www.faronotizie.it - Anno XIV - n. 162 - Ottobre

SPIGOLATURE – Del lavarsene le mani -

Scritto da Francesco M.T.Tarantino il 1 ottobre 2012
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Del rapporto che intercorse tra Ponzio Pilato e Gesù Cristo ne parlano tutti e quattro gli evangeli; ma del lavaggio delle mani di Ponzio Pilato ne parla soltanto il Vangelo di Matteo e lo possiamo leggere nel cap.27, al versi 24-25:

“Pilato, vedendo che non otteneva nulla, ma che si sollevava un tumulto, prese dell’acqua e si lavò le mani in presenza della folla, dicendo: ‹‹Io sono innocente del sangue di questo giusto; pensateci voi››. E tutto il popolo rispose: ‹‹Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli››.

ma il Vangelo di Matteo riporta anche un episodio particolare che possiamo leggere al verso 19:

“Mentre egli (Pilato) sedeva in tribunale, la moglie gli mandò a dire: ‹‹Non aver nulla a che fare con quel giusto, perché oggi ho sofferto molto in sogno per causa sua››.”

Ho citato questo passo per sottolineare la gravità del gesto di Pilato il quale cedette alle insistenze della folla, nonché ai poteri che le stavano dietro, nonostante la sua amata moglie (che lui riamava), l’avesse avvertito di non fare del male a “quel Giusto”; e nonostante egli stesso sapesse che, come recita lo stesso Vangelo al versetto 18:

“Perché egli (Pilato) sapeva che glielo avevano consegnato per invidia.”

C’è un altro episodio citato dal Vangelo di Luca (Cap.23, versetti 7-12) in cui si narra che Pilato:

“Saputo che egli (Gesù) era della giurisdizione di Erode, lo mandò da Erode, che si trovava anch’egli a Gerusalemme in quei giorni. Quando vide Gesù, Erode se ne rallegrò molto, perché da lungo tempo desiderava vederlo, avendo sentito parlare di lui; e sperava di vedergli fare qualche segno miracoloso. Gli rivolse molte domande ma Gesù non gli rispose nulla. Or i capi dei sacerdoti e gli scribi stavano là, accusandolo con veemenza. Erode, con i suoi soldati, dopo averlo vilipeso e schernito, lo vestì di un manto splendido e lo rimandò a Pilato. In quel giorno, Erode e Pilato divennero amici; prima infatti c’era stata inimicizia tra loro.”

Qui è evidente che da parte di Pilato ci fu una strumentalizzazione vera e propria di uno che lui stesso lo riteneva un innocente. Quindi nonostante Pilato non vedesse in Gesù nessuna colpa (lo stesso Vangelo, nello stesso capitolo, al versetto 4, lo narra):

“Pilato disse ai capi dei sacerdoti e alla folla: ‹‹Non trovo nessuna colpa in quest’uomo››”

non perse occasione, per i propri fini personali, di usare un innocente per ingraziarsi le simpatie di uno che era comunque un re che gestiva la sua fetta di potere. Si sa, i potenti se non si fanno la guerra si cercano per meglio sfruttare i popoli e fare affari sulla loro pelle, per sottometterli e umiliarli e crocefiggerli quando proprio danno fastidio. Infatti Gesù parlava di libertà, fraternità, uguaglianza, pensate quanti secoli dopo, altri si batterono e morirono per le stesse cose!

Sempre nel Vangelo di Luca nello stesso cap.23, ai versetti 13-15, leggiamo:

“Pilato, riuniti i capi dei sacerdoti, i magistrati e il popolo, disse loro: ‹‹Avete fatto comparire davanti a me quest’uomo come sovversivo; ed ecco, dopo averlo esaminato in presenza vostra, non ho trovato in lui nessuna delle colpe di cui l’accusate; e neppure Erode, poiché egli lo ha rimandato da noi; ecco egli non ha fatto nulla che sia degno di morte››”.

Ci troviamo di fronte ad un uomo di potere, con il potere di decidere della vita o della morte di una persona nella quale lui stesso non trova nessuna colpa, per di più supportato da un suo collega (Erode), si lascia sopraffare dalla folla aizzata dai capi dei sacerdoti, e lavandosene platealmente le mani lascia che un innocente venga messo a morte e alla morte peggiore, infamante.

Diventa difficile assolvere Pilato in un contesto dove la vigliaccheria l’ha fatta da padrone.

Nel Vangelo di Marco al cap.15, verso14, Pilato di fronte alla folla che gli chiedeva di crocefiggere Gesù, chiede ancora:

“‹‹Ma che male ha fatto?››”

nonostante egli sapesse come recita il verso 10: che gli avevano portato Gesù per invidia. Leggiamolo:

“Perché sapeva che i capi dei sacerdoti glielo avevano consegnato per invidia.”

Il Vangelo di Giovanni, a differenza degli altri, evidenzia un particolare aspetto di Pilato,

si tratta della paura che egli aveva nei confronti di Gesù; lo leggiamo nel cap.19, ai versi 7-8:

“‹‹Noi abbiamo una legge, e secondo questa legge egli deve morire, perché si è fatto figlio di Dio›› Quando Pilato udì questa parola, ebbe ancor più paura; e rientrato nel pretorio, disse a Gesù: ‹‹Di dove sei?›› Ma Gesù non gli rispose. Allora Pilato gli disse: ‹‹Non mi parli? Non sai che ho il potere di liberarti e il potere di crocefiggerti?››   Gesù gli rispose: ‹‹Tu non avresti alcun’autorità su di me, se ciò non ti fosse dato dall’alto; perciò chi mi ha dato nelle tue mani, ha maggior colpa ››.”

Di che cosa aveva paura Pilato? Di condannare un giusto, un innocente, che periva per colpa di un potere compromesso con i romani e con la difesa degli interessi che la casta dei “sacerdoti” aveva accumulato nei secoli e che gli permetteva di esercitare autorità sul popolo. Non dimentichiamo che Gesù in diverse occasioni si era pronunciato contro tale esercizio del potere da parte degli scribi e dei farisei che appunto lo volevano morto. E Pilato si prestò a questo macabro gioco che costò la vita a un innocente, per di più Figlio di Dio. E nonostante la paura Pilato se ne lavò le mani pur sapendo, per sua stessa ammissione che lui “aveva il potere di liberarlo o di crocefiggerlo”.

Qualche versetto prima nel Cap.18, versi 37-38; si può leggere:

“Allora Pilato gli disse: ‹‹Ma dunque sei tu re?›› Gesù rispose: ‹‹Tu lo dici; sono re; io sono nato per questo, e per questo sono venuto nel mondo: per testimoniare della verità. Chiunque è dalla verità ascolta la mia voce››. Pilato gli disse: ‹‹Che cos’è la verità?››. E detto questo, uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro: ‹‹Io non trovo colpa in lui››”.

Eccoci al dunque! Ci troviamo di fronte a un uomo che pur avendo intuito il gioco politico che si celava dietro l’infame condanna di un innocente, non ebbe la forza di contrastare l’arroganza dei Giudei e di assolvere un giusto. Siamo di fronte a un uomo che ebbe paura di cercare la verità, quella Verità che Cristo sarebbe stato felice di spiegargli; ma Pilato non volle conoscerla! Probabilmente perché avrebbe dovuto rinunciare al suo ruolo e forse perdere la vita anch’egli per difendere quella stessa Verità che assolveva Gesù Cristo, perché come lui stesso affermava “non trovava colpa alcuna in lui”.

Lungi da me il condannare chiunque, porto all’attenzione di chiunque che cosa può nascondersi dietro l’ipocrita atteggiamento di sentirsi assolti, lavandosene le mani, da qualunque comportamento vigliacco, e di solito meschino, che pur di non scoprire la verità, ci si rende responsabili di nefandezze che minano la giustizia e la legalità.

Durissimo è il versetto già citato del Vangelo di Matteo, Cap.27, versetto 25:

E tutto il popolo rispose: ‹‹Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli››.”

Che a nessuno venga in mente di mettere in mezzo i figli nelle questioni personali, politiche o religiose. Che nessuno si attiri le maledizioni, anzi possa restare sempre lucido e discernere che le colpe dei padri non devono ricadere sui figli.