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Laggiù a oriente, nella Terra Promessa

Scritto da Nicola Perrelli il 6 giugno 2013
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Sono straordinarie. Aggettivo scontato, ma necessario, per tentare di descrivere le bellezze naturali e le splendide testimonianze architettoniche del passato del Regno Hascemita di Giordania, la regione mediorientale al di là del fiume Giordano che il Signore indicò a Mosè come Terra Promessa per il suo popolo eletto.
Sono magnificenze sorprendenti che suscitano forti ed irrepetibili emozioni, che nessun racconto o approfondito commento o bella foto può pienamente rappresentare: vanno viste e vissute!

Il nostro viaggio in Giordania inizia dalla capitale Amman, la città distesa su sette colli, niente però a che vedere con quelli capitolini, che è il grande centro nevralgico dell’economia del paese. Da qui, in direzione nord, facciamo tappa alle rovine romane di Umn Quais, situate su una collina da dove, guardando a nord-ovest, si gode di una magnifica vista delle Alture del Golan e più in fondo del Lago Tiberiade o Mare di Galilea, che non può non destare meraviglia per il suo alto significato religioso, è qui infatti che Gesù ha predicato la parola di Dio alle folle e agli apostoli ed è qui che ha compiuto i numerosi miracoli di guarigione e di resurrezione, mentre volgendo lo sguardo a nord, si intravedono i confini siriani, da dove purtroppo non soffia più la calma brezza della primavera araba, ma solo furiosi venti di guerra.
Tappa successiva Jerash, una delle maggiori attrattive della Giordania. Città romana del primo secolo a.c. molto ben conservata e nota con il nome di Gerasa, divenuta poi ad opera del generale Pompeo una delle 10 città della Decapoli, quel gruppo di città ubicate in prossimità della frontiera orientale dell’Impero romano, oggi territori di Giordania, Siria e Cisgiordania. Entriamo nel grande sito dalla Porta sud e dopo un breve tratto, che fiancheggia l’Ippodromo, teatro di memorabili corse di carri guidati da audaci aurighi, ci sorprende la grande piazza ovale (90mx80) contornata da un colonnato in stile ionico perfettamente allineato, che vagamente ricorda quello di San Pietro. Dalla piazza, dominata dal tempio di Zeus, si diparte l’austero Cardo Maximus, lungo il quale si ammirano prima il marcellum (mercato coperto), poi il ninfeo (imponente fontana pubblica), più avanti i propilei del tempio di Artemide, le terme, e infine il Teatro, ancora molto ben conservato e tuttora dotato di un’acustica perfetta che non cessa di appassionare gli studiosi del suono.

Proseguiamo il viaggio lungo la Via dei Re, la vitale via di comunicazione del mondo antico, percorsa da Mosè e dal suo popolo, dai nabatei e dai romani, dai crociati e dai pellegrini diretti in Terra Santa. Un interessante itinerario alla scoperta di luoghi intrisi di storia, molti dei quali comuni anche alla nostra.

In breve giungiamo nell’antica città di Madaba, nota per i suoi mosaici romani e bizantini e per la famosa mappa bizantina, sempre a mosaico, conservata nella Chiesa di San Giorgio, che riproduce la città di Gerusalemme e altri posti biblici.
Poco dopo siamo in cima al Monte Nebo, dove Mosè ebbe visione della Terra Promessa. In effetti il colpo d’occhio che offre questo monte sulla Valle del Giordano e sulla depressione del Mar Morto, fino alle città di Gerico e di Gerusalemme, è davvero incantevole, magico. Qui, secondo la tradizione, Mosè morì e fu sepolto, ma nessuno fino ad oggi ha scoperto dove sia la sua tomba. Mentre la sorgente d’acqua che Mosè fece sgorgare dalla roccia per dissetare il suo popolo è stata individuata ai piedi dell’unico grande albero che svetta rigoglioso nella arida vallata.

Avanziamo ancora lungo la Via dei Re fino a raggiungere il Wadi Mujib, una profonda e stupenda gola lunga circa 80 Km. dalle pareti rossicce meravigliosamente lavorate dal perenne scorrere dell’acqua e dalla forza del vento. E’ il canyon più lungo e più famoso della Giordania, ornato da alti strapiombi, cascate e bacini naturali, e altra particolarità è situato a circa 400 metri al di sotto del livello del mare, ovviamente vicino al più noto Mar Morto.

Superato il Wadi Mujjb puntiamo verso il desiderato sud. A Petra, la città scolpita completamente nella roccia. Quasi casualmente riportata alla luce il 22 agosto 1812, dopo secoli, da Ibrahim Ibn Abdallah, l’archeologo svizzero J.L. Burckhardt, convertitosi all’islam. Siamo ora nel regno dei Nabatei, l’antico ed enigmatico popolo arabo che dall’arida roccia creò una città dalle caratteristiche uniche ed ineguagliabili. Che allora divenne un importante snodo delle vie della seta e delle spezie e un attivo punto di incrocio tra civiltà e culture differenti, e oggi è una delle nuove sette meraviglie del Mondo.
Con addosso la consapevolezza che “la parte più bella del viaggio non è la meta ma il percorso per raggiungerla” iniziamo a percorrere il lungo tragitto, già di per sé spettacolare, che porta all’ingresso del Sîq. In questo squarcio di origine tettonica lungo circa 1,5 Km, i primi passi sono davvero emozionanti, dopo il primo tornante, avviluppati ormai dalle colossali pareti rocciose, abbiamo la sensazione di essere in trappola, in una situazione senza vie d’uscita, proseguendo però questa inquietudine svanisce e al suo posto subentra il godimento. Le diverse policromie delle rocce, che spaziano dall’azzurro al rosa, dal rosso al nero, fino ad un insolito cobalto, ciò che resta sulle pareti di antiche decorazioni e opere ormai erose dal vento e dalla pioggia, e i giochi di luci e ombre creati dai raggi del sole che si incuneano fra le alte fiancate, che in alcuni punti si accostano fino a quasi toccarsi, danno vita ad un ambiente tanto suggestivo da non sembrare vero, siamo estasiati: Petra è il luogo più bello della terra, non per le sue rovine, ma per i colori delle sue rocce tutte rosse e nere, con strisce verdi e azzurre. Come contraddire Lawrence d’Arabia?
Procediamo ancora lungo il sentiero, quando improvvisamente oltre le stretti pareti, sullo sfondo appare il bellissimo Al-Khazneh, o Tesoro, tomba del re nabateo Aretas III. Restiamo senza fiato ad ammirare la stupenda facciata di questo monumento funebre. Non appena però spostiamo lo sguardo si apre davanti a noi un altro spettacolo incredibile. Avanziamo e dall’ampio varco a destra del mausoleo accediamo alla famosa Strada delle Facciate tutta incorniciata da abitazioni e da tombe dell’epoca dei nabatei, e da questa al grande Anfiteatro del primo secolo a.C. inizialmente costruito dai nabatei e due secoli dopo ristrutturato e ulteriormente ingrandito dai romani. Dopo l’Anfiteatro incontriamo un’ampia radura dalla quale ammiriamo in lontananza le imponenti Tombe Reali, anche queste scavate nella roccia. Più avanti percorriamo l’antica strada romana ancora ben pavimentata, gremita di venditori di souvenir ma soprattutto di cammelli e asini per turisti.
Ma le sorprese non sono ancora finite! In fondo alla vallata oltre la strada romana, su una montagna, è situato il Monastero. Per arrivarci bisogna camminare in salita per un’ora e fare la bellezza di 900 gradini, ma lo sforzo viene ampiamente ripagato dalla suntuosità del monumento, molto simile al Tesoro, e ancora di più dal panorama mozzafiato sull’intera vallata. Uno spettacolo che non stanca mai.
Solo quando il sole si è stagliato diritto davanti a noi ci siamo resi conto che di lì a poco sarebbe scesa la sera, e che era tempo di rientrare nella realtà e lasciare Petra: una bellezza creata dagli uomini in mezzo ad uno spettacolo della natura.

Un cartello sulla Via del Deserto indica la deviazione per il leggendario Wadi Rum. Sentiamo che a breve vivremo un’esperienza fuori dal comune. Giunti all’accampamento beduino situato ai margini del deserto, saliamo su un fuoristrada per una entusiasmante avventura in quest’altra meraviglia del mondo. Sul veloce pickup, nonostante i sobbalzi, stiamo benissimo, l’aria infuocata e i roventi raggi solari sono mitigati dal vento secco e il rumore del motore, impedendoci di parlare, permette ad ognuno di contemplare lo stupefacente paesaggio. Girovaghiamo tra morbide dune di sabbia scarlatta, fantasmagoriche rocce che si levano al cielo e panorami sconfinati, fino ad arrivare al Pozzo di Lawrence. Qui, in uno scenario magico, sorseggiando insieme ai beduini un caldissimo tè, riviviamo, attraverso la coinvolgente narrazione della guida, le leggendarie avventure dell’eroe e dei nomadi del deserto. Infine ci fermiamo in un punto dove il tramonto è indimenticabile. Man mano che la luce cala assistiamo ad una sorprendente sfilata di colori, mentre i contorni sfumano e tutto si trasforma in uno scenario surreale.
Ora il deserto risplende alla luce tenue della luna e tutto viene avvolto nel silenzio più irreale.
Nessuno parla, ma i pensieri sono tanti.
Al canto ipnotico di un beduino, sotto un cielo stellato, felici, terminiamo la nostra emozionante giornata nella Valle della Luna.

Dopo le fatiche e le emozioni del deserto trascorriamo una rilassante giornata di mare ad Aqaba, la città conquistata da Lawrence d’Arabia durante la prima guerra mondiale. Un vero paradiso per gli amanti del mare. Le spiagge hanno il fondo di sabbia finissima del deserto e sono lambite da acque cristalline, e a poca distanza dalla costa è possibile tuffarsi nella spettacolare e incontaminata barriera corallina del Mar Rosso.

Lasciamo Aqaba per raggiungere un’altra meraviglia della Giordania. Prima attraversiamo una vasta zona desertica molto panoramica, poi iniziamo una interminabile discesa verso la depressione più profonda della Terra e finalmente giungiamo sulle rive del Mar Morto, a 423 metri sotto il livello del mare. Siamo in un’oasi naturale unica al mondo ma anche in un luogo con millenni di storia. Nei suoi dintorni c’è la fonte del battesimo di Gesù. Decidiamo quindi di fare subito una visita a questo luogo denso di spiritualità, che per decenni purtroppo è stato precluso ai pellegrini a causa di conflitti, mai risolti, fra i paesi limitrofi. Oggi, pur se presidiato da militari, lo spazio sacro è comunque accessibile. In pochi minuti raggiungiamo la fonte sul Giordano di Qasr El Yahud dove secondo l’apostolo Matteo Giovanni Battista diede il Sacramento al figlio di Dio, e dove ancora oggi i fedeli possono bagnarsi nelle acque che considerano sacre, vivendo un’esperienza di fede unica e indimenticabile.
Passiamo ora alla scoperta di questo incredibile luogo dove il sole non provoca scottature e l’aria, molto più ricca di ossigeno, favorisce la respirazione. In riva al mare verifichiamo che è tutto vero. Saranno stati le esalazioni emesse dall’evaporazione dell’acqua, l’abbondante ossigenazione e il fango nero naturale che ci siamo cosparsi addosso, ma nel giro di poco tempo avvertiamo un senso di benessere psicofisico mai provato. Completiamo la terapia con un bagno rigenerante nelle acque ricche di sali minerali che attivano il sistema circolatorio e alleviamo i dolori reumatici. Usciamo come nuovi!

Questa è la Terra Promessa, un sogno che è diventato realtà.

“Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: “Non c’è altro da vedere”, sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l’ombra che non c’era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. Il viaggiatore ritorna subito.”
Jose’ Saramago

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5 Responses so far.

  1. Ali Shafie scrive:

    Grrrrrrrrrrrande, ai espresso meglio di me

    Ali

  2. giorgia scrive:

    Avete davvero un blog ben fatto! Sareste disponibili per uno scambio di post? intendo guest blogging… ho un blog che tratta di argomenti simili, vi ho inviato una mail per scambiarci i dati. Grazie ancora!

  3. I very like your opinion about this!!

  4. valeria scrive:

    Bell’articolo, molto utile! Stavo facendo le mie belle letture di post pre-nanna, per lasciare magari qualche commento… quando ho letto questo articolo! Grazie delle dritte!!!

  5. , il Mar Morto sta scomparendo, in quanto, essendo esso il punto più basso della superficie terrestre è anche uno tra i più caldi, la conseguente notevole evaporazione non è sufficientemente compensata dall’afflusso delle acque del Giordano e degli altri più aridi corsi d’acqua: a partire dalla metà del secolo scorso, quando i contadini israeliani e giordani iniziarono a deviare le acque dei fiumi, soprattutto del Giordano, per uso agricolo, la portata del Giordano si è ridotta del 10% rispetto alla sua portata naturale. Inoltre le industrie giordane e israeliane del carbonato di potassio che si trovano nella regione meridionale del mar Morto esasperano la discesa del livello del lago, che si è già abbassato di 27 metri circa.