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Ogni nord ha il sud che si merita

Scritto da Antonio Masullo il 1 febbraio 2014
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Si racconta che Cavour nel suo letto di morte si dolesse perché il suo disegno federalista era svanito. La brama di gloria di Garibaldi, le utopie di Mazzini e l’opportunismo dei Savoia avevano fatto precipitare gli eventi accelerando l’unità di un paese troppo difficile da governare senza adeguate disponibilità finanziarie ed efficienza della pubblica amministrazione.

Chissà come sarebbero andate le cose se il disegno di Cavour si fosse realizzato; con i se e con i ma però non si fa la storia e oggi, quindi, possiamo solo prendere atto della realtà: un paese unito sulla carta ma diviso nei fatti, con una coesione sociale in veloce logoramento anche a causa delle ripercussioni della lunga crisi economica.

Recentemente il filosofo Massimo Cacciari, ex sindaco di Venezia, ha dato libero sfogo ai suoi pensieri sullo stato dell’unità del nostro paese, ultimo episodio di una lunghissima serie di interventi infarciti di luoghi comuni e caratterizzati da una scarsa serietà di analisi dei dati oggettivi relativi alla disastrata situazione economico-sociale del Mezzogiorno e al gap con il resto del paese.

D’altra parte non meritano alcuna considerazione neanche coloro i quali, ispirati da un patriottismo di maniera, celebrano con nostalgia i “primati” del Sud ante unificazione; del Sud depredato, confiscato e umiliato dagli invasori piemontesi…Sognano una realtà che non è mai esistita; camminano guardando indietro e per giunta con occhiali che mettono a fuoco solo qualche isolata situazione ( la prima ferrovia, qualche industria, l’importanza di Napoli come capitale europea, il tesoro del Banco di Napoli, ect)  annebbiando, contemporaneamente, la visione del sottosviluppo economico, civile e culturale del territorio meridionale all’epoca dell’unificazione ( il gap esisteva già allora…).

Secondo Cacciari il nostro paese è spaccato a metà anche perché mentre l’evasione al Nord è in linea con quella degli altri paesi europei, al SUD arriva all’80% in quanto una quota significativa dell’economia locale è nelle mani della criminalità. Sempre secondo il filosofo veneziano il paese è in pericolo e si regge solo sulle forze del Veneto e della Lombardia…quando le vacche erano grasse il Nord pagava per tutti senza accorgersene, ma oggi non è più possibile! Per ripartire bisogna occuparsi innanzitutto della locomotiva ( il Nord), non possono essere certo i vagoni a portare avanti l’Italia!

Infine Cacciari indica la soluzione : il federalismo è la vera battaglia del Sud, solo che il Mezzogiorno non l’ha mai ingaggiata mentre il Nord è rimasto schiacciato tra la Lega e i partiti  stato-centrici. Insomma il Nord è la locomotiva frenata dalla zavorra del Sud : una lettura a dir poco semplificata del dualismo italiano!

Di chi è la colpa del paese spaccato in due? Perché abbiamo fatto l’Italia,  ma non abbiamo ancora fatto gli italiani (Cavour)? E’ solo colpa della classe dirigente nazionale?  Oppure solo di quella del Sud? No è colpa del Nord al quale, secondo i nostalgici, il Sud ha pagato un enorme tributo umano ed economico fin dall’unificazione? ….

Quando si pongono queste domande si finisce quasi sempre per affermare che le responsabilità sono diffuse, ma allora è come dire che nessuno è colpevole….

La Germania in 20 anni dalla riunificazione  ha fatto diminuire il gap fra l’Ovest e l’Est molto di più di quanto abbia fatto il nostro paese in 150 anni! Quindi riportare in riga un’area sottosviluppata come il nostro Mezzogiorno si può fare, ma da noi non ci si riesce, come mai?

Innanzitutto si constata una generale incapacità (voluta?..) di analizzare i dati della situazione reale e di interpretare in modo razionale le situazioni oggettive senza pregiudizi.

La madre di tutte le illusioni  è che prima del 2007 l’Italia era costituita da un Nord ricco ed efficiente, una delle aree economiche più forti del mondo e un Sud che, con i suoi ritardi ed inefficienze, gravava pesantemente sulla crescita economica del paese, ma, ciononostante,  grazie ai fondi strutturali europei e al federalismo fiscale, avremmo prima o poi recuperato una buona parte del gap Nord-Sud…..

Questa era e resta un’analisi errata. Anzi l’uso distorto e clientelare dei fondi europei ha aggravato la situazione del sud; si può affermare che la sola invenzione di questi fondi abbia contribuito alla ghettizzazione del Sud, consolidando l’opinione che il sottosviluppo del Mezzogiorno sia un problema regionale e non  nazionale come invece è!

Ma torniamo ai dati reali. Le statistiche Eurostat sull’andamento del PIL pro capite nelle regioni europee dimostrano che, negli ultimi anni, si è verificata la caduta parallela delle economie del Nord e del Sud d’Italia. Il declino è stato uniforme a livello nazionale: nella graduatoria delle regioni europee, dal 2000 al 2010 la Lombardia è scivolata dal 17° al 28° posto, l’Emilia Romagna dal 19° al 44°, il Veneto dal 28° al 55°, il Piemonte è sprofondato dal 40° all’84°. Ovviamente risultano in discesa anche (e non «solo»!) le regioni meridionali. Questa evidenza sconfessa quindi la tesi di un Nord locomotiva costretto a trainare il peso del Mezzogiorno senza il quale sarebbe una delle macroregioni più avanzate d’Europa. L’immagine reale è piuttosto quella di un treno, locomotiva e vagoni, che arranca se non addirittura fermo alla stazione……

Altro luogo comune: l’evasione fiscale è sistematicamente più elevata al Sud dove l’economia sommersa è preponderante in quanto i cittadini sarebbero antropologicamente inclini all’evasione e al crimine. Peccato che molti studi dimostrino il contrario (indagini del 2011 del Ministero dell’Economia SVIMEZ  e Agenzia delle Entrate).

Ancora : il sostegno del Nord ai conti generali del Paese è eccessivo; le regioni del Mezzogiorno beneficiano di notevoli trasferimenti interregionali, soprattutto dalle grandi regioni settentrionali. Ma si tratta semplicemente della normale funzione redistributiva dello Stato centrale (presente in tutti i paesi democratici) che traferisce risorse dai contribuenti a maggiore capacità contributiva ai contribuenti meno abbienti, altrimenti non potrebbe essere assicurato ovunque lo stesso livello di servizi pubblici ( anche se poi nella realtà ciò non avviene affatto).Quindi la redistribuzione tra contribuenti a diversa capacità contributiva viene arbitrariamente confusa con la redistribuzione tra i territori; purtroppo il caso ha voluto che al Nord ci siano più ricchi…..

Infatti il reddito disponibile nelle regioni meridionali  è inferiore del 30-40% rispetto a quello della Lombardia. Nel Mezzogiorno il 38% dei redditi ai trova nel quintile più basso e l’8,5% in quello più alto; al Centro-Nord la distribuzione è rispettivamente pari all’11,5% e al 26%. (in Campania 41% e 7%…).Quindi i trasferimenti non sono assistenza o un regalo, ma la semplice applicazione dei diritti di cittadinanza. Inoltre, e la cosa fa certamente piacere ai leghisti, i trasferimenti che arrivano al Sud sono enormemente diminuiti a partire dal 1992.

L’assistenzialismo è un’altra cosa, sono i forestali, le pensioni di invalidità, la creazione di un abnorme numero di posti di lavoro nel pubblico impiego; politiche con le quali in modo errato si fa fronte alla situazione di precarietà economica del meridione.

Nel periodo in cui operò la Cassa per il Mezzogiorno (fino al 1974) il divario Nord-Sud venne significativamente ridotto; bisogna quindi saper leggere la storia: quando c’è stata una reale volontà di contribuire allo sviluppo economico-sociale del Sud, nonostante i numerosi errori, i risultati si sono visti!

Poi dopo l’intervento straordinario della Cassa cosa è successo? Nulla, anzi la politica industriale è stata in Italia sistematicamente demonizzata, al Nord ma soprattutto al Sud. E’ mancata una visione pragmatica, ci si è illusi che, una volta assicurate alcune regole, lo sviluppo del tessuto industriale sarebbe venuto da solo.

La Germania ha avuto un altro atteggiamento e oggi si gode i vantaggi della sua supremazia industriale.

Abbiamo scelto di non avere una politica industriale degna di questo nome anche perché, in seguito alle degenerazioni degli anni 70 che avevano prodotto le cosi dette cattedrali nel deserto ( Taranto, Gioia Tauro ecc.), si è deciso di porre rimedio liquidando il tutto compreso le cose buone che comunque erano state fatte e che avevano contribuito a ridurre il gap Nord-Sud.

Un’analisi storica obiettiva deve considerare insieme sia la questione nazionale del declino industriale e sia il fallimento degli interventi a favore del Mezzogiorno, reinterpretando completamente il rapporto Nord-Sud, soltanto in tal modo il Mezzogiorno potrebbe diventare la grande opportunità per recuperare un ruolo all’Italia nell’economia globale.

E’ vero che le regioni del Sud hanno dimostrato di non essere né centri esecutori e tantomeno programmatori di eccellenza (tutt’altro!!), ma queste incapacità sono  anche il risultato della mancanza, nell’ultimo decennio, di  un coordinamento e della direzione della pubblica amministrazione centrale. E’ come se, con la famosa riforma del titolo V della Costituzione, il centro se ne sia abbondantemente lavato le mani….Questo blackout  ha causato solo conflitti di competenze, ritardi e inefficienze nell’allocazione delle poche risorse disponibili per gli investimenti.

Quelli che la pensano come Cacciari ritengono, illudendosi, che il Nord liberandosi della zavorra possa tornare a crescere e a primeggiare fra le realtà maggiormente sviluppate d’Europa e del Mondo. Si illudano pure, le cose non stanno proprio così!

Un secolo fa già si affermava che “ l’Italia sarà quello che il Sud sarà”; oggi dovremmo aggiungere “ l’Europa sarà quello che l’Italia sarà”, ma è lecito nutrire seri dubbi sul fatto che l’establishment politico-burocratico europeo capti questa tremenda sfida. Intanto continuiamo la nostra navigazione lungo la rotta del declino mentre il peggio del Sud e il peggio del Nord saldano sempre più la loro alleanza……