la vita, in uno straordinario atto di clemenza.

E come ogni bella storia che si rispetti, dopo aver tolto il cappio al collo al ragazzo, la madre del condannato redento è corsa ad abbracciare la madre della vittima, entrambe in lacrime.