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Quel funerale civile…che…non ci fu….

Scritto da Don Giuseppe Oliva il 14 maggio 2013
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Si era parlato di funerali civili qualche volta tra amici, nel gruppo, in piazza. Era stato uno dei tanti temi religiosi che spesso costituivano oggetto di confronti culturali, o quasi, all’insegna di reciproca, bonaria provocazione. Quel giorno, però, che si seppe che l’ing. Lorenzo Albati, noto non credente, era morto, si pensò che il funerale civile questa volta ci sarebbe stato davvero e per il paese sarebbe stata  una novità non da poco, un avvenimento dai molti commenti. Si attendeva che dalla famiglia partisse l’annunzio. Ma proprio in famiglia e tra gli amici della famiglia  non c’era concordanza di veduta: c’era chi sosteneva la necessità del funerale civile come segno di rispetto della volontà dell’estinto, e chi, invece riteneva esagerata quella logica così rigida, perchè in casi simili, o quasi, l’atteggiamento della Chiesa non era mai univoco ma molto elastico e diversificato a seconda delle persone considerate in vita e in morte. A un certo punto ci fu chi, intelligentemente fece notare che prima di arrivare a una decisione, che poteva risultare sbagliata, conveniva interpellare il parroco, soprattutto nell’ipotesi del funerale religioso , riguardo al quale è noto che ci sono regole che sanno solo loro, i preti. Se ne convinsero tutti e ci fu subito chi si offerse per andare dal parroco.

La sorpresa
Ma don Augusto Nappi – così si chiamava il parroco – era già sulla porta. Con sorpresa di tutti. E, fatto cenno di voler entrare, si diresse verso la parta dolente per le condoglianze, quindi entrò nella stanza dove il morto era già stato composto su un letto, recitò una preghiera, quindi si girò come per uscire, ma non uscì, perchè, rivolto verso i presenti in modo particolare verso i familiari, disse: sappiamo tutti che l’ingegnere si dichiarava non credente, ateo, e che in questi casi ordinariamente si ritiene che c’è la volontà del rifiuto del funerale religioso. Devo però dire che non sempre una dichiarazione di non credenza, di ateismo, equivale a una scelta definitiva, assoluta.  Certe volte avviene che la stessa persona che si dichiara non credente, atea, mostri anche segni di ricerca , di insoddisfazione, di aspirazione a qualcosa che sa di fede…insomma…voi capite…ci possono essere segni di non fede e segni di fede…perciò se qualcuno fosse a conoscenza di fatti, di circostanze, di parole riguardanti l’ingegnere, tali da mettere in serio dubbio la sua non credenza, il suo ateismo….farebbe bene a parlare….sapete dove sono…E, aggiunta qualche parola di conforto e sincera partecipazione, si mosse per uscire. Ma una voce lo fermò: don Augusto devo dire qualcosa proprio riguardo a questo. Sarei venuta in chiesa per parlarvi ma ora che siete qui, posso dire qui, dinanzi a tutti.

Un poeta…una poesia
Era Rita, una figlia dell’ingegnere, professoressa in un liceo statale, laureata in lettere e filosofia, sposata con figli. Si voltarono tutti, ci fu un po’ di brusio. Poi si fece silenzio mentre la signora Rita si muoveva verso don Augusto, che già si disponeva  all’ascolto. – Mi riferisco a circa due mesi fa – cominciò a dire – avevo accettato di scrivere un articolo-saggio sul poeta Ungaretti per una rivista letteraria.  Di questa mia fatica avevo informato papà e lui si era compiaciuto. Nelle varie fasi di ricerca, di consultazione e di elaborazione mi accorsi che era molto interessato  ai dati biografici del poeta soprattutto a quelli che più umanamente mettevano in evidenza l’uomo Ungaretti. Perciò non mancai di mettere in evidenza che era figlio di emigrati che erano andati in Egitto dalla Toscana  per lavorare nel grande progetto del taglio dell’istmo di Suez; che gli era morto il padre per un incidente sul lavoro quando lui aveva due anni; che la madre era una donna molto religiosa e recitava il rosario ogni sera insieme ai due figli; che lui, Giuseppe Ungaretti, aveva perduto il figlio Antonietto di nove anni per un’appendicite mal curata. Capiva che questi particolari glieli dicevo quasi per rispondere tacitamente ai suoi interrogativi sul male e sul dolore che stavano a monte della sua non credenza. Era come dire: vedi, Ungaretti ha provato il dolore, ha scritto versi molto belli sul dolore, ma è uomo e poeta credente. Seguiva il mio lavoro che cresceva in pagine e si prestava anche ad ascoltare qualche poesia. Ricordo che fu colpito molto da quei versi che stanno alla fine della poesia Mio fiume anche tu..Cristo, pensoso palpito/astro incarnato nell’umane tenebre… Il fatto particolare, però, fu quando una sera gli comunicai che il giorno dopo, in mattinata (era il giorno libero dalle lezioni) mi sarei occupata della poesia La madre, che era una fra le più toccanti e più autobiografiche e nella quale il cattolico Ungaretti è veramente grande.  Volle che gliela leggessi quella sera – Gliela lessi. Notai che gli sarebbe piaciuto riascoltarla. Gliela rilessi con qualche commento. Molto bella, disse. Mi farai sentire quel che scriverai, aggiunse, intanto fammi una fotocopia – Gliela feci – la piegò in quattro e se la mise in tasca – Si avviò per uscire, ma si fermò, si rivolse a me e disse: sai che quella madre di Ungaretti mi fa ricordare tua nonna che recitava il rosario come lei ogni sera? Ci fu una pausa. Poi aggiunse: E se  mi desse la mano anche lei?! Certo, papà, dissi. Usci e notai che l’emozione gli impediva di dire altro…Quella fotocopia è questa…E l’aperse. L’abbiamo trovata nella tasca della giacca di ogni giorno.  -Mamma, posso leggerla io, disse Lucia, una delle figlie – Lesse.

La madre
E il cuore quando d’un ultimo battito
Avrà fatto cadere il muro d’ombra,
Per condurmi, Madre, sino al Signore,
Come una volta mi darai la mano.

In ginocchio, decisa,
sarai una statua davanti all’eterno,
Come già ti vedeva
Quando eri ancora in vita.

Alzerai tremante le vecchie braccia,
Come quando spirasti
Dicendo. Mio Dio, eccomi.

E solo quando m’avrà perdonato
Ti verrà desiderio di guardarmi.
Ricorderai d’avermi atteso tanto,
E avrai negli occhi un rapido sospiro.

La novita’
Ora tacevano tutti. Era evidente la commozione. Qualcuno cercava di nascondere le lacrime. Ruppe il silenzio don Augusto: – E’ quel che può accadere e che è accaduto. Non è una novella a lieto fine.
–   C’è anche una aggiunta del nonno, disse Lucia: Aspettami anche tu, mamma, per darmi la mano.
–    Don Augusto prese il foglio dalla mano di Lucia che era in atto di porgerglielo. Lesse anche lui, poi disse: Molto bene. Tutto ègrazia. Spiegherò tutto in chiesa. Via libera per il funerale religioso.
Ci furono molti e vari commenti ma le parole di don Augusto tolsero ogni equivoco. Nel mistero di una vita e di una coscienza il mistero di Dio può produrre effetti sorprendenti, effetti che, quando sono presi in considerazione, inducono a concludere: C’è un oltre che ci supera ma che agita la nostra mente come una presenza che ci vuole bene.

Nel grande….
Il grande silenzio della notte
sopra il respiro umano e il sonno.
Durante il giorno, nel mulinìo di rifrangenze
il più forte grido è appena un sussurro
sotto l’impenetrabile azzurro.

Il grande tempo indefinibile accompagna
l’umanità come presenza e memoria:
ognuno vive e si racconta
nella sua piccola orbita girando
che nella grande presto si confonde.

Il grande spazio ha la terra rotante
e l’indefinito d’anni-luce e il mistero:
nel breve spazio di vita e di storia
il cielo sembra quello di una stanza
che si dilata e si restringe
come il battito oscuro dell’esistenza.