www.faronotizie.it - Anno XV - n. 168 - Aprile

SPIGOLATURE

Scritto da Francesco M.T.Tarantino il 1 dicembre 2012
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Mené, Mené, Téchel, U-Parsin

Narra la Bibbia nel libro del profeta Daniele, che a Babilonia, il re Baldassar, figlio di Nabucodonosor, avendo organizzato un banchetto per i suoi amici, bevve del vino e ordinò che fossero portati i vasi d’oro e d’argento, che suo padre aveva preso dal tempio di Gerusalemme, affinché venissero usati per bere, dai suoi amici, dalle sue mogli e dalle sue concubine. Tutti bevvero del vino lodando gli dei d’oro, d’argento, di bronzo, di ferro, di legno e di pietra.
Al cap.5 versetti 5-6 è scritto:
“In quel momento apparvero le dita di una mano d’uomo, che si misero a scrivere, di fronte al candeliere, sull’intonaco della parete del palazzo reale. Il re vide quel pezzo di mano che scriveva. Allora il re cambiò colore e i suoi pensieri lo spaventarono; le giunture dei suoi fianchi si rilassarono e le sue ginocchia cominciarono a sbattere l’una contro l’altra”.

Il re si rivolse agli incantatori, agli astrologi e ai saggi di Babilonia per avere una spiegazione.Nessuno fu in grado di interpretare lo scritto lasciato dalla mano che era comparsa. Si chiamò allora Daniele che fu introdotto alla presenza del re, il quale lo interrogò circa la sua capacità di interpretare lo scritto sul muro. In cambio il re avrebbe ricompensato Daniele con una veste di porpora, una collana d’oro e la nomina a terzo nel governo del regno. Daniele non volle nulla pur leggendo e interpretando lo scritto al re; e iniziò così:
“O re, il Dio altissimo aveva dato regno, grandezza, gloria e maestà a tuo padre Nabucodonosor. Per questa grandezza che Dio gli aveva dato, le genti di ogni popolo, nazione e lingua temevano e tremavano alla sua presenza. Egli faceva morire chi voleva, lasciava in vita chi voleva; innalzava chi voleva, abbassava chi voleva. Ma quando il suo cuore divenne orgoglioso e il suo spirito s’indurì fino a diventare tracotante, il re fu deposto dal suo trono e gli fu tolta la sua gloria; fu scacciato di mezzo agli uomini e il suo cuore divenne simile a quello delle bestie. Abitò con gli asini selvatici, gli fu dato da mangiare erba come ai buoi e il suo corpo fu bagnato dalla rugiada del cielo finché non riconobbe che il regno degli uomini appartiene al Dio altissimo, il quale vi stabilisce sopra chi vuole. E tu, Baldassar, suo figlio, non hai umiliato il tuo cuore, benché tu sapessi tutto questo, ma ti sei innalzato contro il Signore del cielo. Ti sono stati portati i vasi della casa di Dio e in essi avete bevuto tu, i tuoi grandi, le tue mogli e le tue concubine; tu hai lodato gli dei d’argento, d’oro, di bronzo, di ferro, di legno e di pietra, i quali non vedono, non odono e non comprendono, e non hai glorificato il Dio che ha nella sua mano  il tuo soffio vitale, e dal quale dipendono tutte le tue vie. Perciò egli ha mandato quel pezzo di mano che ha tracciato quello scritto. Ecco le parole che sono state scritte: Mené, Mené, Téchel, U-Parsin. Questa è l’interpretazione delle parole:Mené, Dio ha fatto il conto del tuo regno e gli ha posto fine; Techél, tu sei stato pesato con la bilancia e sei stato trovato mancante. Perès, il tuo regno è diviso e dato ai medi  e ai persiani”.
(Cfr. Daniele, cap.5, versetti 18-28).

Quali indicazioni possiamo rilevare dalla lettura di questo brano?

Innanzi tutto la profanazione degli oggetti sacri del tempio di Gerusalemme che servivano per onorare il Dio d’Israele, usati per bere del vino e lodareidoli d’oro, d’argento, di bronzo,di ferro, di legno e di pietra; un uso indegno di cose sante che suscitò la reazione divina e fece sì che una mano scrivesse sul muro parole incomprensibili che agitarono il re fino a terrorizzarlo facendolo tremare. La profanazione e l’uso indegno di ciò che andrebbe rispettato provoca la reazione di chi si sente offeso da un atteggiamento arrogante e tracotante che denota un delirio di onnipotenza.
Nel versetto 8, dello stesso capitolo leggiamo:
“Allora entrarono tutti i saggi del re; ma non furono capaci di leggere lo scritto né di darne l’interpretazione al re”.

Altra indicazione che possiamo ricavare da questo versetto è come la saggezza umana sia ben poca cosa dinanzi all’onniscienza di Dio. Ignorare questo suo particolare attributo svela la miseria umana, la piccineria dell’uomo di fronte al mistero che non può padroneggiare. Infatti il versetto 9 recita:
“Allora il re Baldassar fu preso da grande spavento, cambiò colore e i suoi grandi furono costernati”. 

Eccolo il granduomo! Un re che aveva potere di vita e di morte sui suoi sudditi, diventare un fifone al cospetto delle dita diuna mano d’uomo che si misero a scrivere sull’intonaco della parete per di più in una lingua incomprensibile che gettò il panico tra gli astanti detti “grandi”. E questa è un’altra lezione da imparare: l’arroganza, la tracotanza dei potenti è una maschera sotto la quale si annida la vigliaccheria, la codardia, il basso profilo.Ma dalle parole di Daniele si evince un altro attributo che si riscontra nel cuore dell’uomo “potente”:l’orgoglio il quale indurì lo spirito del re Nabucodonosor che divenne tracotante, al punto che fu deposto dal trono e scacciato di mezzo agli uomini, mangiò l’erba dei campi come le bestie e il suo corpo fu bagnato dalla rugiada. Dovette accadergli tutto questo perché riconoscesse che il regno degli uomini appartiene a Dio e lui lo mette in mano a chi vuole.

Un’altra parola chiave la troviamo rivolta a Baldassar, figlio di Nabucodonosor, al quale Daniele dice: “E tu, Baldassar, suo figlio, non hai umiliato il tuo cuore, benché tu sapessi tutto questo, ma ti sei innalzato contro il Signore del cielo”. La parola è umiliazione, la capacità dell’uomo di sentirsi umile, povero, indegno, che riconosce Dio al di sopra di tutto; di costoro Gesù dirà che sono beati perché di loro è il regno dei cieli. Difficilmente i potenti sono capaci di umiliarsi, riconoscersi inferiori a qualcuno, anzi si innalzano come appunto fece il re Baldassar, il quale, però, si fece sotto dinanzi alle dita di una mano che scriveva. Giacomo nella sua lettera dirà:
Dio resiste ai superbi e dà grazia agli umili” 
(Cfr. Giacomo, cap.4 versetto 6b).

Ma veniamo ora allo scritto che le dita della mano lasciarono sulla parete del palazzo reale: Mené, Mené, Techel, U-Parsin! Contato, contato, pesato e diviso.
Come lo stesso Daniele interpretò lo scritto al re , Mené, Mené, sta per: “Dio ha fatto il conto del tuo regno e gli ha posto fine”; sarebbe a dire: “Il tuo mandato è scaduto e te ne devi andare”.
Téchel: “Tu sei stato pesato con la bilancia e sei stato trovato mancante”. Ogni tuo gesto, ogni tua azione, ogni tua parola è stata pesata e l’insieme del tuo agire è risultato insufficiente ai fini di una tua nomina o rielezione. Bella figura di merda!
Perès: “Il tuo regno è diviso e dato ai Medi e ai Persiani”. Per la tua incuria e la noncuranza per la tua temerarietà e arroganza, per il tuo orgoglio e la tracotanza, per il tuo delirio di onnipotenza, SanPioburgo  va alla deriva e l’un contro l’altro armati  di lucida follia “Siam, come d’autunno, sugli alberi, le foglie”. Complimenti!

Forse sarebbe il caso di meditare sul brano in esame per ricavare l’insegnamento che ci viene proposto dal brano stesso lì dove parla di Nabucodonosor il quale per il suo orgoglio e la sua tracotanza venne deposto dal suo trono e gli fu tolta la sua gloria; fu scacciato di mezzo agli uomini  e il suo cuore divenne simile a quello delle bestie. Ma abitando con gli asini selvatici, mangiando erba e bagnandosi con la rugiada, riconobbe che Dio è colui che dispone e stabilisce il governo degli uomini. E così Nabucodonosor con questo gesto di umiltà venne reintegrato nel suo ruolo di re, a differenza di suo figlio Baldassar, il quale non si umiliò ma con arroganza usò le coppe del tempio di Gerusalemme per dei fini ignobili. Come coloro che credono di essere i padroni del mondo e non hanno rispetto dei beni comuni e li usano per tornaconti personali perché pensano di essere al di sopra della legge.

Il racconto continua e ci dice come finì la storia del re Baldassar così come annunciato da un pezzo di mano che scriveva sul muro del palazzo reale. Leggiamolo ai versetti 30 e 31 del cap.5 di Daniele:
In quella stessa notte Baldassar, re dei Caldei, fu ucciso e Dario il Medo ricevette il regno all’età di sessantadue anni.

Non c’è parola del Signore che vada a vuoto!