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Disoccupazione creativa

Scritto da Angelo Marino il 1 maggio 2012
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Arte Fiera tenutasi dal 27 al 30 gennaio a Bologna, Salone del Mobile Milano Design Week – ancor di più Fuori Salone – svoltasi nel capoluogo lombardo e Mostra dell’Artigianato appena conclusa a Fortezza da Basso a Firenze. Se è vero che due indizi fanno una prova, la certezza aumenta quando gli esempi concreti diventano tre.

Le manifestazioni sopra citate, che si sono svolte nei primi mesi di questo 2012, hanno raccolto e richiamato migliaia di visitatori da ogni parte del mondo, con una larga affluenza di giovani e giovanissimi.

Arte, design e artigianato hanno richiamato tanto entusiasmo, proposto tante idee e sviluppato tanti progetti, al punto che, prendendone spunto, la strada per combattere la crisi risulterebbe ben evidenziata e perfettamente indicata.

E quale paese se non l’Italia potrebbe seguirla e percorrerla meglio!?

Ivan Illich, scrittore e filosofo austriaco, una trentina di anni, fa scriveva un trattato dal titolo Disoccupazione Creativa nel quale sosteneva e invitava a considerare la disoccupazione come un’opportunità per intraprendere e seguire le proprie ambizioni e velleità artistiche.

La disoccupazione creativa è, secondo il pensatore austriaco, un’opportunità per uscire dalle logiche del mercato, del lavoro e del salario mensile per intraprendere invece quelle attività più soddisfacenti e appaganti che si sono sempre solo sognate.

Seguire le proprie passioni e il desiderio di fare qualcosa per sé o per gli altri, che si tratti di un orto, di qualcosa di artigianale e artistico o di qualche produzione letteraria, è una magnifica strada per costruire una società conviviale. Illich definisce questa società come quella nella quale la modernità è utilizzabile dalla persona integrata con la collettività, e non riservata esclusivamente a un ristretto numero di specialisti. Secondo lo scrittore austriaco, invece, lo strumento moderno dovrebbe essere utilizzato da ciascuno per realizzare le proprie intenzioni. Egli pensa che la crisi planetaria abbia origine proprio nel fallimento del sistema moderno che cerca di sostituire sempre di più la macchina all’uomo.

A dimostrazione delle tesi di Illich, Richard Sennet nel suo libro Insieme mostra come gli ambienti nei quali si sono meglio sviluppati esempi di comunità e democrazia dal basso sono stati i laboratori artistici, artigianali e i workshop. Questo perché il lavorare anima e corpo a stretto contatto con gli altri aiuta a creare e sviluppare progetti concreti e qualitativamente validi, senza cedere alla stupidità e al superfluo.

La realtà odierna e la crisi economica che caratterizza gran parte dei paesi europei dimostrano, a mio avviso in maniera evidente, come una società dove tutti sono sempre più dequalificati e decentrati sia un chiaro fallimento.

La via d’uscita che Arte Fiera, il Salone del Mobile e la Mostra dell’Artigianato ci suggeriscono punta tutto sullo straordinario potenziale che hanno pratiche in cui la gente si realizza, sente di essere utile, sente di possedere un mestiere o un’arte.

Strano che un paese come l’Italia, che ha inventato la qualità del fare e che è riconosciuto come artisticamente e creativamente all’avanguardia, non consideri le potenzialità del fare cose belle, utili e professionalmente appaganti.

L’energia, la gioia, la creatività sono un valore aggiunto sul quale puntare per uscire dalla crisi. Caratteristiche che più di tutti hanno i giovani. Dando spazio ad arti e culture e sfruttando l’entusiasmo giovanile nelle passioni pratiche credo che la crisi possa fare meno paura.

Ma oggi l’Italia ha pianificato il genocidio dei propri giovani costringendoli in ginocchio, allora la crisi economica e sociale deve far timore, eccome.

 

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