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Un calcio al calcio

Scritto da Giuseppe Sola il 1 giugno 2012
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Ricordo con nostalgia le mie figurine panini di qualche decennio fa, Zoff, Riva, Facchetti, Benetti, Scirea, per non far torto a nessuno, e poi come ultimo del mio ricordo più belli legati al calcio c’è il modiale dell’82. Campioni che sentivamo nostri, campioni che non dimenticheremo mai. Circolavano anche allora i soldi, legati alle gambe di quei calciatori, signori dentro e fuori il rettangolo sportivo, che diventavano esempi da imitare per le nuove generazioni. Nel calcio oggi circolano troppi soldi, le società non aspettano più le famiglie che andavano a vedere le partite per far cassa, adesso sono le sponsorizzazioni, i diritti televisivi, le quotazioni in borsa che fanno la differenza. Oggi tutto quello che dovrebbe essere reale come una bella partita di pallone, diventa irreale, falsato. Il risultato è già stato combinato, Ci sono dentro tutti dai dirigenti, all’allenatore, all’ultimo dei calciatori. Il calcio globale, si scommette a Dubai sulle nostre partite, Slavi, ungheresi e inglesi comprano e vendono partite. Pagano i protagonisti che a loro volto scommettono sulla sconfitta della propria squadra. Tutto deludente, decadente. Non c’è bisogno di fermare il calcio, perché comunque è un’azienda che da lavoro a tanti che non hanno mai tirato un calcio a un pallone. C’è solo bisogno di arrestarli, in tutti i sensi. Ogni anno c’è una guerra che senza esclusione di colpi seleziona la classe dominante d’imprenditori e dirigenti che diventano sempre più potenti non per quello che producono con le loro aziende, ma per i successi delle proprie squadre. Notorietà e autorevolezza si acquisiscono con l’onere della direzione in campo regionale e nazionale. Si tessono relazioni importanti per incrementare il proprio potere economico. Quello che capita nel calcio purtroppo sta diventando la regola in quasi tutti i settori della vita nazionale, dove il merito, la competenza, il rispetto della legalità sono valori sempre più negletti. Nonostante tutte queste cose, non si trova di meglio che strapagare i calciatori, oltre ogni limite imposto dalla decenza, di indebitarsi di cavalcare lo sport come strumento per incrementare un potere personale che poi si usa esclusivamente per scopi privati.

E poi ci sono i tifosi, quelli veri. Che aspettavano il campionato, che seguivano la preparazione della propria squadra del cuore, che con il cuore in gola gioivano o soffrivano per un goal se non altro per compensare le frustrazioni di una vita quotidiana sempre più grigia e difficile, ora spero abbiano capito, che non c’è salvezza, non esiste scampo all’imbarbarimento dei costumi nazionali degnamente rappresentati da questa classe dirigente.

 

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