www.faronotizie.it - Anno XV - n. 167 - Marzo

Nessuno si salva da solo

Scritto da Giuseppe Sola il 14 maggio 2013
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Sono le 6,00 del mattino. Un nuovo  giorno, presto per chi ha un lavoro normale, normale per chi deve iniziare quando gli altri si svegliano. Il corso è deserto quando lo attraverso. Quatto cani per strada, con il loro piscio segnano il confine di un nuovo territorio. Una zona, un pezzo di strada, una piazza che  non ci appartiene più.

Da quel 26 ottobre la nostra vita è cambiata. Abbiamo cercato di esorcizzare la paura, è in parte ci siamo riusciti. Qualcuno ci ha detto che siamo stati un esempio di compostezza, un esempio di civiltà. Fin troppo civile aggiungo. Gente che nel momento del dolore e dello sconforto ha saputo riservare sorrisi e applausi a tutti gli intervenuti. Dai  sindacati, ai politici, alle rappresentanze governative.

Troppo civili o troppo coglioni, se alla data di oggi non è partito un solo intervento pubblico di messa in sicurezza. La legge 100 di certo è di merda e il governo locale di certo non la può modificare. Ma sbagliamo, se releghiamo il ruolo della politica e delle forze che la rappresentano a diventare replicanti della burocrazia prefettizia prima e regionale ora. A difendere norme che non abbiamo mai condiviso.

Il ruolo delle forze politiche tutte, di maggioranza e di opposizione, è quello di ridisegnare un futuro credibile per la nostra popolazione.

Di mettere in campo azioni di forte contestazione nei confronti di chi ha dettato per noi tempi non più accettabili.

Non è più il tempo di esercitare il ruolo che i cittadini hanno assegnato ai partiti con il voto amministrativo.

E’ ora, il tempo della democrazia partecipata e partecipativa. E’ il tempo di fare bene il bene comune, è tempo di stare insieme.

Insieme in un Governo per il futuro.

Se non cogliamo ora questo tempo, i personalismi, gli individualismi, gli egoismi faranno sprofondare la nostra comunità nel tunnel del non ritorno.

Tutto questo ora, perché “nessuno si salva da solo”.

Le prime luci del mattino schiariscono il corso, i lampioni si spengono, la saracinesca del bar che ha resistito all’urto rompe l’irreale silenzio della piazza abbandonata. – buongiorno, – buongiorno, il nostro saluto riecheggia  nell’aria fredda di una primavera che tarda ad arrivare.