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C’era una volta Mormanno

Scritto da Giorgio Rinaldi il 1 maggio 2012
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Partiamo, solo per non appesantire la lettura, dal 1869, anno in cui un gruppo di intellettuali  murmannòli  fondava la Società Filomatica Mormannese e, nel suo seno, la Biblioteca Civica, che aveva già visto la luce, seppur in dimensioni più modeste, ben 150 anni prima.

Nell’anno 1895 entrava in attività una centrale elettrica, gestita dalla S.E.M. (Società Elettrica Mormannese) che assicurava l’illuminazione al Pio Borgo addirittura prima della città di Napoli.

Nel 1916 veniva aperta la Cassa Rurale Cattolica di Mormanno e qualche anno dopo la Banca La Greca, altresì fiduciaria della Banca d’Italia.

Gli antenati godevano del piacere della vista dei primi film al cinema contemporaneamente ai parigini.

Esisteva un “ginestrificio” per la lavorazione delle fibre vegetali e un lanificio per quelle animali.

In piena attività un “maccaronificio”, mentre in gran parte della Penisola la pasta si faceva solo in casa a mani.

Fiorente l’industria boschiva, carbonifera, mineraria (estrazione di bauxite); vivai che fornivano sementi a tutto il circondario; allevamenti di ovini e bovini; concia delle pelli; artigianato rinomato; materiali da costruzione.

Industrie dolciarie e per la lavorazione della cera.

Attorno al 1950 apriva i battenti il Pastificio D’Alessandro, unico in tutta la Calabria e all’avanguardia per la produzione (ancora rimasta ineguagliata la pasta dietetica).

Nello stesso periodo iniziava l’attività un grande mulino a cilindri e poi un biscottificio (SIAD).

Agli inizi del secolo scorso nel Pio Borgo esistevano campi da tennis, una pista per il  pattinaggio artistico, una voliera con uccelli rari, un piccolo zoo.

Tante le associazioni, dal Circolo Cittadino a quello dei Cacciatori, tante le persone di grandissimo spessore intellettuale e culturale.

Tanti i contadini, gli artigiani, gli operai che hanno fatto del Pio Borgo un esempio che ha suscitato ammirazione ovunque i concittadini hanno svolto il proprio lavoro (per un migliore e completo approfondimento si rimanda alle numerose opere del Prof. Gino Paternostro, tra gli altri).

Alle grandi passioni politiche che coinvolgevano tantissima parte della popolazione (ultimo esempio l’indimenticato Collettivo Operai-Studenti) pian piano si è sostituito il nulla, o quasi.

Negli ultimi anni, al di là di meritorie attività di carattere culturale, dal gruppo folkloristico a quello teatrale, da quello per le rievocazioni storiche a “perciavutti”, e qualche altro vagito di divertimento sportivo, sul piano economico e di sviluppo in genere è accaduto veramente poco.

Un provvidenziale ospedale e un consorzio di bonifica, insieme ad altre pochissime attività commerciali e artigianali nonchè quant’altro di impiegatizio, hanno sopperito alle esigenze occupazionali del Pio Borgo.

I “fasti” di una volta sono oggi solo un pio ricordo.

Il paese (come tanti altri, a dire il vero) è in lento, continuo, inesorabile declino.

La prognosi è difficile, perché i sintomi non sono chiari.

Anzi, sono illogici.

Saranno una cinquantina d’anni, grosso modo, che si discute, per esempio, sul come affrontare il problema del traffico nel Pio Borgo.

L’ultimo parto è stata l’installazione di una cartellonistica le cui dimensioni ed il collocamento, oltre ad essere deturpanti ed offensive alla vista (non si dimentichi che il borgo fa parte del Parco Nazionale del Pollino), ricordano le grandi arterie americane, quelle che si snodano dritte per decine di chilometri, per intenderci, che trovi facilmente negli Stati del Nevada, del Texas, della California, che attraversano il deserto di Sonora o in prossimità della frontiera con il Mexico.

Nel Pio Borgo, le cui strade tutte curve sono molto simili al  “catorchiu di li cioti”, per leggerle devi necessariamente fermarti sulla carreggiata e quindi violare il codice della strada, nonchè rischiare di litigare con gli altri automobilisti, perché devi fermarti per almeno 4 o 5 minuti (tempo necessario ad una persona letterata, di buona vista o munita di cannocchiale portatile, di ottimo comprendonio ed esperto di calendari).

Quando pensi di aver capito cosa fare, cioè se puoi proseguire o devi tornare indietro, alla vista di possenti e disorientanti videocamere ti assale il dubbio…

Io, per non avere dubbi, prima di giungere al Pio Borgo chiamo al telefono qualche amico che ha conoscenza diretta dei flussi del traffico locale e gli chiedo se, all’ora    prevista d’arrivo, posso transitare con l’auto per il corso oppure no.

Anni fa fu sperimentato un semaforo, ma non ebbe successo, forse perché non esisteva ancora la “variante”; non erano ancora in uso i “timer” visivi (quelli che ti fanno vedere il tempo di durata residua dei 3 colori); c’era un solo vigile urbano.

Oggi l’ipotesi potrebbe essere riconsiderata, con l’aggiunta di un “radar” per la velocità, giusto per evitare qualche veicolo “imprevisto” in costanza di via libera, o altre soluzioni possono essere ricercate.

Di certi “monumenti” è meglio disfarsene quanto prima possibile, sperando che non ne resti traccia neanche nella memoria.

Non foss’altro per assicurare che della Mormanno d’una volta non tutto s’è perso e che il Pio Borgo ancora qualcosa da dire ce l’ha.

 

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